di Giuliano Longo
Mosca rende noto che al termine dello scambio di prigionieri presenterà una bozza di accordo per raggiungere il cessate il fuoco, posizione che Zelensky giudica inattendibile soprattutto dopo i bombardamenti su Kiev ed altre città ucraine. Senza tuttavia che i media occidentali diano rilievo alle ondate di droni ucraini del giorno precedente su molte città russe.
Nonché il fatto che l’elicottero di Putin in visita martedì sull’oblast liberato di Kursk sarebbe stato più o meno volutamente minacciato da droni ucraini, cui è seguita la notizia, ovviamente non confermata, che missili russi avrebbero colpito centri nevralgici di Kiev, costringendo Zelensky a ritirarsi nel suo bunker sotterraneo.
Anche se l’ obiettivo del Presidente ucraino fosse solo quello di premere su Trump perché non si disimpegni dal conflitto e sull’Europa per una intensificazione degli aiuti militari che ormai urgono a causa della situazione critica del suo esercitoe difficilmente potrà rifiutarsi di consentire nuovi colloqui.
Mentre le condizioni poste da Mosca sono già ampiamente note e i media europei si accendono di sdegno per i recenti bombardamenti, meno chiara è la posizione di Trump che li condanna, ma pare alquanto freddo sul sostegno alla linea dei “volenterosi” europei e l’invio di ulteriori aiuti a Kiev e l’imposizione si nuove sanzioni alla Russia.
Sui campi di battaglia i russi continuano a intensificare le operazioni. Nelle ultime 48 hanno preso la cittadina di Loknya, nella regione ucraina di Sumy, mentre il ministero della Difesa russo ha riferisce la conquista del villaggio di Radkovka, a nord est di Kupyansk, nella regione di Kharkiv al confine con l’oblast russo di Belgorod, dove avrebbe schierato 50 mila militari.
Si va così concretizzando l’obiettivo annunciato Da Putin venerdì scorso di costituire una fascia di sicurezza (cuscinetto) lungo le regioni di confine tra Ucraina e Russia che assicurerebbe ai russi il controllo di territori ucraini per una profondità sufficiente a scongiurare bombardamenti e sconfinamenti negli oblast russi di Belgorod, Bryansk e Kursk, ancora recentemente respinti dai russi.
Tuttavia non è chiaro se queste forze avranno solo il compito di conquistare e presidiare la “fascia di sicurezza” lungo la frontiera in territorio ucraino, oppure se punteranno sulla città di Kharkiv (Kharkov in russo) circondandola.
Da escludere, almeno per ora, l’occupazione vera e propria di una città di quasi un milione di abitanti, la seconda dopo Kiev, che comporterebbe costi enormi e praticamente il crollo del fronte Nord, con tutte le conseguenze politiche a Kiev.
Più a sud, nella regione di Donetsk ancora in parte in mano ucraina, Mosca ha rivendicato la conquista degli insediamenti di Stupochki e Otranoye a pochi chilometri da Chasov Yar.
Ma soprattutto a meno di 6 chilometri dalla periferia della roccaforte ucraina di Kostantinovka, centro industriale la cui caduta aprirebbe la strada alle operazioni contro l’ultima linea di difesa ucraina nella regione di Donetsk, nelle roccaforti di Slavyansk e Kramatorsk.
Un’area questa che si estende su una grande pianura con città trasformate in fortezze e linee difensive che si allargano a diversi insediamenti fino ai villaggi di Raygorodok o Vasyutinsky.
In questa area vi sono anche i impianti industriali utilizzati come depositi di munizioni e postazioni per il tiro di artiglieria e lanciarazzi campali MLRS. Per questo gli analisti militari russi ritengono che la conquista di questi due centri richiederà tempo. .
Più a occidente, a sud ovest di Pokrovsk alla cui periferia meridionale sono già arrivati, i russi hanno conquistato Bondanivka e raggiunto per la prima volta il confine con la regione di Dnipropetrovsk, in un’area da cui gli ucraini hanno iniziato nei giorni scorsi a evacuare i civili di numerosi insediamenti.
Mosca sta anche intensificando i bombardamenti in profondità con missili da crociera, balistici e droni su diverse aree. Nel settore di Kiev sarebbe stato colpito il complesso aeronautico Antonov (già noto ai Tempi della Unione Sovietica per la costruzione degli omonimi aerei) che oggi produce missili e droni per Kiev.
Secondo il Ministero della Difesa russo nel mirino degli attacchi condotti con missili Iskander e droni Geran-2 la notte tra il 23 e il 24 maggio c’erano anche un centro per la guerra elettronica e una postazione di missili Patriot.
Nel sud il porto di Odessa sarebbe stato invece colpito il 23 maggio con diversi missili Iskander-M diretti contro una nave portacontainer che trasportava forniture militari. Fonti russe riportano che sono stati colpiti circa cento container “con carico militare, inclusi veicoli aerei e di superficie senza pilota e munizioni.
Come ammettono i comandi ucraini, gli Iskander sono in grado di colpire obiettivi a oltre 400 chilometri e il capo della comunicazione del Comando dell’Aeronautica Ucraina, ha riferito che l’aggiornamento di questi missili russi rende meno efficaci i sistemi antiaerei ucraini inclusi i Patriot.
In questa situazione che i media occidentali riferiscono per lo più “di stallo”, analisti militari anche americani non escludono il rischio di un collasso militare ucraino. La scorsa settimana il New Tork Times riferiva che i russi avevano già conquistato quasi 3000 chilometri quadrati di territorio ucraino negli ultimi 16 mesi.
Inoltre l’articolo avvertiva che le perdite ucraine avrebbero potuto avere conseguenze catastrofiche poiché nelle guerre di logoramento anche i piccoli progressi possono preparare una svolta.
Non è realistico pensare che Zelensky e i suoi sostenitori europei possano continuare a combattere all’infinito, senza che una rottura delle linee possa avvenire. Tanto più che una volta esaurito il pacchetto di aiuti stanziati da Biden last minute prima della sua sconfitta elettorale, quelli europei non sono sufficienti. Decisive quindi saranno le decisioni di Trump.
Ma anche se il presidente americano li ripristinasse e imponesse ulteriori sanzioni a Putin, non è detto che la situazione militare in campo si ribalterebbe.
Già la Russia, come la Nato, si sta già rinforzando militarmente sul fronte baltico (come già pubblicato da ORE12) in previsione di un possibile scontro militare adombrato da baltici e “volenterosi”. Una ipotesi accolta con scetticismo o timore da altri Paesi europei, pur decisi come l’Italia, a potenziare la propria Difesa.
In questo contesto del rafforzamento di Mosca non va sottovalutato l’aiuto della Corea del Nord che ha già contribuito alla liberazione dell’Oblast di Kursk e il sostegno economico indirettamente militare della Cina, ribadito nel corso delle celebrazioni moscovite del “giorno della vittoria”.
In conclusione val la pena citare la rivista militare americana 9fortyfive secondo la quale “l’unica cosa che abbia senso a questo punto, sia a livello militare che diplomatico, è riconoscere la sgradevole verità: non esiste una via per il successo ucraino. L’Occidente nel suo complesso non ha la capacità né la leva per costringere la Russia a fare concessioni. Se continuiamo a credere che parole forti fermeranno le forze armate russe, rendiamo inconsapevolmente più probabile lo scenario da incubo per Kiev e Bruxelles: la sconfitta militare di Kiev”.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.10
