Cultura, Arte e Libri

  Le giornate del Cinema Muto chiudono con The Manxman, l’ultima opera muta di Hitchcock

 La retrospettiva Ruritania si congeda, dando appuntamento al 2023 per la seconda parte, con Rupert Of Hee Haw, con uno Stan Laurel scatenato che si prende gioco del romanticismo che spesso pervade questo genere di film.
Nel pomeriggio, anche il corto Long Fliv The King, con un formidabile terzetto comico composto da Charley Chase, Max Davidson e Oliver Hardy

 

Secondo Hitchcock i film muti sono la forma più pura del cinema. Lo dice nel celebre libro-intervista con Francois Truffaut. Nello stesso testo quando si arriva a parlare di The Manxman, l’ultimo muto da lui diretto, il regista lo liquida in due parole, quasi infastidito. Nella sua straordinaria carriera sono due i film che non riconosce come del tutto suoi: uno è Rebecca, l’altro è The Manxman (L’isola del peccato, 1929) in programma come evento di chiusura delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone nella serata di sabato 8 ottobre alle 21.00 al Teatro Verdi (con replica il giorno successivo, domenica 9 ottobre alle ore 16.30 sempre al Teatro Verdi di Pordenone).  Se nel caso di Rebecca il giudizio di Hitchcock fu subito smentito da uno straordinario successo, Rebecca vinse due Oscar, per il miglior film e per la fotografia, intorno a The Manxman solo negli ultimi anni si è sviluppata una maggior attenzione critica. Il fatto che Hitchcock non li riconoscesse del tutto come film suoi era dovuto ai condizionamenti esterni cha aveva avuto nell’adattamento cinematografico di Rebecca e di The Manxman: entrambi erano tratti da romanzi di autori di successo, rispettivamente Daphne Du Maurier e Sir Hall Caine, che non gradivano che si apportassero troppe variazioni alle trame dei loro libri e quindi c’erano, da parte loro o da parte dei produttori, troppe interferenze sulle scelte stilistiche e di sceneggiatura fatte dal regista. Come in tutti i film di Hitchcock, al centro di The Manxman c’è una figura femminile, tra le più commoventi di tutta la sua opera, cui dà vita l’attrice di origine ceca, Anny Ondra, che il regista vorrà anche per il film successivo, Blackmail, il primo suo sonoro. La Ondra è anche la prima delle molte bionde che compongono la galleria delle interpreti hitchcockiane. Rivalutare The Manxman vuol dire anche rendere omaggio allo sceneggiatore Eliot Stannard a fianco di Hitchcock in tutto il periodo del muto, che morì dimenticato e in povertà. The Manxmanavrà l’accompagnamento musicale dell’Orchestra San Marco di Pordenone, diretta da Ben Palmer, sulla nuova partitura composta da Stephen Horne.
La retrospettiva Ruritania si congeda, dando appuntamento al 2023 per la seconda parte, con Rupert Of Hee Haw (1924) di Percy Pembroke. È una brillante parodia delle opere di Anthony Hope, autore del romanzo Il prigioniero di Zenda, con uno Stan Laurel scatenato che si prende gioco del romanticismo che spesso pervade questo genere di film. Rupert Of Hee Haw precede nel programma la presentazione del film di Hitchcock e si può ben dire che quest’abbinata rappresenta un ottimo coronamento di una settimana dedicata al cinema muto.
Si ride molto anche nel pomeriggio, alle 17.00, con il corto di Leo McCarey Long Fliv The King(1926) con un formidabile terzetto comico composto da Charley ChaseMax Davidson e Oliver Hardy; mentre The Runaway Princess (1929) di Anthony Asquith, una coproduzione anglo-tedesca ispirata al romanzo di Elizabeth von Armin, rappresenta una sintesi perfetta di temi e personaggi ruritani animati da uno spirito di commedia.
Per l’omaggio a Venezia 90, alle 14.00 viene presentato Tikhi Don (il placido Don, 1931) primo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo, uno tra i più famosi della letteratura russa, il cui autore, Mikhail Sholokhov, fu premiato con il Nobel negli anni ‘60. Per la prima volta nel cinema sovietico il paesaggio diventa un personaggio attivo; i due registi Olga Preobrazhenskaya e Ivan Pravov fanno esordire tanti attori di talento che troveremo nei classici del cinema sovietico, e ottengono l’entusiastica collaborazione, sia come interpreti sia come consulenti locali, dei contadini della fattoria cosacca teatro delle riprese. L’Associazione dei lavoratori della cinematografia rivoluzionaria giudicò piccolo-borghese l’ideologia del film ed espulse i suoi autori dall’associazione stessa. Solo con l’intervento di Solochov fu possibile la circolazione del film dopo un divieto di sei mesi.
