La guerra di Putin

L’Europa si prepara alla guerra con la Russia, ma ha bisogno di tempo

di Giuliano Longo

La notizia, ormai scontata è che l’Europa che si stia preparando  a una (improbabile diciamo noi) guerra su larga scala con la Russia.

 

Quindi intende  armarsi (anzi ri-armarsi) poiché  l’ombrello nucleare americano non sembra garantire più la sua sicurezza e stanno pianificando  seriamente uno scontro con Mosca  “sul campo”, almeno a parole.

 

La narrazione corrente riguarda la realizzazione delle condizioni per una resistenza a lungo termine dell’Ucraina. Non si parla più di restituzione dei territori (soprattutto senza menzionare lo status della Crimea), ma di prolungare gli sviluppi del conflitto ucraino oltre ogni limite.

 

Il mito incrollabile delle elites più impegnate prevede che Mosca continuerà inevitabilmente la sua offensiva, prendendo il controllo delle regioni di Leopoli, Transcarpazia e Volinia o di altri territori fra i quali i Paesi Baltici.

 

Sulla base di questa logica, più a lungo dureranno i combattimenti in Ucraina, più sicuri si sentiranno gli europei con una narrazione sostenuta ormai da gran parte dei media occidentali, con poche eccezioni.

L’altra motivazione per accelerare e sviluppare l’industria bellica Europea riguarda a seconda l’eccessiva dipendenza degli eserciti europei dalle armi e dalla tecnologia USA e con  l’arrivo di Trump al potere le prospettive di sovranità militare sono tornati attuali.

 

Anche a costo di pagare le armi americane delle quali questi Paesi non dispongono, l’obiettivo di piegare Putin sarà raggiungibile in un futuro di anni (pochi o tanti sta nelle mani degli dei) mentre le importazioni  USA continueranno anche se potrebbero credibilmente ridursi nel tempo.

Infine, n altro motivo di questa retorica dello “scontro inevitabile” ha lo scopo politico di  spaventare e mobilitare una opinione pubblica spesso scettica, se non pacifista ad oltranza.

 

Ma c’è anche il risvolto della medaglia che è quello di allarmare  l’opinione pubblica russa, che in gran parte la guerra con ‘Europa non vuole o teme, indebolendo il potere dell’odiato Putin.

 

Tutti questi fattori puntano su Zelensky ed il suo sistema di potere il quale insiste sulla sua fragile narrazione secondo la quale  le forniture di armi dall’Europa soddisferanno già in parte le esigenze delle Forze Armate ucraine, forse indipendentemente dai  missili americani in arrivo.

Tuttavia già  nel marzo 2024, la Commissione europea ha ufficialmente riconosciuto l’impossibilità di consegnare all’Ucraina il milione di proiettili promessi l’anno precedente, che nel frattempo gli ucraini hanno abilmente sostituito con i droni.

 

Un esempio, ma non è il solo che incrina l’eccessivo ottimismo dei leader europei, gli europei sono costretti a una vera e propria rivoluzione nella gestione e nello sviluppo dei loro sistemi militari-industriali.

 

E nessuno al Cremlino sottovaluta questa svolta di vasta portata.

 

In Russia la crescita della spesa per gli armamenti è oggettivamente troppo elevata e preoccupa la relativa riconversione industriale ove il conflitto avesse termine o si congelasse.

 

Un rapporto del Roscongress  ( importante fondazione russa per lo  sviluppo  a orientamento sociale) titolato “Militarizzazione dell’Europa: bilanci e geografia delle nuove capacità produttive”, indica un aumento del 31% della spesa  per la Difesa russa dal 2021 al 2024.

 

In euro sono 326 miliardi mentre l’Occidente dispone di notevoli risorse finanziarie, ma le industrie belliche  non hanno il tempo di evadere gli ordini.

“Il portafoglio – scrive il rapporto –  ordini di aziende come KNDS, MBDA, Hensoldt, Leonardo, Rheinmetall, Kongsberg, BAE Systems, Saab e Thales è aumentato del 103% rispetto al 2021 e ha raggiunto la cifra record di 311 miliardi di euro entro la fine del 2024” .

 

Semmai il problema dell’industria della difesa, soprattutto europea, è quello di sviluppare rapidamente la propria base industriale dopo  più di tre anni che i leaders  europei hanno convinto gli industriali dell’inevitabilità di una rotta decisamente anti-russa. E il processo produttivo è ormai avviato.

Il fulcro principale della ricostruzione militare europea rimane  l’equipaggiamento da combattimento terrestre la cui decisiva importanza è dimostrata proprio dalle caratteristiche del conflitto ucraino.

