Economia e Lavoro

L’allarme di Patuelli (Abi): “Non è la solita guerra”

 

Quella cui assistiamo ora “non è l’ennesima guerra mediorientale, ma è una guerra molto più grave”. Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, intervenendo a una tavola rotonda al 130mo Consiglio nazionale Fabi, a Milano.”Il rischio è molto più elevato e le vite umane che si perdono non si contano e gli effetti economici si vedono ora”, sottolinea Patuelli. “Quando inizia la guerra è come finire in un buco nero. Dobbiamo essere consapevoli dei rischi che ci sono”. I timori di Patuelli sono condivisi anche dall’’Fmi: La guerra in Iran “potrebbe avere un impatto significativo sull’economia globale”. E’ l’opinione di Dan Katz, vicedirettore generale del Fondo Monetario Internazionale, scoltato dal New York Times. Katz, che è stato assistente del segretario al Tesoro americano Scott Bessent, ha sottolineato il fattore dei prezzi dell’energia, i danni alle infrastrutture e la perdita di turismo. Ma è “troppo presto” per valutare le potenziali ricadute economiche globali, ha affermato. Ma andiamo a vedere nel dettaglio la presa di posizione di Patuelli: Rischio choc finanziario dopo l’operazione lanciata da Usa e Israele contro l’Iran che sta infiammando il Medio Oriente e i mercati globali. A mettere in guardia è il presidente dell’Abi Antonio Patuelli dal palco della tavola rotonda ‘Il futuro delle banche italiane’ in occasione del Consiglio Fabi. Corre il prezzo del petrolio e del gas. Le Borse sono in rosso con i settori assicurativo, aeronautico, immobiliare, del turismo e della catena di fornitura energetica sollecitati dall’incertezza sulle dimensioni e la durata del conflitto mediorientale. E il comparto del credito che di fronte alle paure per le prospettive economiche globali accusa in modo particolare i contraccolpi.

Per il numero uno dell’Abi quella cui assistiamo ora “non è l’ennesima guerra mediorientale, ma è una guerra molto più grave. Il rischio è molto più elevato e le vite umane che si perdono non si contano e gli effetti economici si vedono ora”. “Quando inizia la guerra è come finire in un buco nero. Dobbiamo essere consapevoli dei rischi che ci sono”, è il monito (e la preoccupazione) di Patuelli. “Spero solo – dice – che questa guerra finisca, prima per ragioni umanitarie, poi per ragioni economiche. Se le borse vanno giù a precipizio, come fanno da qualche giorno, la gestione del risparmio non si fa. Vogliamo vedere risolta questa vicenda della guerra, il problema del costo della energia oggi è moltiplicato”. Perché – avverte il presidente della Associazione bancaria italiana davanti a 1.800 dirigenti sindacali della Fabi – questa crisi mediorientale gravissima costa su imprese, servizi e banche”. E per il banchiere “ci sono dei rischi di stabilità economica e finanziaria da non sottovalutare già da subito”.

A parlare di sistema bancario naturalmente è stato anche il padrone di casa, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nella relazione che ha aperto i lavori del 130° Consiglio nazionale del sindacato in corso a Milano sino al 5 marzo. “Dal 2022 al 2025, il settore bancario in Italia ha accumulato utili per oltre 110 miliardi di euro. – rimarca il leader del sindacato dei bancari.- Solo l’anno scorso, pur con i tassi in discesa, le prime cinque banche hanno chiuso con 27 miliardi di utile, in crescita del 16% rispetto all’anno precedente”. Però – fa notare Sileoni – “questi grandi profitti non rimangono in banca come riserva per il futuro. Il capitale è solido in tutto il sistema, le sofferenze ai minimi storici. E allora gli utili finiscono per il 70/80% in tasca agli azionisti. Enormi dividendi che vanno per lo più ai grandi fondi internazionali”. Per il leader della Fabi “stiamo assistendo ad una finanziarizzazione spinta del nostro settore: si lavora solo per far salire i titoli in borsa e per pagare cedole sempre più alte. In tutto questo, talvolta, si dimentica il ruolo sociale delle banche, il loro essere la cinghia di trasmissione tra il risparmio e l’economia reale”. Sileoni fa riferimento a un contesto macro in cui “i prestiti alle famiglie e alle imprese, fermi per anni, crescono a fatica di pochi punti percentuali. E i tassi, nonostante i tagli della Bce, restano ancora elevati per gli spread applicati. I costi operativi, e tra questi il costo del lavoro, sono fermi se non in calo, mentre ricavi e utili continuano a crescere”. Chiediamo – dice il numero uno della Fabi- “più prestiti a tassi più bassi e più soldi alle lavoratrici e ai lavoratori che contribuiscono a quei risultati.

Ogni bancario, in media, produce un valore aggiunto per la propria banca pari a quattro volte il suo costo”. E quindi “significa che si possono aumentare i salari senza intaccare i profitti”.

Patuelli risponde alla relazione del segretario Fabi richiamando anche lui il contesto, quello incombente della escalation in atto da sabato con il nuovo conflitto mediorientale. “Oggi – dice Patuelli – siamo in una situazione in cui si devono mantenere elevate tutte le garanzie sociali e gli aspetti sociali che abbiamo maturato negli anni, ma dobbiamo essere consapevoli di tutti i rischi che ci sono per ragionare e cercare di sventarli in una fase di difficoltà assolutamente inaspettata”. E avverte: “i tassi sono calati in tutto il 2025 e per ora sono fermi, quindi in confronto il prossimo trimestre vedrà più netto il calo, ma la voce che li ha compensati nelle banche è stata quella delle commissioni nella gestione del risparmio”. “Se le Borse vanno giù a precipizio come negli ultimi giorni, allora la gestione del risparmio non può fare miracoli”, conclude il banchiere.

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