di Giuliano Longo (*)
L’esclusiva sull’imminente consegna all’Iran di centinaia di lanciatori missilistici a spalla cinesi (MANPADS QW-12 ed FN-16) – notizia riportata poche ore fa dalla agenzia Reuters – rappresenta più di un semplice accordo commerciale da 70 milioni di dollari.
È la conferma di quanto l’intelligence statunitense ipotizzava da tempo: Pechino ha deciso di fare un salto di qualità nel supporto militare a Teheran, inserendosi in una ben più ampia sinergia strategica che vede la Russia come secondo, fondamentale pilastro.
Per mesi le valutazioni della CIA avevano descritto un’intensa attività sottotraccia per rifornire la difesa aerea iraniana bypassando il tracciamento diretto, sfruttando società schermate a Hong Kong e rotte terze. Ma il vero cambio di passo geopolitico sta nella triangolazione perfetta che si è consolidata tra Cina, Russia e Iran, trasformando la crisi mediorientale in un teatro d’azione interconnesso con la guerra in Ucraina.
La divisione dei compiti tra Pechino e Mosca
Mentre la Cina garantisce la tecnologia hardware di difesa tattica e la copertura finanziario-commerciale, la Russia fornisce a Teheran l’hardware d’intelligence e il know-how operativo accumulato sul campo. Secondo diversi report di intelligence occidentale, Mosca starebbe condividendo con l’Iran dati satellitari e informazioni di tracciamento in tempo reale sulle posizioni militari statunitensi e israeliane nella regione, compensando in parte la cecità radar subita dagli idrocarburi e dai siti strategici iraniani dopo i recenti raid aerei.
È uno scambio dare-avere. Per oltre due anni l’Iran ha sostenuto lo sforzo bellico russo nel Donbass fornendo migliaia di droni Shahed e tecnologia missilistica. Oggi che Teheran si trova sotto pressione diretta, il Cremlino restituisce il favore mettendo a disposizione intelligence e lezioni tattiche su come saturare o eludere le difese aeree occidentali.
La difesa aerea a strati: perché i MANPADS contano
I lanciatori a spalla forniti da Pechino si inseriscono perfettamente in questo schema. Dopo che gli attacchi ad alta precisione hanno degradato i grandi sistemi di difesa aerea a lungo raggio iraniani, Teheran ha bisogno di una difesa distribuita e altamente mobile. I MANPADS cinesi, azionati da piccole squadre invisibili ai satelliti, servono a creare un “tappeto” di minacce a bassa quota contro caccia, elicotteri e droni, mentre la Russia aiuta a identificare la direzione dei vettori in arrivo.
Un messaggio chiaro a Washington
La convergenza tra l’hardware cinese, l’intelligence russa e la resilienza iraniana invia un segnale inequivocabile agli Stati Uniti. L’Iran non è più un attore isolato da piegare con le sole sanzioni o con strike mirati. Il blocco eurasiatico sta dimostrando che qualsiasi tentativo di neutralizzare la rete di influenza di Teheran comporta uno scontro indiretto con le risorse tecnologiche di Pechino e l’esperienza bellica di Mosca.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
