La guerra di Putin

La politica estera UE in mano ai piccoli aggressivi  Paesi Baltici   

 

La guerra in Ucraina sembra aver cambiato i rapporti di forza anche all’interno della UE privilegiando le nazioni più aggressive contro Mosca.  La Commissione che sta nascendo sulla falsariga di quella precedente per obiettivi e programmi, appare molto meno autorevole proprio grazie ai commissari che ne fanno parte, di modestissima levatura politica.

I baltici storicamente e radicalmente russofobi

In compenso questi politici provengono da paesi che non vedono l’ora di menare le mani con la Russia, certo non con le loro minuscole forze armate, ma con quelle della Nato e se possibile degli Stati Uniti Un bellicismo che contraddice le difficoltà dell’Europa che oggi non è certo più forte degli iniizi del 2022..

Ma è anche e soprattutto un bellicismo che stona con il pessimo andamento del conflitto per Kiev sul quale Ursula  molti paesi europei vogliono chiudere gli occhi.

Non si spiega diversamente il rilievo attribuito alle tre repubbliche baltiche, piccole e di scarso peso militare, politico ed economico ma che primeggiano nella viscerale russofobia che ha la sua ragione storica nella dominazione sovietica.

Rancore che comunque non giustifica la persecuzione delle minoranze russe in quei paese che in Estonia addirittura 320mila in Estonia su una popolazione di un milione e trecentomila residenti. Discriminazione sulla quale la UE ha anche chiuso due occhi per le popolazioni russofone, maggioritarie, di Crimea, Donbass e Donetsk, e le stesse minoranze anche religiose presenti in Ucraina.

I politici baltici nei dicasteri chiave della UE

Veniamo quindi ai titolari di questi importanti incarichi. Il lettone Valdis Dombrovskis è stato riconfermato commissario all’Economia e Produttività, per il rappresentante una nazione il cui PIL nel 2024 ha raggiunto i 46 miliardi di euro, più o meno come le Marche.

Lui si è premurato di far sapere che le sue priorità sono quelle di mobilitare a favore dell’Ucraina fino a 35 miliardi di euro del nuovo pacchetto macrofinanziario e fino a 45 sotto forma di prestiti concordati in ambito G7. Ribadendo  che “la questione della confisca dei beni russi congelati non si discute” anche se per ora ci si limita furbescamente agli interessi che da questi derivano.

La politica estera e di sicurezza europea sarà presto in mano all’Alto commissario ed ex premier estone Kaja Kallas che sostituirà Josep Borrell. Kallas è nota per la sua ossessiva  ostilità alla Russia di cui ha auspicato il tracollo e la sua suddivisione in repubbliche in guerra tra loro.

Intenzione a dir poco imprudente che non tiene in considerazione  i gravissimi rischi per la sicurezza globale anche solo derivanti dallo  sfaldamento di una potenza nucleare che dispone di 6.500 testate atomiche nell’anarchia.

Il commissario alla Difesa e Spazio (nuovo incarico voluto dalla von der Leyen) Andrius Kubilius, ex premier lituano, è un noto falco sia nei confronti di Mosca che di Pechino. Da parlamentare europeo, Kubilius ha proposto agli alleati di contribuire con lo 0,25% del PIL allo sforzo bellico di Kiev facendo pagare a Mosca il conto della futura ricostruzione.

Il suo incarico è legato  agli sforzi per sviluppare l’industria della Difesa europea, settore produttivo in cui la Lituania non esprime alcun potenziale, ma ha appena siglato un accordo milionario con la statunitense Northrop Grumman., che non vende gelati ma produce armi

Che cosa contano i baltici in termini militari ed economici?

E’ poco dire che la UE  su temi strategici quali politica estera, di sicurezza e difesa dagli esponenti di tre nazioni irrilevanti.  L’aspetto più preoccupante è che incarichi così delicati, specie in tempo di guerra in Europa, vengano affidati dalla Commissione von der Leyen 2 a esponenti così sbilanciati e al tempo stesso espressione di nazioni marginali.

Estonia, Lettonia e Lituaniain termini di PIL rappresentano congiuntamente  (165 miliardi di euro quest’anno, meno del Veneto e pari allo 0,9% di quello della UE e che che la loro superficie complessiva è pari a 175mila chilometri quadrati, cioè 1/24mo della UE e la loro popolazione  1/75mo di quella dell’Unione.

Militarmente le tre repubbliche baltiche insieme dispongono di 21 mila militari con modestissime capacità di combattimento terrestri e nessuna navale e aerea, tanto che  (i cieli baltici vengono difesi a turno dai partner NATO, con una  una spesa complessiva nel 2024 di 4,5 miliardi di euro.

Estonia, Lettonia e Lituania, insieme alla Polonia,hanno già fatto sapere che chiederanno finanziamenti dalla UE per costruire una rete di fortificazioni lungo i confini con la Russia e la Bielorussia già definita “Linea di difesa baltica” o “Scudo Orientale”..

L’Estonia prevede di costruire nei prossimi anni fino a 600 bunker lungo i 333 chilometri di confine con la Russia, per un costo stimato di 60 milioni di euro, la Polonia punta su una linea di difesa operativa nel 2028 al costo di circa 2,3 miliardi di euro mentre il costo in Lituania dovrebbe raggiungere i 300 milioni di euro.

Conclusione

Se  i baltici hanno tanto a cuore la “guerra santa”contro la Russia  non possono pretendere di combatterla con i mezzi (uso un eufemismo) altrui. Come si spiegano allora queste scelte di Ursula?   Chiaramente nell’approccio ostile verso Mosca e l’idea di una prosecuzione sine die del conflitto ucraino, pilotata dagli Stati Uniti.

Balthazar

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.23

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