Economia e Lavoro

  Lavoro: Cisl, salari +3,1% nel 2025, cala di quasi 10 mesi attesa per rinnovi

Il secondo semestre 2025 conferma il recupero delle retribuzioni contrattuali, che aumentano del 3,1% mentre l’inflazione (Ipca) si attesta all’1,7%, e cala di quasi 10 mesi l’attesa per i rinnovi, che scende da 27,9 a 18,9 mesi. È quanto emerge dal terzo Report Cisl sulla Contrattazione Collettiva Nazionale, basato su dati Istat, Ocpi e Inps, diffuso dal Dipartimento Contrattazione della Confederazione di Via Po.

Nel 2025 sono stati recepiti dall’Istat 33 contratti collettivi nazionali che riguardano 4,7 milioni di lavoratori, 37,1% del monte retributivo. Nel secondo semestre i rinnovi sono stati 14, con una forte accelerazione nel quarto trimestre. A fine anno risultano in vigore per Istat 48 contratti, che coprono 7,6 milioni di dipendenti (57,8%), sottolinea il rapporto della Cisl.

Dopo la grave erosione del potere d’acquisto del 2022-2023 (quasi -9% dal picco del terzo trimestre 2021 a fine 2022), si è avuta una ripresa graduale ma costante. Le retribuzioni di fatto in termini reali segnano un recupero del 5,4% rispetto al minimo, con un gap residuo rispetto al 2019 di circa -1,7% al secondo trimestre 2025. La fiammata inflazionistica del 2022-2023 ha prodotto una caduta della quota dei redditi da lavoro dipendente sul valore aggiunto dal 44% al 42,5%. Dal secondo trimestre del 2023 si è avuta una ripresa molto rapida: già nel 2024 la quota dei redditi da lavoro è tornata sui livelli del 2019 (44,7%), spiegata in parte dal recupero salariale e in parte dal forte aumento dell’occupazione dipendente. La Cisl, cita l’analisi Bce di ottobre 2025, che indica che in Italia il fiscal drag nel periodo 2019-2023 risulta integralmente compensato dagli interventi sulla decontribuzione e sulle detrazioni fiscali. Secondo il sindacato, i tagli ai contributi per i dipendenti, introdotti nel 2022 e ampliati nel 2023-2024, divenuti strutturali con la Legge di bilancio 2025 tramite un nuovo bonus/deduzione in IRPEF, hanno più che compensato la progressività fiscale sulle retribuzioni nominali crescenti. Per quanto riguarda le retribuzioni, il sindacato evidenzia i limiti dell’indice Istat basato sui soli minimi tabellari: a fronte di una perdita del -6,4% delle retribuzioni contrattuali lorde rispetto al 2019, le retribuzioni di fatto segnano un calo molto più contenuto (-1,7%). Ancora migliore il dato sulle retribuzioni nette, con un recupero quasi completo: gap sotto l’1% per i redditi mediani e al 2,9% per quelli più bassi.

 

“Il sistema contrattuale italiano produce molto di più di ciò che l’indice Istat fotografa”, afferma Mattia Pirulli, segretario confederale Cisl, per il quale “leggere la dinamica salariale solo attraverso i minimi tabellari significa ignorare il valore della contrattazione decentrata e delle politiche fiscali redistributive. Questa distorsione rischia di alimentare letture fuorvianti e di oscurare un sistema che sa dare risposte concrete ai lavoratori”.

 

Restano aperti rinnovi rilevanti credito, assicurazioni, sanità privata, spettacolo, informazione. “Per la CISL la priorità è il rinnovo tempestivo dei Ccnl, rafforzare la contrattazione decentrata, sostenere i redditi più bassi con adeguate politiche fiscali, per contrastare efficacemente il lavoro povero”, sottolinea il report.

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