di Nadia Pietrafitta
(LaPresse) – Pronti via. Dopo aver staccato per qualche giorno, gli sherpa del centrodestra sono tornati al lavoro sulla legge elettorale. Una prima call nel primo pomeriggio di oggi e, solo se servirà, un’altra, di ‘rifinitura’ potrebbe esserci domani. È il calendario di palazzo Madama a imporre il rientro ‘anticipato’, già negli ultimi giorni di agosto. Scade, infatti, martedì 1 settembre alle 12, in commissione Affari costituzionali al Senato, il termine per la presentazione degli emendamenti da presentare alla riforma. Sul tavolo della maggioranza, la proposta già concordata, o quasi, sulle preferenze con annessa riequilibratura della rappresentanza di genere (anche se non è ancora definito se l’alternanza riguarderà anche i capilista) e la modifica del testo di Montecitorio dove prevede che i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3% non concorrono al calcolo della cifra nazionale di coalizione, con la sola eccezione del ‘miglior perdente’. Norma ‘anti frammentazione’ era stata ribattezzata, ma i forti dubbi di incostituzionalità dovrebbero portare a un suo sbianchettamento.
C’è poi il capitolo ballottaggio. Dopo la proposta lanciata da Marcello Pera, secondo la quale il premio di governabilità andrebbe alla coalizione che al primo turno ottiene il 48% dei voti e, se nessuno supera questa soglia, si svolge il secondo turno fra le prime due coalizioni a condizione che tutte e due abbiano superato il 38% dei voti, nel centrodestra il ragionamento è in corso. “Ancora nulla è deciso, perché decidono i leader, ma qualche spiraglio si è aperto. Nei prossimi giorni capiremo qualcosa in più, ci sono elementi tecnici e politici da valutare… certo nel primo testo alla Camera c’era ma rimane complicato inserire il ballottaggio a Costituzione invariata”, spiegano da FdI. Anche in Forza Italia aprono: “Noi potremmo essere d’accordo, ma per il momento nessuna decisione è stata presa”, viene ribadito, mentre la Lega resta piuttosto scettica sul doppio turno, da sempre “nemico” del centrodestra. La ‘partita’, in ogni caso, e di questo sono convinti tutti, si giocherà in aula (il testo verrà esaminato dal 9 e il voto finale è previsto il 15 settembre). In commissione, infatti, probabilmente non si arriverà a dare il mandato al relatore e quindi il testo, così prevede il regolamento di palazzo Madama, in assemblea ripartirà ‘dal via’ e tutti gli emendamenti eventualmente approvati decadranno.
Mentre la maggioranza valuta pro e contro, anche in chiave Vannacci, è l’opposizione ad andare all’attacco. “Giorgia Meloni vuole cambiare la legge elettorale ogni volta che le condizioni politiche diventano per lei sfavorevoli. Ora, preoccupata dall’ascesa di Vannacci e da Futuro Nazionale, pensa di introdurre il premio di maggioranza con il doppio turno per neutralizzare un possibile concorrente a destra. La maggioranza, da sempre contraria al doppio turno, vorrebbe modificare persino la legge che essa stessa ha proposto e approvato alla Camera, perché teme di perdere le elezioni. È l’ennesima conferma che questa destra ha in testa soltanto la conservazione del potere, non la qualità della nostra democrazia”, dice chiaro Angelo Bonelli. Anche per il Pd la tesi è questa: “Visto che i sondaggi sono parecchio diversi da quelli di sei mesi fa (il crollo della Lega e l’ascesa di Vannacci si sono accentuati) il centrodestra ventila la possibilità di introdurre un cambiamento di fondo – il ballottaggio nazionale per assegnare il premio – non in seguito allo svolgimento nel Paese di una discussione seria, ampia e inclusiva. Ma, di nuovo, solo per paura di perdere”, attacca Dario Parrini. “Più che di Stabilicum, si dovrebbe parlare infatti di Mutarellum: una legge che muta a seconda di ciò che Meloni e la maggioranza considerano al momento più conveniente, in questo caso l’alleanza con Vannacci”, gli fa eco da Più Europa Riccardo Magi. Calenda, che nel caso di un’inclusione di Vannacci nella coalizione di centrodestra aveva aperto a una “risposta straordinaria e coordinata da parte di tutte le forze politiche democratiche”, la dice a modo suo: “Ricapitolando il Governo si costruisce una legge elettorale su misura con un premio che scatta al 42% per assicurarsi la vittoria. Poi arriva un pirla che dice una idiozia al minuto, l’ultimo di una lunga serie, che sembra andar bene in sondaggi fatti con campioni ridicoli (1000 persone) e allora la maggioranza entra nel panico e inizia ad aggiungere altri pezzi di legge elettorale (ballottaggio) per cercare di mettere una pezza. Credo – chiosa il leader di Azione – che neppure in un paese del terzo mondo avvengano cose del genere”.
