Esteri

Cuba: tre giorni senza luce e acqua, il socialismo cubano in crisi

 

di Giuliano Longo

Il blackout, o apagon in spagnolo, è un problema di vecchia data a Cuba che non è stato risolto dagli anni ’70 del secolo scorso. Ma un incidente di tale portata non si era mai verificato. Venerdì 18 ottobre si è verificato un blocco completo del sistema elettrico del Paese a seguito dell’arresto di emergenza della sua principale centrale termica, Antonio Guteras, a Matanzas. Questa centrale termoelettrica è in funzione dal 1988 e da allora non è stata più ammodernata.

I  media cubani riferiscono  di tre giorni senza elettricità né acqua, a seconda della regione. Tutte le istituzioni e l’industria si sono fermate e si è creata anche una minaccia per la sicurezza del Paese.

Secondo  l’agenzia stampa de l’Avana “Prensa Latina”,da lunedì la capacità di produzione di elettricità di Cuba ha cominciato gradualmente a riprendersi, superando ormai i 700 megawatt (MW), ma  il problema non è stato risolto. L’elettricità sull’isola viene generata utilizzando otto centrali termiche usurate che sono permanentemente fuori servizio o in  riparazione, oltre a sette piccole centrali elettriche galleggianti e gruppi elettrogeni.

La leadership cubana ignora la situazione

Le frequenti interruzioni di corrente stanno paralizzando l’economia cubana, che secondo i dati ufficiali si è ridotta dell’1,9% nel 2023 ed è ancora al di sotto dei livelli del 2019 pre covid, causando disordini sociali.

I cubani lamentano che il Ministro dell’Energia sia stato assente dai media durante l’apagon, e che i media statali hanno trasmesso il festival della rumba con i generatori. Vengono quindi segnalate proteste e le persone sono sull’orlo della psicosi.

Le interruzioni di corrente minacciano la stabilità del sistema politico, quindi le autorità cubane dovrebbero essere interessate a risolvere la situazione. Ma questo non si nota, e ci sono le solite lamentele sulle sanzioni che impediscono la riparazione delle attrezzature. I riferimenti al blocco sono corretti, ma c’è stato un periodo di bel tempo in cui il petrolio venezuelano a buon mercato scorreva a fiumi, perché le autorità non si sono occupate di sostituire le attrezzature almeno nella principale centrale termoelettrica?

Dicono che sia un investimento costoso. Ma  sarà più costoso se la “rivoluzione colorata”spazzasse via i comunisti. Allo stesso tempo, è chiaro che entro pochi giorni nessun mago aggiungerà 1000 MW alla rete elettrica. L’emergenza energetica di Cuba combina gli effetti dell’embargo economico statunitense, i problemi strutturali del settore, le inefficienze interne e la  corruzione.

Perché L’Avana non chiede aiuto ai suoi alleati?

L’Avana mantiene rapporti con Cina e Russia che dispongono di un alto livello di modernizzare del sistema elettrico nazionale, ma non ci sono segnali di richieste d’aiuto anche se la Russia ha offerto assistenza subito dopo il disastro.

Il che ha creato un certo disappunto a Mosca che considera ancora l’Avana un avamposto strategico. Tuttavia l’impressione è che l’Avana, che comunque rimane un alleato fedele, speri ancora in un rallentamento del locco statunitense e nei futuri effetti positivi della sua adesione ai BRICS.

La situazione politica e  di grave crisi economica

Ne ha parlato a luglio il presidente Miguel Díaz-Canelall’inizio dei lavori dell’Assemblea nazionale del potere popolare (Anp, Parlamento unicamerale): “Alti deficit e evasione fiscale, aumento smisurato dei prezzi, corruzione nella burocrazia, instabilità del sistema elettrico nazionale (scarsezza di carburante) , quote di giovani che non studiano e non lavorano, famiglie in una situazione di vulnerabilità (ovvero povertà)”.

Da parte sua il ministro dell’economia e pianificazione, Joaquin Alonso Vásquez, ha riferito di “insufficiente ingresso di valuta, assenza di crediti esteri, basso recupero della produzione nazionale, specie di alimenti”.

E’ anche vero che minacce di  nuove aggressioni Usa sono venute durante la recente convention nazionale del Partitorepubblicano Usa da Jaime Florez,il direttore della comunicazione in spagnolo dello staff di Donald Trump: “In caso di rielezione, nei confronti di Cuba Trump seguirà la linea della sua amministrazione anteriore”. Ossia una politica di strangolamento dell’economia cubana per provocare la caduta del governo socialista.

Verso una economia di guerra?

Secondo gli attuali dirigenti cubani un’”economia di guerra”  è dunque una misura necessaria per affrontare una situazione – crisi macroeconomica e recessione – di gravità eccezionale, dovuta in gran parte al blocco economico-commerciale e finanziario degli Usa unito agli effetti negativi prodotti dalla pandemia da Covid-19.

Ma , come ammette la stessa leadership cubana, causata dalle “distorsioni”del modello socialista,  da piani di riforme  sbagliati e dalle pesanti conseguenze  di inflazione e recessione (nel 2023, -1,9% del Pil e il 31,3% di inflazione nel settore ufficiale, in quello “informale” ben più alta.

Se il popolo non riesce a mettere in tavola di che sfamarsi non sarà più interessato alle conseguenze del blocco USA, anzi, come dimostra l’emigrazione in crescita. Un tasto su cui batte lacontra: secondo una fonte diffusa dall’agenzia spagnola Efe la popolazione di Cuba sarebbe addirittura scesa sotto i 9 milioni di persone (la cifra ufficiale è 11,2 milioni). Mentre negli ultimi due-tre anni più di un milione di cubani (giovani soprattutto) siano emigrati come è stato confermato da fonti ufficiali.

Per questa ragione, Díaz- Canel concludendo 4 mesi fa  i lavori dell’Anp, ha affermato: “è vero , è un momento molto difficile. La Rivoluzione viene sfidata a rivoluzionarsi. È quello che stiamo facendo”. Un enorme problema di sopravvivenza del SISTEMA che nemmeno gli aiuti (interessati?) di Cina e Russia possono risolvere.

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