Un’ultima segnalazione per il film italiano Profanazione (1924-1926) di Eugenio Perego, attivo con la Lombardo film e con la principale star della società napoletana, Leda Gys, madre di Goffredo Lombardo fondatore e capo della Titanus per molti decenni. Sia la carriera di Perego che quella di Leda Gys si svolsero nell’arco di tempo del muto. La copia è stata digitalizzata dalla Cineteca del Friuli di Gemona e la proiezione è prevista sabato 8 ottobre alle 10.30 a Cinemazero perché il Teatro Verdi, luogo di tutte le proiezioni del festival, è occupato con le prove dell’orchestra San Marco per The Manxman.
Il programma online, su MYmovies, propone alle 17.00 [Japan I Fest]  e The Lady; alle 21 Up In Mabel’s Room.

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Roma, 20 giu. – E’ una storia lunga 55 anni quella di Ail, l’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. Cinquantacinque anni durante i quali il coinvolgimento di Ail è diventato sempre più forte nel sostenere la ricerca e l’assistenza ai pazienti con tumori del sangue. Oggi l’Associazione conta 83 sezioni e 17mila volontari, 146 progetti di ricerca scientifica, 5.186 viaggi solidali e 670 posti letto per 62.898 notti offerte nelle Case alloggio Ail a 2.395 pazienti e caregiver. In Italia, secondo i dati del Piano oncologico nazionale 2023-2027 del ministero della Salute, sono circa 500mila le persone che convivono con un tumore ematologico e sono 30mila le nuove diagnosi. Oggi, grazie alla ricerca, i pazienti hanno maggiori probabilità di guarire o di convivere per anni con la malattia mantenendo una buona qualità di vita. Sostenere i pazienti e rendere disponibili terapie sempre più efficaci sono obiettivi che per Ail possono essere raggiunti anche grazie alla costante e sempre maggiore collaborazione con le Società scientifiche e gli Enti che operano in ambito ematologico. Questa mattina Ail, in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma che si celebra domani, 21 giugno, ha promosso una tradizionale conferenza stampa, a Roma, in cui oltre a condividere i progressi della ricerca ematologica, ha ribadito un messaggio importante a tutti i pazienti e ai loro familiari: “Non siete soli”. L’ incontro è stato un importante appuntamento medico-scientifico che ha visto la partecipazione dei presidenti delle Società scientifiche italiane e dei rappresentanti del terzo settore. “55 anni di Ail e di sostegno alla ricerca scientifica per la lotta ai tumori del sangue. Tecnologie biomolecolari e terapie innovative in Ematologia”, il al centro dell’evento. “Ail da 55 anni è impegnata quotidianamente nel migliorare la qualità della vita dei pazienti ematologici e delle loro famiglie, sostenendo la ricerca scientifica, l’assistenza sociosanitaria, e promuovendo la conoscenza dei tumori del sangue’, ha sottolineato Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail. ‘Dal 1969 siamo cresciuti molto- ha continuato Toro- diventando un punto di riferimento per i pazienti ematologici italiani e i loro caregiver, e per l’Ematologia italiana. Nel 1975 nascono le prime sezioni provinciali e ora siamo a 83 con oltre 17mila volontari. Ail stanzia annualmente milioni di euro per sostenere la ricerca scientifica e supporta il Gimema (Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto), gruppo di ricerca clinica cui collaborano le ematologie italiane per studiare le patologie e identificare i migliori protocolli diagnostici e terapeutici, e per finanziare assunzioni e borse di studio per data manager, psicologi, medici, ricercatori, biologi e infermieri. Il sostegno alla ricerca da solo non basta- ha proseguito il presidente- è fondamentale anche essere al fianco dei pazienti durante tutto il percorso della malattia, che spesso risulta essere lungo e faticoso”. “Il sostegno di Ail per la ricerca clinica e biologica è un’attività che è sempre andata in parallelo con quella dell’assistenza ai pazienti e ai familiari- ha spiegato William Arcese, presidente Comitato scientifico Ail- Fare assistenza significa pertanto fare anche ricerca. Ail da sempre collabora con l’Associazione italiana ematologia-oncologia pediatrica (Aieop), Fondazione italiana linfomi (Fil), Gruppo italiano trapianto midollo osseo (Gitmo), Società italiana di ematologia (Sie) e Società italiana di ematologia sperimentale (Sies), che rappresentano le principali Società scientifiche nell’ambito ematologico italiano. Ogni anno- ha continuato Arcese- a queste Società è riservato un finanziamento per progetti selezionati dalle stesse società scientifiche, che riguardano la ricerca clinicobiologica, la ricerca di base o iniziative educazionali’. Quest’anno Aieop e Gitmo hanno previsto un sostegno legato alla gestione dei rispettivi Registri di pazienti. Fil vuole condurre uno studio per la valutazione della performance neuro-cognitiva sulla Qualità di vita nei giovani adulti affetti da linfoma. 