Politica

Latina, opposizione in piazza con i braccianti per Satnam Singh

di Fabiana D’Eramo

“Satnam Singh è un nome che non bisogna dimenticare perché non è morto in un incidente sul lavoro. È stato ucciso dallo sfruttamento. È stato ucciso dal caporalato”. Sono le parole della segretaria del Pd Elly Schlein al margine della manifestazione di Latina per protestare contro il caporalato dopo la morte del bracciante indiano. Schlein ha partecipato alla mobilitazione al fianco del segretario di Sinistra italiana e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni. Entrambi hanno assistito ai comizi senza salire sul piccolo palco allestito davanti alla prefettura dove sventolavano le bandiere di Cgil, Libera, Anpi, Pd, Avs.

“Satnam Singh è stato ucciso dalla disumanità di chi l’ha mollato con un braccio mangiato da un macchinario davanti a casa senza portarlo a curarsi”, ha aggiunto Schlein. Oggi la sua mamma e i suoi fratelli, a cui mandava i soldi da qui, stanno piangendo in India. “Satnam Singh merita giustizia.” Nei prossimi giorni, promette la segretaria, il Pd presenterà una proposta per “abolire la Bossi-Fini e riscriverla integralmente, perché è una legge che ha creato per venti anni irregolarità, e l’irregolarità causa ricattabilità.”

Il segretario Fratoianni ha riassunto la vicenda del giovane lavoratore senza contratto come una “storia di sfruttamento, una storia di un pezzo di sistema di impresa che non fa i conti con la dignità del lavoro, che umilia quotidianamente. Quello che è successo qui frantuma il muro della barbaria, non è un un incididente, è un omicidio: l’ennesimo omicidio sul lavoro.”

L’esponente di Si ha sfidato le istituzioni ad avere una reazione, le ha accusate di essere rimaste silenti per troppi giorni. Non ce l’ha con il presidente della Repubblica Mattarella, che nel frattempo da Solferino, Mantova, si è scagliato contro lo “sfruttamento del lavoro illegale e crudele”, ma con il governo, che se l’è “cavata con un richiamo all’italianità”. Giorgia Meloni ha infatti commentato: “sono fatti che non appartengono al popolo italiano”. “Non è così”, ha spiegato Fratoianni, “in questo paese è in corso una guerra civile contro il lavoro”.

Alla mobilitazione, indetta da Cgil di Roma e Lazio, la Flai Cgil di Roma e Lazio, la Camera del Lavoro di Frosinone e Latina e la Flai Cgil di Frosinone e Latina, in concomitanza con una giornata di sciopero del comparto agricolo a Latina, erano presenti anche delegazioni di Italia Viva, Azione e Movimento Cinque Stelle, oltre alla comunità indiana Sikh e i tanti braccianti scesi in piazza per la memoria e la giustizia di Singh, contro il caporalato, lo schiavismo, il lavoro nero e le pessime condizioni dei lavoratori agricoli. La Cgil chiede dignità, rispetto per la salute e la sicurezza dei lavoratori e l’impegno di tutte le istituzioni, le forze politiche e sociali nel contrastare le condizioni disumane in cui sono costrette a lavorare le persone nel settore agricolo, spesso avvallate da norme che alimentano la clandestinità.

“Siamo tutti responsabili del fenomeno del caporalato”, ha detto la sindaca di Latina Matilde Celentano, presente in piazza, “le istituzioni, gli enti, i cittadini che preferiscono non vedere”.

Cgil e Flai di Latina hanno lanciato una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Singh, ma serve un cambio di marcia, “uno scatto in avanti”, ha suggerito Schlein, contro la piaga del caporalato, che deve essere fatto da tutte le istituzioni e tutta la politica. “Satnam Singh purtroppo non è un caso isolato”, ha aggiunto la segretaria. “C’è un sistema strutturale di sfruttamento che va combattuto.”

Nel frattempo Antonello Lovato, proprietario dell’azienda di famiglia per cui lavorava Singh, è indagato per aver scaricato il corpo davanti casa senza chiamare i soccorsi, lasciando l’arto amputato in una cassetta di plastica. Il padre, Renzo Lovato, è indagato da cinque anni per reati di caporalato in un altro procedimento, sospettato di aver aver sottoposto, tra il 2019 e il 2020, i lavoratori a condizioni di sfruttamento.

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