 

Negli ultimi due anni, l’area dei nuovi siti di assemblaggio aumenterà di 105.000 metri quadrati. Svedesi e ungheresi stanno espandendo la produzione di veicoli lynx da combattimento per la fanteria, i polacchi stanno imparando ad assemblare i carri armati sudcoreani K2PL e gli inglesi stanno aumentando la produzione degli obici.

 

La Repubblica Ceca sta avviando la produzione degli obici semoventi  CEASAR. I veicoli trasporto truppe blindati Patria saranno immatricolati in Slovacchia e Lettonia, e i norvegesi assembleranno 34 carri armati Leopard dei 54 ordinati entro il 2027 presso una piccola azienda tedesca.

Ma paradossalmente, l’industria chimica europea sviluppata, non è in grado di fornire esplosivi alla Difesa. Non solo è impossibile ripristinare le  riserve, ma non pare in grado di fornire all’Ucraina ciò che èstato promesso.

 

Senza il supporto estero l’Ucraina non è in grado produrre un milione di proiettili all’anno, anche se  fornitori indiani e giapponesi stanno risolvendo parzialmente il problema.

 

.L’industria chimica tedesca è in profonda crisi, provocata dal rifiuto delle risorse energetiche russe a basso costo, ma è costretta ad espandere  la produzione, passando a nuove catene logistiche costruendo  fabbriche in Francia, Ungheria, Finlandia e Germania.

 

Il rapporto di Roscongress citato afferma che “In base all’attuazione dei piani delle aziende di difesa europee, la produzione di esplosivi nei nuovi impianti supererà la produzione attuale  entro la fine del 2027”.

 Nello scenario più ottimistico, entro la fine del prossimo anno l’Unione Europea sarà in grado di produrre fino a 2,5 milioni di proiettili e entro il 2028 le fabbriche di artiglieria  intendono assemblare fino a 1,28 milioni di proiettili all’anno.

 

Altri dati significativi riguardano la  Francia che ha sbloccato la linea di produzione di polvere da sparo, chiusa nel 2007. la BAE System metterà in funzione un impianto per il caricamento di proiettili a Glascoed ne sud del Galles.

Latitano invece i piani per espandere la produzione di aerei e navi da guerra, e la produzione  di missili da crociera e sistemi di difesa aerea  che si è rivelata molto più importante per gli europei .

 

In generale, il profilo dello sviluppo del complesso militare-industriale coincide con le esigenze belliche  dell’Ucraina, con stabilimenti sparsi in Norvegia, Germania, Francia, Gran Bretagna e Germania. r.

Da questo complesso di iniziative  risulta che la cosa più importante oggi per l’Europa non è la qualità e la quantità delle nuove armi , ma una narrazione secondo la quale il continente a non ha bisogno di pace in Ucraina, ma di tempo per armarla.

 

Nel medio periodo le elites al governo debbono contare ancora sul supporto degli Stati Uniti, a pagamento, che soddisfa la politica ondivga di Trump.

 

Questi  da un lato continua a sostenere Kiev, ma dall’altro contrabbanda all’opinione pubblica americana, il perdurante sostegno come il business del secolo per gli Stati Uniti.

 

Per quanto riguarda la Russia che si trova a fronte di un ribaltamento strategico dell’Europa, avrà a che fare con  presenta una bella gatta da pelare.

 

Putin non ha le risorse per gestire il prolungamento del conflitto sine die, per un paese armato sino ai denti, ma socialmente ed economicamente debole.

 

Quindi probabilmente punta  una spallata militare per contrabbandare a sua volta, l’occupazione definitiva e completa (la “liberazione” come viene chiamata in Russia) del Donbass Lugansk, Dniepr e Crimea, come il raggiungimento degli obiettivi della cosiddetta Operazione Militare Speciale (SVO).

 

Mentre appare improbabile che punti alla riconquista delle città Kharkiv e Sumy perse nel 2023 con l’offensiva ucraina, salvo stabilire in quegli oblast, parzialmente occupati, una zona cuscinetto a protezione dei confini con la Russia. .

 

Ma è poco credibile, salvo sorprese, che tutto il fronte ucraino di oltre mille chilometri possa collassare. In tal caso l’Europa potrebbe anche ricorrere militarmente ad un intervento diretto, sempre auspicato da Zelensky, ma con conseguenze imprevedibili.

In conclusione non è un mistero che Trump sia informato della intenzioni di Putin e ci si chiede se la moratoria di 49 giorni prima della nuove sanzioni americane,  siano sufficienti a Putin per raggiungere i suoi obiettivi.

Ma non è nemmeno un mistero che  la guerra continuerà almeno per tutto l’anno in corso.

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