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Oggi, sono disponibili nel panorama terapeutico gli anticorpi bispecifici che si sono dimostrati molto efficaci. “Il panorama delle terapie si è arricchito: dalla leucemia linfatica acuta ai linfomi, che rappresentano il sesto o settimo tumore più frequente nel mondo occidentale, al mieloma, altro tumore ad alta incidenza- ha spiegato Paolo Corradini, presidente Sie, direttore della Divisione di Ematologia, Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano Cattedra di Ematologia, Università degli Studi di Milano- Due patologie che rappresentano un grande numero di pazienti ematologici che possono essere trattati efficacemente con gli anticorpi bispecifici quando tutte le altre terapie sono fallite. Ci sono delle tossicità da gestire, ma che possono essere controllate favorendo una buona qualità di vita. Gli anticorpi bispecifici rappresentano una seconda rivoluzione dopo le CAR-T – ha affermato Corradini -. Nell’ultimo anno sono state approvate le CAR-T per diversi tumori ematologici: due nel linfoma follicolare, il secondo tipo di linfoma per frequenza; una per il linfoma diffuso a grandi cellule B, il primo per incidenza. Oggi tutti i pazienti con linfoma a grandi cellule refrattari o ricaduti entro un anno possono ricevere questa terapia subito dopo il fallimento della terapia di prima linea. Questo consente di anticiparne l’uso, guarire un maggior numero di persone, risparmiare trattamenti successivi ai pazienti e anche costi, ma soprattutto permette una migliore qualità di vita per i pazienti e le loro famiglie. Per la leucemia linfoblastica acuta, da dicembre scorso, viene rimborsata una nuova CAR-T, per le persone con più di 26 anni- ha continuato- Novità anche per il mieloma multiplo: infatti, è disponibile in Italia da fine maggio di quest’anno una CAR-T e un’altra è stata approvata, ma non ancora rimborsata da Aifa”. La ricerca ha fatto importanti passi avanti nella ricerca di nuove opzioni terapeutiche per i linfomi. “In futuro per il trattamento dei linfomi sarà sempre meno utilizzata la immuno-chemioterapia e aumenteranno sempre di più le terapie biologiche, cioè farmaci non chemioterapici mirati e strettamente indicati per particolari mutazioni dei vari tipi di linfoma- ha spiegato Maurizio Martelli, professore di Ematologia, Sapienza di Roma, direttore Uoc Ematologia Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico Umberto I di Roma, Consiglio Direttivo Fil- Oggi, abbiamo risultati importanti anche grazie alla sola immunoterapia. In particolare, anticorpi monoclonali bispecifici che riconoscono un determinato antigene cellulare e attivano i linfociti T del paziente stesso. La terapia cellulare Car-T, in cui gli stessi linfociti T del paziente vengono prelevati, ingegnerizzati e poi reinfusi nel paziente per aggredire la malattia”. Nel 2023 in Italia sono stati effettuati circa 5.600 trapianti tra allogenici e autologhi. “Lo scorso anno sono stati effettuati circa 2.000 trapianti allogenici e nel 50% dei casi è stato necessario utilizzare un donatore da registro. La patologia maggiormente trattata è stata la leucemia acuta mieloide (40%) seguita dalla leucemia linfoblastica (18%)- ha spiegato Massimo Martino, presidente Gitmo, direttore Uoc Centro Trapianti Midollo Osseo e direttore ad interim Uoc Ematologia, Dipartimento Oncoematologico e Radioterapico, Grande Ospedale Metropolitano ‘BianchiMelacrino-Morelli’ di Reggio Calabria- Per quanto riguarda il trapianto autologo ne sono stati effettuati circa 3.600 e il mieloma multiplo è la patologia dove trova la maggiore applicazione, seguito dai linfomi non-Hodgkin e Hodgkin e dalle leucemie. Inoltre, per la prima volta, sono stati effettuati in numero maggiore di trapianti autologhi in persone con più di 60 anni rispetto ai soggetti under 60, e sono aumentati anche quelli allogenici”. I tumori ematologici infantili più frequenti sono le leucemie acute, linfoidi e mieloide, i linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin. In Italia i bambini a cui viene diagnosticato un tumore nella fascia 0-14 anni sono circa 1400-1500 all’anno e 800-900 nella fascia 15-18 anni. “La biologia molecolare individua le alterazioni