Nel 2021 il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto significativamente, grazie soprattutto all’aumento dell’occupazione, mentre in termini reali la sua dinamica è stata più debole; lo hanno ancora sostenuto misure di contrasto alla pandemia, che hanno anche mitigato le conseguenze della crisi su disuguaglianza e povertà, i cui livelli si mantengono tuttavia storicamente elevati.
I consumi, pur salendo in maniera decisa, hanno recuperato solo parzialmente la brusca contrazione del 2020; il divario rispetto ai valori precedenti l’emergenza sanitaria resta ampio per le spese legate al settore turistico e ricreativo. La propensione al risparmio è scesa dai massimi raggiunti nel 2020, ma rimane alta rispetto ai livelli degli ultimi due decenni.
Nella prima parte del 2022 la spesa delle famiglie, in ripresa grazie al miglioramento del quadro pandemico, è stata frenata dal rialzo dell’inflazione in atto dalla seconda metà del 2021 e dal calo della fiducia determinato dalla guerra in Ucraina. Gli effetti dei rincari energetici sono stati in parte mitigati dalle misure introdotte dal Governo a favore delle famiglie, soprattutto di quelle meno abbienti.
Dallo scorso marzo è iniziata l’erogazione dell’assegno unico e universale, una misura che ha potenziato e razionalizzato il sistema di interventi in favore delle famiglie con prole.
La ricchezza immobiliare è cresciuta nel 2021, in linea con l’incremento dei prezzi delle abitazioni; le prospettive del mercato sono tuttavia peggiorate nei primi mesi del 2022, anche per effetto dell’incertezza connessa con l’invasione dell’Ucraina, che ha frenato le intenzioni di acquisto delle famiglie. La ricchezza finanziaria è aumentata in modo più sostenuto. Nel 2021 le condizioni finanziarie delle famiglie hanno beneficiato della crescita del reddito disponibile e dell’aumento di valore delle attività in portafoglio. È proseguita la diversificazione dei rischi attraverso l’incremento della quota di ricchezza investita in strumenti del risparmio gestito. I prestiti concessi dalle banche per l’acquisto di abitazioni hanno accelerato; il ricorso al credito al consumo è cresciuto, sebbene a tassi inferiori al periodo precedente la pandemia. In seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia il clima di fiducia delle famiglie è bruscamente peggiorato, anche con riferimento alle prospettive di accesso al credito.
Lo scorso anno la redditività delle imprese è migliorata – pur mantenendosi lievemente inferiore a quella del 2019 – e l’ampia liquidità, in ulteriore espansione, ha contribuito a limitare la necessità di ricorrere a nuovi prestiti. La crescita del debito è rimasta contenuta anche nei primi mesi del 2022, divenendo pressoché nulla per le aziende più piccole, per le quali permangono maggiori difficoltà a ottenere finanziamenti. Dopo l’avvio del conflitto in Ucraina le condizioni di offerta del credito bancario si sono inasprite, soprattutto a causa dell’elevata incertezza sulle prospettive economiche. Nei mesi a venire la redditività e le condizioni di accesso ai finanziamenti risentirebbero della maggiore spesa energetica e delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime e prodotti intermedi.
Il totale del debito privato (famiglie e imprese) resta considerevolmente più basso della media europea e delle altre economie avanzate.
