Esteri

L’India esclude la Turchia dalle sue rotte commerciali con due mega-corridoi

di Giuliano Longo (*)

Turchia e India non sono amiche. Entrambi i Paesi si alleano con i rispettivi avversari nelle immediate vicinanze. La Turchia con il Pakistan e l’India con Cipro, Grecia, Israele e Armenia. La Turchia sta armando il Pakistan e il Bangladesh nei pressi dell’India, mentre Nuova Delhi sta rafforzando le capacità militari dell’Armenia e della Grecia nei pressi della Turchia.

Entrambi i paesi sono inoltre impegnati in alleanze contrapposte sulla scena internazionale. La Turchia ha stretto un’alleanza trilaterale anti-India con Pakistan e Azerbaigian e starebbe anche valutando l’adesione all’accordo di mutua difesa tra Pakistan e Arabia Saudita, un’alleanza potenziale definita NATO islamica. L’India, d’altro canto, si sta alleando con gli Emirati Arabi Uniti, Israele, Grecia, Cipro e Armenia, con un occhio ancora benevolo verso la Russia.

L’India sta attualmente lavorando su due rotte commerciali internazionali che entrambe aggirano la Turchia.

Una rotta commerciale Asia-Europa è il Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC). Si tratta di una rete multimodale di 7.200 km che collega l’India con l’Asia centrale, la Russia e l’Europa attraverso l’Iran. Combinando rotte marittime, ferroviarie e stradali, mira a ridurre i tempi e i costi di transito di circa il 30% rispetto alle rotte tradizionali collega Mumbai, in India, a San Pietroburgo, in Russia. Sebbene la tratta sia ancora in fase di sviluppo, alcune spedizioni sono già state effettuate.

Contemporaneamente, l’India sta lavorando anche al Corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC). Il corridoio è un percorso proposto dall’India all’Europa attraverso gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, Israele e la Grecia.

L’iniziativa è stata lanciata tramite un Memorandum d’intesa (MoU) al vertice del G20 del 2023 a Nuova Delhi e potrebbe trasformare sia la sicurezza energetica globale che le reti commerciali. Ciò che accomuna entrambe le rotte commerciali è il fatto che aggirano la Turchia, una prevalentemente continentale passando a est e l’altra a ovest attraversando il Mediterraneo.

Si tratta di un duro colpo per Ankara, convinta che nessuna rotta commerciale Asia-Europa, né alcuna rotta commerciale attraverso il Mediterraneo, sia possibile senza la Turchia.

Inoltre, appena un mese dopo la guerra tra India e Pakistan nel maggio dello scorso anno, il Primo Ministro Modi ha visitato Cipro, visitando la Linea Verde, la zona cuscinetto demilitarizzata e pattugliata dalle Nazioni Unite che divide l’isola fra greci e turchi che la occupano per quasi un terzo dal 1974..

Un chiaro messaggio diretto ad Erdogan dopo che la Turchia ha apertamente sostenuto il Pakistan durante gli scontri dell’aprile dello scorso anno.

All’inizio di questa settimana, Modi ha visitato Israele. Durante il viaggio, il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha ricordato il coraggio dei soldati indiani che, durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1918 liberarono Haifa dall’occupazione turca ottomana.

È interessante notare che, mentre il Pakistan si trova a migliaia di chilometri di distanza da Israele e la Turchia a migliaia di chilometri di distanza dall’India, l’alleanza emergente tra Pakistan e Turchia, spesso in nome della Humma islamica, finisce per legare gli interessi dell’India a quelli di Israele.

All’inizio di questo mese, l’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett ha lanciato l’allarme: sta emergendo un nuovo asse, che comprendeva Turchia, Qatar, Fratelli Musulmani e il Pakistan dotato di armi nucleari.

I pericoli del radicalismo – detto – stanno crescendo ai nostri confini ha dichiarato – Un asse dei Fratelli Musulmani, sostenuto dalle armi nucleari pakistane, è guidato dalla Turchia. Dobbiamo collaborare in vari modi contro la minaccia iraniana e l’ostilità turca. La Turchia è il nuovo Iran”.

Allo stesso modo, quando il primo ministro israeliano Netanyahu ha proposto di lanciare un’alleanza anti-radicale, l’Hexagon, che includesse l’India, i legislatori pakistani l’hanno definita una minaccia per la Ummah islamica.

La proposta di Netanyahu di un “esagono di alleanze” mira a costruire una rete di partner, tra cui Israele, India, Grecia, Cipro e nazioni arabe, africane e asiatiche non specificate, per contrastare quello che ha definito “l’asse sciita radicale” (gruppi legati all’Iran) e un “asse sunnita radicale emergente con riferimento alla alleanza emergente tra Turchia, Pakistan, Arabia Saudita e forse Qatar.

Il raggruppamento proposto come “esagono di alleanze” è stato descritto in una risoluzione del Senato del Parlamento pakistano come una minaccia alla pace e alla stabilità regionale e internazionale. La risoluzione descriveva la proposta come una “vile propensione della leadership della potenza occupante israeliana a sminuire l’unità e l’integrità della Ummah musulmana per motivi politici e ideologici”.

Mentre i media indiani riportano che “Israele, insieme alla Grecia, a Cipro greca, all’India e a due paesi della regione i cui nomi non sono stati resi noti, sta formando un ‘fronte di sei paesi’ contro la Turchia”.

Sebbene l'”esagono di alleanze” di Israele contro l’emergente asse sunnita radicale possa essere diretto contro la Turchia, leggere recente la guerra Afghanistan-Pakistan come una conseguenza diretta di questa alleanza è una forzatura, ben più importanti per la L’India sono gli interessi economico commerciali confermati con i recenti accordi con la UE.

Ma le nuove rotte sono anche un modo per alleggerire le pressioni americane frutto di quell’accordo con Trump che ha come obiettivo il totale strangolamento dell’import di risorse energetiche russe, mentre quello degli armamenti è ancora in bilico considerando che l’esercito indiano si basa ancora in parte sui sistemi di difesa aerea russi.

In questo senso il corridoio INSC che ha come terminale Sam Pietroburgo in parte già avviato così come quello IMEC dal Mediterraneo finiscono per essere scelte geopolitiche, quanto gradite da Washington è ancora tutto da vedere, ma sicuramente gradite alla Unione Europea, sicuramente quella che favorisce la Grecia.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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