di Riccardo Bizzarri (*)
“Aspettare è già essere liberi” Søren Kierkegaard scriveva “Aspettare è già essere liberi”
Ma oggi, mentre il blackout elettrico e digitale avvolgeva la Spagna, il Portogallo e il sud della Francia, il concetto di libertà è sembrato assumere un colore grigiastro, simile a quello di uno smartphone morto.
Internet giù, treni fermi, aerei bloccati, ospedali che arrancano a colpi di generatore, partite di tennis sospese al Master di Madrid.
La modernità si è fermata, e con essa il nostro senso di direzione. E allora mi è venuta in mente una cronaca diretta e un dialogo da fine del mondo.
Ore 14:30.
I primi segnali: WhatsApp non funziona. Qualcuno, ancora ingenuo, dà la colpa al Wi-Fi domestico.
“Deve essere il router”, mormora una madre mentre spegne e riaccende nervosamente la box.
Ore 14:45.
Le chat non si caricano, i video non partono, il navigatore si blocca. Gli sguardi iniziano a farsi preoccupati.
“Prova la Rete B!” suggerisce un giovane nerd, ma la Rete B – quel glorioso piano di backup – si rivela più un mito che una realtà concreta.
La Rete B c’è, sì, ma dorme sonni profondi da tempo.
Ore 15:00.
Piazza Puerta del Sol, Madrid: decine di persone osservano increduli i propri telefoni come si guarderebbe una bussola rotta durante una tempesta.
“Se non posso aggiornare il feed, esisto davvero?” domanda sconsolata una ragazza con gli occhi pieni di filtri Instagram immaginari.
Ore 15:15.
Ai treni si annuncia il disastro.
“Il convoglio… è… ritardato per motivi tecnici” gracchia un altoparlante, prima di spegnersi anch’esso.
I passeggeri, improvvisamente consapevoli che nessuna app li guiderà oltre, si affidano a mappe di carta, quelle strane pergamene che alcuni anziani portano ancora con sé.
Ore 15:30.
Master di Madrid, campo centrale: il giudice di sedia, rimasto senza tabellone elettronico, tenta di ricordare a memoria il punteggio.
Il pubblico rumoreggia. Un tennista protesta:
“Così non è sportivo!”
Gli risponde uno spettatore:
“La filosofia dice che la vera vittoria è su sé stessi, amico!”
Ore 16:00.
Gli ospedali proseguono eroicamente a suon di generatori.
Un medico si asciuga la fronte e borbotta:
“Siamo diventati dei monaci medievali, altro che clinica 4.0.”
Ore 17:00.
I primi tentativi di socializzazione spontanea:
Senza Internet, alcune persone si guardano intorno spaesate, finché qualcuno, con un coraggio da pioniere, rompe il silenzio:
“Scusi, lei che ora ha?”
“Non saprei, l’orologio è smart anche lui.”
Ore 18:00.
Nel tentativo disperato di accedere a un bar ancora connesso, nasce il primo mercatino nero di Wi-Fi:
“Ti vendo 5 minuti di hotspot per 10 euro.”
“E per 15 mi dici pure la password?”
Uomo col giubbotto catarifrangente:
“Dicevano che la Rete B ci avrebbe salvato!”
Signora con la sporta della spesa:
“Rete B? Io al massimo ho la rete delle arance!”
Studente in Erasmus:
“Siamo come Platone nella caverna. Ma invece delle ombre, vediamo solo la schermata ‘404 Not Found’.”
Ore 19:00.
Le prime leggende urbane si diffondono:
“Si dice che a nord di Valencia c’è ancora un bar con la connessione attiva.”
“A Porto un vecchio modem del ’98 funziona ancora.”
“Un hacker altruista ha ripristinato Internet in un vicolo di Barcellona!”
Ore 20:00.
La rassegnazione si fa arte.
C’è chi si mette a suonare una chitarra, chi improvvisa una partita a scacchi disegnando la scacchiera con un gessetto, chi scrive poesie… su carta.
“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, ammoniva Proust.
E oggi, senza Google Maps, i nostri occhi sono tutto ciò che ci resta.
Epilogo triste: “Aspettare ciò che (forse) non arriverà”
Con la Rete B addormentata nei suoi sogni tecnologici e la Rete A collassata come un castello di carte al vento, il mondo iberico ha assaporato un antipasto di futuro senza corrente, senza streaming, senza meme.
Come direbbe Albert Camus: “Nel profondo dell’inverno, ho imparato che dentro di me c’era un’estate invincibile.”
Ma oggi, nel profondo del blackout, abbiamo scoperto che dentro di noi c’era solo la password del Wi-Fi… e non funzionava più.
(*) Giornalista
