di Giuliano Longo
Nel corso delle celebrazioni per lo sbarco in Normandia, celebrazioni dalle quali la Russia è stata esclusa nonostante i suoi 24 milioni di morti nel conflitto mondiale, Macron ha promesso a a Zelensky di inviare in Ucraina i bombardieri francesi Mirage, senza tuttavia indicarne il numero probabilmente compreso fra quei 4.500 “consiglieri”pronti a partire.
La mossa, fra le tante che si sono succedute, riflette ormai una indubbia escalation nel conflitto ucraino alla quale corrisponde la recente risposta di Putinnel coso dell’incontro con le agenzie di stampa, che minaccia ”una risposta asimmetrica”alla fornitura di armi occidentali all’Ucraina per colpire obiettivi all’interno della Russia.
Il leader russo ha osservato che tali azioni da parte dell’Occidente minerebbero ulteriormente la sicurezza internazionale causando “problemi molto seri” ed un coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto.
“In definitiva– ha detto- se vediamo che questi paesi vengono trascinati in una guerra contro di noi, e questa è la loro partecipazione diretta a una guerra contro la Federazione Russa, allora ci riserviamo il diritto di agire in modo simile”.
Sottolineando che l’esercito ucraino da solo non può colpire con missili ad alta precisione anche con gli ATACMS americani: “Semplicemente non sono tecnologicamente in grado di farlo”.
Infatti Kiev dovrebbe disporre di un sistema di ricognizione satellitare americano e quindi, “sulla base di esso, creare una missione di volo e inserirla nel sistema missilistico. Quindi la decisione di colpire le città e i paesi russi viene presa da coloro che forniscono queste armi, che sono rispettivamente Washington e Londra”.
Mosca non si fa illusioni su questo punto, quindi Putin avverte che Mosca potrebbe compiere passi asimmetrici e iniziare a fornire armi a lungo raggio (ai suoi alleati) per colpire i paesi che riforniscono l’Ucraina.
Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev ha osservato che “questo è un cambiamento molto significativo nella nostra politica estera… Ora gli Stati Uniti e i loro alleati sentiranno l’uso diretto delle armi russe da parte di terzi”.
Secondo Medvedev, i soggetti che potrebbero ricevere armi russe non sono stati volutamente nominati, ma potrebbero essere chiunque consideri gli Stati Uniti e i suoi alleati propri avversari.
Anche l’addetto stampa del capo dello Stato Dmitry Peskov, non ha indicato a quali Paesi o a chi la Russia potrebbe trasferire i suoi missili a lungo raggio, trasformando un conflitto peer conto dell NATO e deli Stati Uniti in una guerra mondiale vera e propria?
Ovviamente minacce e contro-minacce fanno ormai parte di questa guetrra ibrida che si gioca oltre che con il sangue, sulla propapanda e la disinformacia, ma va ricordato che ci sono più di 800 basi militari americanein tutto il mondo e molte di esse sono situate in zone estremamente sensibili e di maggiore pericolo o scontro militare.
Allo stesso tempo è indubitabile che esistono alleati della Russia in Iran, Siria, Iraq, Yemen e Libiadove già la tensione è al limite a causa delle tensioni in Mediorienre,
In effetti, come gli Stati Uniti, la Russia ha già iniziato a utilizzare tattiche di guerra per procurae anche Venezuela e Cubapotrebbero essere adatti allo scopo.
L’idea ormai diffusa fra i commentatori e gli esperti russi è che il superamento delle successive linee rosse poste da Mosca siano state progressivamente superate e occorra una reazione energica.
Il ragionamento è che la Russia non ha reagito adeguatamente alla fornitura successiva di missili quali i Javelins e i Patriots accompagnati dai carriarmati Challengers, Leopards e Abrams, mentre ora si va verso l’operatività dei caccia di caccia F-16e Macron promette i bombardieri francesi Mirage..
Storicamente un vero processo negoziale tra l’Occidente e l’URSS iniziò solo dopo la crisi dei Caraibi del 1992 con Krusciov che rimosse i suoi missili da Cuba e Kennedy i suoi dalla Turchia, ma oggi la situazione appare radicalmente cambiata perché in occidente è diffusa l’opinione che la Russia sia pronta ad accettare lo scenario di una terza guerra mondiale.
Di qui l’insistenza di molti , ormai non solo dei nazionalisti o degli estremisti russi, che venga adottata una politica dura e senza compromessi, ritornando anche ai test sulle armi nucleari o alla revoca del trattato peraltro mai ratificato dagli Stati Uniti.
Posizioni che non vanno sottovalutate se si considera che nella recente intervista alle agenzie di stampa, Putin ha dichiarato testualmente ”la Russia ha una dottrina nucleare la quale prevede che tutti i mezzi possano essere usati per rispondere ad azioni “che minacciano la sovranità e l’integrità territoriale” del Paese.
Tuttavia rispetto al 1992 anche il mondo è cambiato, così come sono mutati i rapporti geopolitici globali e pesa il ruolo di un convitato di petra: la Cina.
Anche se nel corso della stessa intervista il presidente russo ha parlato della “azione deterrente” e al “fattore di stabilità” che i due paesi esercitano globalmente” ricordando che la Russia “continuerà le esercitazioni militari congiunte con la Cina” è evidente che Pechino non ha alcun interesse all’allargamento del conflitto e tanto meno a una prospettiva di guerra nucleare anche solo con ordigni tattici.
E forse è proprio questo potrebbe essere l’abbaglio strategico di Biden che pensa di giocare su due tavoli partite differenti: economiche con la Cina e belliche con la Russia, dimenticando che oggi ad ogni azione corrisponde una reazione, globalmente non sempre prevedibile.
Si dice che “il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Questa frase, dal film The Butterfly Effect del 2004, riflette una realtà che fa paura….e oggi non si tratta proprio di minimi battiti d’ala, ma di permanenti boati..
