Esteri

La lettera di Tesla a Trump: “i dazi mettono in difficoltà l’auto elettrica”

di Andrea Maldi

L’altro ieri è stata recapita una lettera anonima da parte di Tesla al rappresentante per il commercio americano Jamieson Greer. Nell’epistola vengono esplicitate le recriminazioni contro la politica dei dazi di Donald Trump: “…Per esempio le passate azioni commerciali degli Stati Uniti hanno provocato reazioni immediate da parte dei paesi presi di mira, tra cui tariffe aumentate sui veicoli elettrici importati in quei paesi. Anche Tesla è vulnerabile a potenziali mosse di ritorsione da parte di altri Paesi in seguito all’intensificarsi dello scontro commerciale innescato dai dazi Usa” si legge nella missiva. Secondo una fonte interna la comunicazione non riporta nessuna firma in quanto, a seguito delle politiche di taglio delle spese del Tycoon messe in pratica dal Doge, serpeggia il timore di essere licenziati.

La lettera rispecchia la preoccupazione di molte aziende americane dalla guerra dei dazi di Trump, infatti questi potrebbero aumentare i costi di produzione dei veicoli negli Usa e renderli meno competitivi quando vengono esportati all’estero.

 

Tesla, il cui patron è il miliardario Elon Musk e primo sostenitore di Donald Trump,  sollecita anche lo Studio Ovale a tentare di evitare di rendere più costosa l’importazione di litio e cobalto (e altri minerali estraibili) che mancano negli Stati Uniti. Il colosso dell’elettrico infatti sta passando un periodo di recessione, dal gennaio di quest’anno le azioni in borsa hanno perso più del 40% e l’attesa per il nuovo prototipo Model Y, che ha appena debuttato sul mercato, non è sufficiente a ripianare il deficit.

A febbraio in Cina, dove è forte la concorrenza sull’elettrico, le vendite sono crollate del 49%, mentre in Germania del 76%, in Francia del 45% e in Svezia del 42%.

 

Tuttavia una boccata di ossigeno per Tesla potrebbe arrivare da Israele. Lo stato ebraico ha chiesto al colosso dell’energia rinnovabile di proporre un’offerta per fornire autovetture elettriche ai funzionari pubblici.

L’apprensione per i dazi comincia a diffondersi anche tra commercianti, rivenditori e gestori di attività di somministrazione di alcolici  statunitensi, che temono la stangata dazi al 200% su champagne, vini e alcolici europei minacciata da Trump.

“Una tariffa del 200% sul vino importato distruggerebbe le aziende statunitensi, i dazi farebbero un danno economico significativamente maggiore qui negli Stati Uniti rispetto all’Europa… il rischio è di chiudere o di licenziamenti di massa” ha affermato Ben Aneff, presidente della U.S. Wine Trade Alliance.

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