Esteri

La nuova “guerra fredda” potrebbe anche passare dai cavi sottomarini europei

di Giuliano Longo

La guardia costiera finlandese  è sempre più alla ricerca di petroliere pronte a compiere sabotaggi, avvalendosi decine di radar e telecamere, numerose motovedette, una flotta di aerei ed elicotteri, tutti schierati per setacciare un tratto di mare  baltico grande almeno quanto la Lombardia.

Stanno cercando di individuare comportamenti sospetti che potrebbero mettere a repentaglio i cavi sottomarini che portano Internet ed energia elettrica agli europei, dopo i 2 recenti incidenti nel solo Golfo di Finlandia e gli 11 e dal 2022 almeno 6 presunti sabotaggi con 11 cavi sottomarini noti rimossi dal 2023 nel Mar Baltico .

Il danno non ha sconvolto la società. Le luci sono rimaste accese; il Wi-Fi ha funzionato ancora, ma le preoccupazioni sono aumentate soprattutto ora che l’Europa ha scelto la linea del riarmo e il sostegno a Kiev “sino alla vittoria”. I cavi, sepolti mezzo metro sotto il fondale marino, sono costruiti per durare 40 anni e resistere alla pesca a strascico, ma non al colpo diretto di un’ancora.

E’ poi evidente che in Ucraina i russi stanno combattendo una guerra parallela per la distruzione sistematica degli impianti elettrici, cui corrispondono, ma non in egual misura, gi attacchi ucraini alle raffinerie e se  ci fossero riusciti a Kursk, anche alle loro centrali nucleari.

Finora, le autorità non sono riuscite a dimostrare che Mosca sia dietro a questi incidenti, ma una ipotesi di questo tipo è da tempo allo studio dei centri strategici NATO della quale Svezia e Finlandia, insieme a Norvegia Danimarca, Polonia e Paesi Baltici, fanno già parte.

Tuttavia occorre stare attenti a generare il panico con notizie mai accertate poiché il rumore di un danno anche minimo contribuisce ad alimentare l’insicurezza occidentale e a diffondere l’idea improbabile  che Mosca potrebbe stravolgere la vita quotidiana degli europei. Memtr è invece evidente che  le acque europee sono diventate un nuovo fronte nella Guerra Fredda Europa- Russia.

L’UE e la NATO stanno predisponendo  piani per acquistare cavi e droni di riserva e rafforzare la sorveglianza militare. Eppure nel settembre del 2022 il buon esempio lo hanno dato proprio gli ucraini sostenuti dai servizi segreti di USA e Nato facendo saltare in aria i gasdotti Nord Stream tra Russia e Germania.  

 

Da allora gli incidenti nel Mar Baltico sono cresciuti colpendo i collegamenti di telecomunicazioni, gas ed elettricità che collegano Svezia, Finlandia, Germania, Lettonia ed Estonia. Solo poche settimane fa, un cavo di comunicazione che collega Berlino ed Helsinki è stato nuovamente danneggiato al largo della costa svedese.

Tali presunti sabotaggi sono semplici da realizzare: basta gettare un’ancora al punto giusto nel Mar Baltico la cui profondità media è di soli 52 con il  Golfo di Finlandia a 38 metri, a fronte del Mediterraneo i suoi 1.500 metri. Inoltre i cavi dati sottomarini, che trasportano e-mail, messaggi WhatsApp e riunioni Zoom in tutto il mondo, sono larghi all’incirca quanto un braccio.

Invece i  collegamenti elettrici sottomarini, che collegano entrambi i paesi e le turbine eoliche offshore, sono realizzati per resistere al duro ambiente sottomarino e sono larghi anche mezzo metro  protetti da strati di isolamento e acciaio.

 

Basta un colpo d’àncora come è accaduto nel dicembre scorso quado la Eagle S ha trascinato l’ancora per 100 chilometri fino a tagliare diversi cavi vicino alla Finlandia. Una volta recisi, i cavi sono difficili da riparare e le navi di riparazione sono  solo 80 in tutto il mondo, mentre le riparazioni dei cavi possono richiedere almeno  due settimane per i cavi dati e “molti mesi” per i cavi di alimentazione, a un prezzo fra i 5 e i 150 milioni di euro.

Circa il 15% del traffico marittimo mondiale si muove attraverso il Mar Baltico, che si estende per quasi 400.000 chilometri quadrati, più grande della Germania. Pertanto sciami  di droni, radar e marinai non possono individuare tutti gli eventuali sabotatori.

Finora, l’intelligence occidentale suggerisce che alcuni degli incidenti sono stati accidentali, ma alcuni dubbi sono stati sollevati quando si tratta del naviglio di alleati della Russia, come la petroliera Yi Peng 3 registrata in Cina che ha reciso due cavi sottomarini lo scorso novembre.  In ogni caso, secondo l’ International Institute for Strategic Studies, Mosca ama sfruttare l’incertezza.

