Esteri

La vera questione non è solo l’Ucraina, ma riguarda il confronto NATO e Russia

 

di Giuliano Longo

 

Finché  Zelenskyj sarà presidente dell’Ucraina un accordo di pace tra Russia e Ucraina è una perdita di tempo e di sforzi. Il presidente ucraino è congelato in una posizione inamovibile poiché il suo sostegno interno e la sua sopravvivenza sono legati ai nazionalisti ucraini che si oppongono a qualsiasi concessione alla Russia. Combatteremo sino  all’ultimo ucraino!

 

Al momento è abbastanza evidente che l’Ucraina non può vincere la guerra per mancanza di uomini e potenza di fuoco tale da respingere i russi dai territori occupati. La recente controffensiva ucraina che dura da 4  mesi non ha prodotto risultati apprezzabili con un notevole dispendio di uomini e mezzi.

 

Di qui l’uovo di Colombo Zelnsky , ispirato dagliStati Uniti , che annuncia un’altra offensiva per attraversare il fiume Dnepr nella zona di Kherson con la speranza di bloccare l’accesso terrestre della Russia alla Crimea.

 

Questa offensiva potrebbe includere  anche un attacco per la ri-conquista della  centrale di Zaphorize con la tetra prospettiva  di creare un incidente nucleare di cui la propaganda ucraina darà la colpa alla Russia.

 

L’offensiva invernale si basa sulla ipotesi che, una volta resi impraticabili i campi per la pioggia, la neve e i freddo, la fanteria ucraina possa procedere su strade asfaltate e sopravvivere al fuoco della artiglieria russa.

 

La Russia manterrà comunque il dominio aereo sul campo di battaglia, anche se il Regno Unito sta trasferendo gli aerei Typhoon Eurofighter in Polonia, che potrebbero essere distaccati in Ucraina, mentre gli F-16 promessi forse non arriveranno in tempo. I piloti ucraini non sono addestrati sui Typhoon il che presuppone che potrebbero venir gestiti da piloti britannici e avere sede fuori dall’Ucraina.

 

L’impiego di questi aerei è strettamente legato alla proposta del nuovo ministro della Difesa Grant Shapps, di inviare truppe britanniche in Ucrainaper addestrare meglio quelle ucraine sul posto in situ aiutandole  nella offensiva attuale e quella nuova pianificata per il Dnepr e Zaphorize.

 

Shapps ha inoltre proposto di assumere un ruolo navale attivo nel Mar Nero contro la Russia e la Gran Bretagna sta già pianificando di inviare navi della sua flotta  per ripulire le mine  depositate dai russi in quel mare.

 

L’introduzione di truppe britanniche in uniforme in Ucraina verrebbe quasi certamente considerata dai russi come un casus belli con l’espansione della guerra ucraina in Europa. Al momento il primo ministro britannico Rishi Sunak ha respinto la proposta di Shapps di inviare truppe in uniforme, ma non ha affrontato né il possibile dispiegamento dei Typhoon né il sostegno navale britannico all’Ucraina nel Mar Nero.

 

In risposta agli sforzi statunitensi ed europei di spostare la produzione di materiale bellico direttamente  in Ucraina, la Russia ha effettuato almeno cinque attacchi separati il 1° ottobre, distruggendo depositi militari ucraini, siti di ammodernamento e manutenzione e complessi di produzione.

 

Ma  per Kiev si delinea lo scontro politico  fra l’attuale comandante in capo dell’esercito, il generale Valerii Zaluzhny,che si oppone ai piani per l’offensiva sul Dnepr promossi da Zelensky e Washington.

 

L’opposizione del generale deriva anche dal fatto  l’Ucraina non è riuscita nemmeno lontanamente ad arruolare un numero sufficiente di uomini e donne  a causa di una resistenza dell’opinione pubblica che inizia a serpeggiare. Se ne deduce che  Il licenziamento dei reclutatori non sia  avvenuto a causa della corruzione (anche se probabilmente c’era), ma degli scarsi risultati del reclutamento.

 

Fra l’altro va segnalato che l’ufficio di corrispondenza della BBC a Kiev riportache l’Ufficio investigativo statale ucraino (DBR)e l’agenzia di intelligence nazionale SBUavrebbero avviato un’indagine penale contro Zaluzhny per il fallimento della recente controffensiva nel sud. Questa indagine non potrebbe avvenire senza il sostegno di Zelenskyj che ha insediato i suoi fedelissimi nella SBU che fra l’altro, arresta anche gli oppositori.

 

Ma senza sopravvalutare i contrasti fra Zelensky e i suoi generali che per ora sono solo voci, il vero problema è se  Russia e NATO riusciranno a raggiungere un accordo, non solo sull’Ucraina, ma si tutta l’architettura di sicurezza in Europa.

 

I leader  del Cremlino credono che, con l’espansione della NATO, dopo le basi militari seguirà il trasferimento delle capacità nucleari in prima linea. Mosca sta cercando quindi di frenare l’espansione della NATO, cosa che non è neanche lontanamente possibile.

 

Un modo per compensare le minacce offensive percepite e potenzialmente negoziabile potrebbe essere un accordo  sulla falsa riga di quelli  sul controllo degli armamenti che non sono più rilevanti o sono stati abbandonati.

 

In particolare l’accordo sulla forza nucleare a raggio intermedio (INF) del 1987, cancellato dall’amministrazione Trump all’inizio del 2019. Gli Stati Uniti allora denunciarono l’accordo per la “non conformità della Russia”, ma alcuni pensano sia stato cancellato perché impediva agli Stati Uniti di competere con le armi nucleari cinesi a raggio intermedio. Tant’è vero che la Cina non ha mai fatto parte dell’INF e si è fermamente opposta all’adesione a qualsiasi accordo serio sulla limitazione delle armi.

 

L’Ucraina non può continuare a combattere a lungo senza il sostegno della NATO. In apparenza, visti costanti pellegrinaggi a Kiev dei politici dell’UE e degli Stati Uniti, si potrebbe supporre che l’Ucraina continuerà a ricevere un aiuto illimitato dalla NATO e da Washington. Ma anche solo  solo per ragioni strutturali (ad esempio la mancanza di approvvigionamento), difficilmente potrà venir garantito “whatever it takes” l’attuale supporto, mentre  una certa stanchezza va diffondendosi fra l’opinione pubblica del Vecchi Continente.

 

In particola in  Germania, che era la potenza industriale d’Europa, che sta soffrendo economicamente in gran parte perché non dispone di sufficienti forniture di energia a basso costo, principalmente di gas russo. Prima o poi i tedeschi dovranno affrontare il loro futuro economico e politico, probabilmente prima.

 

La prospettiva di una guerra più ampia comincia a farsi strada anche nella coscienza dei leader europei, se non negli Stati Uniti. Ma improbabile che l’amministrazione Biden volti pagina e apra la porta alla diplomazia, la situazione potrebbe cambiare se l’Ucraina dovesse subire ulteriori battute d’arresto militari o peggio, per una crisi interna al suo sistema politico. 

 

Zelenskyj è incastrato in una situazione dalla quale non può uscire, Biden è in corsa per le elezioni e vuole evitare di essere accusato di un’altra catastrofe dopo l’Afghanistan. E l’Europa? Non pare conti molto in questa partita se non prosciugando i suoi arsenali e magari anche le sue casse in futuro.

 

Nella foto la nuova sede Nato a Bruxelles

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