Economia e Lavoro

L’analisi della Banca d’Italia sulla politica monetaria nell’area euro, l’economia e le politiche di bilancio

 

Nel 2021 il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto un orientamento di politica monetaria molto accomodante; alla fine dell’anno ha valutato che i progressi nella ripresa economica e verso il conseguimento dell’obiettivo di inflazione nel medio termine consentissero di avviare una graduale normalizzazione della politica monetaria.

Nell’ambito del programma di acquisto di titoli pubblici e privati per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP) gli acquisti netti sono stati regolati in modo flessibile: dopo gli aumenti decisi nei primi mesi del 2021, essi sono stati gradualmente ridotti dall’ultimo trimestre dello scorso anno e sono terminati alla fine di marzo del 2022. Sono invece proseguiti quelli condotti con il programma di acquisto di attività finanziarie (Asset Purchase Programme, APP), il cui profilo temporale è stato delineato in modo da rendere graduale la diminuzione degli acquisti netti complessivi dei due programmi.

L’Eurosistema ha continuato a sostenere l’erogazione del credito bancario a famiglie e imprese attraverso la terza serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Targeted Longer-Term Refinancing Operations, TLTRO3), la cui ultima asta si è svolta lo scorso dicembre.

In luglio il Consiglio direttivo ha approvato la nuova strategia di politica monetaria della BCE, che adotta un obiettivo di inflazione simmetrico del 2 per cento nel medio termine. Questa formulazione fornisce un chiaro ancoraggio alle aspettative di crescita dei prezzi e implica che le deviazioni positive e negative dell’inflazione rispetto all’obiettivo siano ugualmente indesiderabili.

Nei primi mesi del 2022, a fronte della crescita dell’inflazione, il Consiglio ha proseguito il processo di riduzione dell’accomodamento monetario, delineandone le possibili tappe per i mesi a venire. In un quadro di accresciuta incertezza per effetto del conflitto in Ucraina, ha al contempo ribadito la necessità che tale processo sia graduale, caratterizzato da flessibilità e aperto a diverse opzioni sulla base dei nuovi dati e della propria valutazione sull’evoluzione del quadro macroeconomico; ha inoltre affermato che intraprenderà tutte le azioni necessarie per garantire la stabilità dei prezzi e salvaguardare quella finanziaria.

L’anno scorso il PIL dell’area dell’euro è aumentato decisamente, dopo avere subito nel 2020 la più grave contrazione dalla costituzione dell’Unione economica e monetaria. La crescita ha beneficiato dei progressi nelle campagne vaccinali e del connesso allentamento dei provvedimenti per il contenimento dell’epidemia, delle misure di bilancio a sostegno dell’economia e dell’orientamento espansivo della politica monetaria.

Le persistenti difficoltà di approvvigionamento nelle catene di fornitura globali e i forti rincari dei beni energetici hanno tuttavia indebolito l’attività economica nella parte finale dell’anno. Gli effetti si sono aggravati con l’inizio del conflitto in Ucraina lo scorso febbraio, e in prospettiva potrebbero ulteriormente peggiorare soprattutto nei paesi a più elevata dipendenza energetica dalla Russia.

L’inflazione al consumo è cresciuta progressivamente, risentendo soprattutto della forte accelerazione dei prezzi dei beni energetici; nella media del 2021 è stata pari al 2,6 per cento, rispetto a un valore appena positivo nel 2020. Nei primi mesi del 2022 i rincari delle materie prime hanno continuato a spingere al rialzo la dinamica dei prezzi, che ha raggiunto il 7,4 per cento in marzo e in aprile, il massimo dall’avvio della UEM. L’inflazione si manterrebbe su valori elevati anche nella restante parte dell’anno. Tuttavia l’impennata inflazionistica si è finora trasmessa in misura limitata alla dinamica salariale; quest’ultima, pur rafforzatasi lievemente, è rimasta moderata anche nei primi mesi dell’anno in corso.

Grazie anche alla ripresa economica, in quasi tutti i paesi dell’area dell’euro il disavanzo e il debito sono diminuiti rispetto ai livelli estremamente elevati del 2020; nel complesso dell’area si sono collocati in media, rispettivamente, al 5,1 e al 97,4 per cento del PIL. Secondo le ultime previsioni della Commissione europea, nel 2022 scenderebbero ulteriormente.

È stato avviato il programma Next Generation EU (NGEU); nell’ambito del Dispositivo per la ripresa e la resilienza sono stati finora erogati ai paesi dell’Unione 100 miliardi. Nel 2022 le istituzioni europee hanno assunto iniziative volte a rafforzare la sicurezza energetica e a sostenere le famiglie e le imprese colpite dai rincari.

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