L’Europa può bloccare la “flotta ombra” della Russia?
di Balthazar
Da oltre un anno, la questione dell’intercettazione delle navi della flotta ombra russa da parte delle marine della NATO è un tema ricorrente. Sono state discusse diverse opzioni, tra cui la chiusura completa del Mar Baltico alle navi in arrivo o in partenza dai porti russi.
Ipotesi sollevata con maggiore frequenza in Europa, in particolare nel Regno Unito e in Ucraina. Anche in Russia i canali Z – sostenitori della guerra in Ucraina – riportano periodicamente che le navi russe stanno per essere bloccate, tentando di sollevare indignazione per quelle linee rosse poste da Mosca che stanno sfumando di giorno in giorno. Ma questo è il gioco del “partito della guerra Russo”.
Di tanto in tanto i media governativi – quelli del “Partito della Pace” – riportano invece che la questione dell’intercettazione navale è quasi completamente risolta. Ameno finora,non c’è stato alcun blocco o intercettazione, tranne qualche sporadica eccezione ne Baltico.
Ma utte le navi sequestrate dagli europei sono state successivamente rilasciate, compresa la petroliera sequestrata dai francesi, con grande clamore, alla vigilia del discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a Davos.
Gli americani sono l’eccezione. In effetti, sequestrano le navi e le trattengono, comprese quelle che navigano sotto bandiera russa. Ma finora, gli Stati Uniti hanno agito in questo modo solo contro le petroliere che hanno violato il loro dichiarato blocco navale del Venezuela e hanno lasciato in pace le navi russe.
In altre parole, si parla molto di blocco navale della Russia, ma non è stato ancor fatto nulla. Perché? Vediamo di spiegarne le ragioni.
Partiamo dal diritto internazionale secondo il quale il sequestro di imbarcazioni in acque internazionali è vietato, a meno che non siano coinvolte in atti di pirateria, tratta degli schiavi o navighino senza bandiera.
Inoltre, se il sequestro di imbarcazioni diventa sistemico e si traduce in un blocco totale delle navi verso i porti di un determinato Paese – ed è proprio questo lo scenario in discussione in Europa per quanto riguarda le navi russe – si tratterebbe di “aggressione” – secondo la convenzione ONU paragonabile ad un atto di guerra contro uno stato sovrano, libero di usare tutti i mezzi per difendersi.
E’ ormai noto, che – anche alla luce degli atti americani di pirateria contro navi che trasportano petrolio venezuelano – il diritto internazionale negli ultimi tempi è caduto in disgrazia, ma Caracas non aveva certo i mezzi per una risposta militare e tanto meno avrebbe potuto contare un’azione drastica da parte della comunità internazionale.
Comunque questo del blocco navale sarebbe un argomento molto più appropriato rispetto, all'”opposizione della Russia all’adesione dell’Ucraina alla NATO”, per la quale – secondo il diritto internazionale – il desiderio di un Paese di aderire a un’alleanza militare non è un pretesto per la guerra, a differenza del blocco delle navi che invece lo è.
Ma se per il Venezuela il discorso passa in cavalleria, per la Russia invece il blocco delle spedizioni marittime rappresenta una grave minaccia per la che potrebbe rispondere in vari modi, non solo a vuote parole di protesta, ma con i fatti e anche con mezzi militari.
Nikolai Patrushev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, lo ha dichiarato in un’intervista rilasciata l’altro ieri, ha chiarito che senza una risposta dura la Russia potrebbe vedersi bloccato l’accesso all’ oceano Atlantico.
Mentre – sia detto per inciso – i porti russi nel Mar Baltico sono attualmente bloccati dalle acque ghiacciate che per il transito del naviglio necessitano di potenti “rompighiaccio”, almeno fino a Marzo inoltrato.
Si può anche presumere, ma non ne siamo certi, che la prima reazione di Mosca punti misure legali e diplomatiche, ma – lo ha detto lo stesso Patrushev – se la situazione non può essere risolta pacificamente interverrà la Marina militare e l’esercito..
Sulla base delle dichiarazioni di Patrushev, la linea d’azione della Russia potrebbe essere la seguente: in primo luogo, Mosca invierà note di protesta; in caso di fallimento, attaccherà le navi da guerra della NATO che bloccano il traffico marittimo e fallita anche questa opzione, la Russia lancerebbe attacchi missilistici contro obiettivi in Europa.
Tuttavia, la capacità della Russia di infliggere danni critici ai paesi della NATO e impedire l’intercettazione di navi in questo modo è piuttosto limitata, poiché la sua marina non è sufficiente a coprire tutte le rotte commerciali in Europa e tanto meno lo è la sua forza militare terrestre attualmente impegnata in Ucraina.
Allo stesso tempo, gli attacchi di rappresaglia da parte dei paesi della NATO potrebbero essere estremamente dolorosi per i russi, per non parlare della minaccia di attacchi terrestri, come un’offensiva polacca sull’enclave di Kaliningrad di cui scrive oggi ORE 12 con un altro articolo.
Pertanto, vi è un alto rischio che il conflitto relativo al blocco delle navi si intensifichi rapidamente al punto che Mosca utilizzi armi nucleari – l’unica arma in cui la Russia è pari alla NATO, ma nettamente superiore rispetto ai membri europei dell’Alleanza.
Se queste sono le poco confortanti prospettive gli Europei potrebbero attuare il blocco solo con il consenso e la copertura nucleare degli Stai Uniti, Ma la priorità di Washington – sotto ogni amministrazione – è sempre stata quella di evitare di essere trascinati in una guerra con la Russia a causa della minaccia di un’escalation nucleare. E non ci sono ancora segnali che questo approccio sia cambiato.
E mentre il principale paese della NATO, gli Stati Uniti, non è disposto a correre tali rischi nei confronti dell’Ucraina, esiste la possibilità che il blocco navale subisca la stessa sorte di altre idee europee audaci – ormai dimenticate – come la promessa di Emmanuel Macron del febbraio 2024 di inviare truppe europee in Ucraina, o la chiusura dei cieli ucraini ai missili russi, dopo che droni non identificati avevano sorvolato la Polonia.
Gli europei – soprattutto i “volenterosi” – potrebbero anche rischiare di agire autonomamente, come invoca Zelensky, gli ininfluenti Stati Baltici – e sotto sotto la loro esponente alla UE, la bellicosa Kaja Kallas – nel tentativo di mettere Washington di fronte al fatto compiuto e nella speranza che gli americani non abbandonino i loro alleati se la situazione peggiorasse.
Teoricamente, ciò è possibile vanificando ogni colloquio di pace in Ucraina, ma i rischi per l’Europa in questo scenario sono estremamente elevati. Si tratta di vedere sino a che punto alcuni leader europei sono disposti a tirare la corda, ma a questo punto verrebbe messa in gioco l’unità dell’Unione e della stessa NATO.
Nella foto il Baltico ghiacciato