Finora, il vandalismo via mare ha causato interruzioni limitate. La rete elettrica dell’UE è tra le meglio connesse al mondo e le aziende costruiscono collegamenti oltre ogni limite per limitare il rischio di carenze di approvvigionamento.

Tuttavia, nel 2024 la “tigre Estone” ha avuto un assaggio di cosa potrebbe accadere  quando problemi tecnici di un cavo hanno causato un aumento del 10% delle bollette energetiche. Le ripercussioni potrebbero quindi aumentare se gli attacchi si diffondessero altrove in Europa, soprattutto mentre gli Stati Uniti procedessero loro disimpegno nei confronti dei Paesi Europei.

Le isole dell’UE sono le più esposte. L’Irlanda è una di queste, con i suoi limitati collegamenti elettrici con il continente e meno capace di monitorare i sabotaggi perché non ha né sottomarini né radar militari e non fa parte dell’alleanza militare NATO. Anche Malta ha un solo collegamento elettrico sottomarino che fornisce il 25 dell’energia dell’isola.

Fra le altre ipotesi di “Guerra Fredda” dei cervelloni Nato, c’è la possibilità che Mosca programmi una interruzione del gas in concomitanza con la rottura di cavi del gasdotto in inverno, che  potrebbe determinare una grave crisi energetica (oltre a quella già in atto) con prezzi del gas alle stelle.

Tuttavia le tensioni non riguardano solo la Russia. Trump sta scuotendo il concetto stesso di difesa occidentale collettiva e coordinata. Le ferree assicurazioni USA del loro sostegno militare agli europei aggrediti vanno sfumandosi e proprio il mese scorso, l’agenzia Reuters riferiva   che gli Stati Uniti avevano abbandonato lo sforzo congiunto con l’Europa per contrastare eventuali  sabotaggi  e la disinformacja russi.

L’Europa fa ancora affidamento sulle grandi  capacità di sorveglianza degli Stati Uniti, ma proprio il sabotaggio  del Nord Stream ha dimostrato  che i paesi occidentali avevano chiaramente un deficit in termini di monitoraggio di questa infrastruttura.  Almeno quelli che non hanno partecipato direttamente al sabotaggio, fra i quali la Germania che ha pagato il prezzo energetico più alto.

A gennaio, la NATO ha annunciato che avrebbe schierato fregate, aerei da pattugliamento marittimo e una flotta di droni navali per monitorare la regione come parte di un nuovo programma “Baltic Sentry” istituendo  un nuovo centro marittimo  per tracciare le vulnerabilità delle infrastrutture critiche.

L’UE a febbraio ha dichiarato che avrebbe speso altri 540 milioni di euro per nuove infrastrutture entro il 2027, compresi i collegamenti sottomarini per proteggere i cavi essenziali e prevede di acquistare imbarcazioni di riparazione e di acquistare altri cavi di riserva. .

Anche i paesi che si affacciano sul Mar Baltico si stanno muovendo. La Finlandia considera la protezione delle infrastrutture energetiche come parte della sua pianificazione di difesa.

Estonia e Lituania si stanno lambiccando il cervello per delle leggi  che consentano il sequestro di imbarcazioni che minacciano infrastrutture critiche al di fuori delle loro acque territoriali. E

Il Regno Unito ha lanciato un programma di intelligenza artificiale che valuta i rischi delle petroliere attraverso dati disponibili al pubblico sui movimenti delle navi.

Ma secondo il diritto internazionale, i paesi hanno pochi poteri per sequestrare imbarcazioni sospette al di fuori delle loro acque territoriali, ovvero entro 12 miglia nautiche dalle loro coste. Oltre quella zona, una nave ha il diritto legale al “passaggio inoffensivo” ed è soggetta alle leggi del paese in cui è registrata, il cosiddetto stato di bandiera.

Quindi a conti fatti, a meno che non si decida di stravolgere il diritto di navigazione con conseguenze imprevedibili, non esiste un meccanismo di controllo che obblighino gli stati di bandiera, spesso lontani e con legami diplomatici poco stretti con i paesi occidentali, ad agire contro le imbarcazioni sospette.

Ne è un esempio lampante proprio la Yi Peng 3 che nonostante le proteste  Svezia e Danimarca, Pechino ha rifiutato  alle autorità locali di condurre un’indagine completa sulla nave.

 

In conclusione l’Europa e i Paesi nordici vanno estendendo i controlli e le misure di prevenzione per quanto possibili anche con le più sofisticate tecnologie, ma il sabotaggio ai cavi sottomarini è solo un esempio dei guai che una estesa guerra contro le risorse energetiche e della comunicazione europee potrebbe causare.

Prevenire i sabotaggi è legittimo, ma prepararsi anche solo ad una guerra ibrida di questo genere, magari senza il sostegno di Washington, è altra cosa. Soprattutto se l’avversario russo, ormai già individuato come il nemico da temere se non da battere, non se ne sta con le mani in mano.

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