Le elezioni di questa settimana in Moldavia e Georgia si stanno trasformando in una dura verifica della realtà per l’Unione Europea, che si ritrova sempre più in svantaggio nella battaglia per la propria influenza con il presidente russo Vladimir Putin in quella che fu l’area sovietica.
Per anni, l’UE ha creduto che il suo programma liberale e democratico avrebbe alla fine allontanato Georgia e Moldavia dall’orbita del Cremlino, indirizzandole verso l’Occidente: una fiducia rafforzata dai sondaggi che suggerivano che entrambi i paesi avessero ampie maggioranze popolari a favore dell’adesione all’UE.
Il risultato elettorale
Le elezioni di questa settimana suggeriscono che la visione ottimistica dell’Unione è sempre più incerta. La Moldavia ha votato domenica per l’adesione all’UE solo con un risultato estremamente risicato e contestato da molti cittadini COn il 50,4%, mentre e il partito populista della Gerogia, Georgian Dream, potrebbe vincere a man bassa alle elezioni politiche di sabato prossimo.
Il Cremlino, nonostante i costi del conflitto ucraino, è ancora disposto a investire grandi somme in campagne di acquisto del consenso. Sia in Moldavia che in Georgia, Mosca sta facendo progressi con una narrazione secondo la quale i paesi che perseguono un’agenda pro-UE o pro-NATOescono dalla loro ormai storica neutralità con le possibili conseguenze di tipo ucraino.
Sbalordita dal risultato, la presidente pro-UE della Moldavia Maia Sandu si è lamentatadell'”assalto senza precedenti alla libertà e alla democrazia del nostro paese” da parte della Russia, illusa dai sondaggi che promettevano il 60% dei consensi alla adesione.
Reazioni in Europa
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyensi è affrettata a sottolineare che il risultato risicato era frutto di sporchi trucchi russi, e ha insistito sul fatto che Bruxelles avrebbe continuato a insistere per far entrare la Moldavia nell’Unione.Ma il risultato in Moldavia mette a nudo i limiti dell’influenza dell’UE, proprio mentre Putin si sta presentando come parte di una più ampia alleanza anti-occidentale.
Martedì, il Presidente russo ospiterà il presidente cinese Xi Jinping, il primo ministro indiano Narendra Modi, l’iraniano Masoud Pezeshkian e il turco Recep Tayyip Erdoğan più di altri 15 capi di stato per colloqui nella città russa di Kazan. Mosca ha spinto anche per l’ammissione di altri nuovi paesi al BRICS, progettato per unire le economie in via di sviluppo per sfidare gli interessi euro-americani, e vuole usarlo per sfidare il dollaro statunitense.
Le prospettive politiche
Parlando con POLITICO prima del voto di domenica, l’ex ministro degli Esteri moldavo Nicu Popescuha affermato che il referendum è stato indetto per “risolvere il dibattito interno nel Paese” prima che gli elettori si rechino alle urne per le elezioni parlamentari dove Sandu e i suoi alleati affronteranno una serie di partiti di opposizione filo-russi.
Ma quella mossa sembra essere fallita. Invece di dimostrare unità, ha creato una nuova pericolosa linea di demarcazione e ha convinto il Cremlino che vale la pena provare a far pendere la bilancia a proprio favore.
Conseguenze in Georgia
Il risultato moldavo potrebbe anche influire sul prossimo voto in Georgia, dove il partito Georgian Dreamsta cercando la conferma della propria maggioranza alle elezioni parlamentari di sabato. La drammatica campagna arriva in mezzo agli avvertimenti di Mosca, mentre il Parlamento di Tibilisie ha recentemente approvato restrizioni sulle ONG finanziate dall’Occidente, sui media e sulla comunità LGBTQ+.
La Moldavia oggi
Territorio e popolazione: stretta fra Ucraina e Romania, la Moldavia ha una superficie più estesa della Lombardia, ma meno della metà della popolazione (4,3 milioni compredsi i migranti, mentre la capitaleChisinau èuna città di circa 600.000 abitanti.
Il tasso di emigrazione del Paese si presenta elevatissimo e a fronte di una popolazione residente di circa 3 milioni e mezzo un milione e mezzo si trova all’estero,l’’80% in Russia e il 20% nella Unione Europea.
E’ il paese più povero d’Europa con un PILpro capite è di 2,500 dollari all’anno, contro i 33,400 dollari in media dell’Unione Europea. Circa il 25% dei moldavi lavora all’estero e le loro rimesse costituiscono il 40% del PIL nazionale.
Il paese vive d’agricoltura e produce soprattutto vino, ma non ha risorse naturali proprie importando gran parte dell’energia dalla Russia, che in diverse occasioni ha chiuso i rubinetti del gas e ha colpito la Moldavia con l’embargo sulle importazioni.
La maggior parte della Moldavia attuale faceva parte dell’impero zarista con il nome di Bessarabia. Dopo la Prima guerra mondiale la regione diventa parte della Romania. Nel 1940 il territorio viene annesso all’URRS.
Nel 1991 l’indipendenza della Repubblica moldava non segna però la fine completa della presenza russa con la “forza di pace” (riconosciuta a livello internazionale) presente Transnistria,una regione largamente popolata da ucraini e russi di 800 mila abitanti, che ha dichiarato la sua indipendenza senza essere riconosciuta a livello internazionale. I russi peraltro presidiano un enorme deposito di armi già sovietiche che pare facciano goòa a Kiev.
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