molecolari che definiscono la patologia in maniera specifica e radicale. Questo fa sì che si intensifichino i protocolli a più alto rischio di recidiva e si riduca l’intensità e l’aggressività delle terapie per quelle patologie che hanno un’evoluzione migliore’, ha spiegato Arcangelo Prete, presidente Aieop Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, direttore Ssd Oncoematologia Pediatrica Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico S. Orsola Malpighi- Questo produce un minor numero di effetti collaterali e maggiori risultati in termini di guarigione e sopravvivenza. I migliori risultati si ottengono nelle leucemie e nei linfomi. In particolare, per le leucemie l’immunoterapia liquida con blinatumomab si è dimostrata talmente efficace che in via sperimentale viene utilizzata anche in prima linea- ha continuato Prete- Le Car-T, sono un trattamento estremamente mirato e specifico nei confronti della cellula neoplastica e sono una terapia personalizzata che produce meno effetti collaterali a medio e lungo termine. Questo è fondamentale quando si tratta di bambini che una volta guariti hanno una aspettativa di vita pari a quella dei loro coetanei”. Le neoplasie mieloproliferative croniche sono patologie tumorali associate ad alterazioni specifiche del Dna con alcune mutazioni ricorrenti e comprendono entità diverse. Sono malattie rare che globalmente hanno un’incidenza inferiore ai 5 casi per 100mila all’anno. “Le principali sono tre: trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi, di cui sono note due entità: la forma prefibrotica e quella franca di fibrosi che può presentarsi sia come forma primaria sia secondaria e rappresenta l’evoluzione da una precedente trombocitemia essenziale o policitemia vera’, ha spiegato Alessandro Vannucchi, presidente Sies, professore di Ematologia, direttore della Sod Ematologia Crimm, Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative, direttore Scuola di Specializzazione in Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Università di Firenze. ‘Da poco meno di venti anni- ha continuato Vannucchi- è noto che si contraddistinguono per la presenza, nel 90% dei casi, di una mutazione, e le tre più ricorrenti sono dovute a una mutazione dei geni JAK2, MPL e CARL, variamente espressi nelle diverse forme. Queste mutazioni incidono tutte, seppur in misura diversa, su una alterata segnalazione all’interno delle cellule staminali emopoietiche che comporta la loro disregolata proliferazione. Ma soprattutto questa stessa segnalazione intracellulare alterata contribuisce alla più generale compromissione infiammatoria sistemica e rende ragione di molti dei sintomi e delle manifestazioni cliniche di queste malattie”. Agli inizi degli anni Ottanta, nasce il Gimema, Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto e nel corso de decenni si è evoluto e ampliato, oggi afferiscono alla Fondazione Gimema Franco Mandelli quasi tutti i Centri di ematologia italiani, circa 150. “Oggi il Gimema gestisce con i suoi protocolli circa 20mila pazienti, con decine di progetti clinici- ha evidenziato Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema Franco Mandelli- E LabNet, il network di laboratori che lavorano secondo un sistema di qualità condiviso, ha permesso a circa 25mila pazienti di effettuare 200mila test genetici, necessari a diagnosticare con accuratezza o a monitorare la patologia da cui sono affetti. Protocolli di diagnosi e monitoraggio dell’andamento della terapia insieme a protocolli terapeutici sempre aggiornati sono quello che rende alta la qualità dell’assistenza offerta da Gimema nei centri che afferiscono al Servizio sanitario nazionale”. Giovedì 27 giugno alle 17 una delegazione di Ail sarà ricevuta al Palazzo del Quirinale in udienza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per celebrare la Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma e i 55 anni di attività dell’Associazione Come ogni anno, poi, in occasione della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma, Ail promuove un’iniziativa che è ormai una tradizione e che è sempre molto attesa dai pazienti e dai loro familiari: il numero verde Ail Problemi Ematologici 800.22.65.24, attivo venerdì 21 giugno dalle ore 8 alle 20, che offre ai pazienti la possibilità di parlare con ematologi esperti, chiedendo chiarimenti sulle loro patologie e sulle terapie, senza problemi di tempo e di privacy che potrebbero avere con i medici che li seguono abitualmente nei loro centri di cura.

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