di Wladymiro Wysocki*
Di intelligenza artificiale (A.I.) ormai è da tempo che ne stiamo parlando su tutti i mezzi di comunicazione e in questi mesi è maggiormente incalzante anche a seguito degli incontri della nostra Presidente del Consiglio con Elon Musk, Bill Gates. Tutti parlano di intelligenza artificiale nell’acronimo di A.I., ma esattamente cosa è?
Ascoltando diversi interventi televisivi o leggendo alcune letture forse non è ben chiaro anche perché è un qualcosa di talmente nuovo che solo coloro che sono addetti ai lavori
sanno esattamente il suo potenziale e cosa sia realmente.
È doveroso spendere due righe e fare una distinzione tra robotica, domotica e poi intelligenza artificiale.
Dall’enciclopedia sul sito treccani.it vediamo le definizioni:
Robotica: “La robotica è quel settore delle scienze nell’ingegneria che ha per oggetto lo studio e la realizzazione dei robot”.
Domotica: “Lo studio e l’applicazione di un complesso di tecnologie basate sull’ingegneria informatica ed elettronica, aventi per obiettivo la realizzazione di una serie di dispositivi integrati che permettano di automatizzare e facilitare l’adempimento delle varie operazioni solitamente svolte in un edificio.”
Intelligenza Artificiale: “Disciplina che studia se e in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l’uso di un computer. Tale ricerca si sviluppa
secondo due percorsi complementari: da un lato l’i. artificiale cerca di avvicinare il funzionamento dei computer alle capacità dell’intelligenza umana, dall’altro usa le
simulazioni informatiche per fare ipotesi sui meccanismi utilizzati dalla mente umana.”
L’intelligenza artificiale è sicuramente un aspetto positivo nel panorama delle innovazioni tecnologiche, le quali hanno portato tanti benefici in termini di sviluppo, ricerca, progresso,
comfort ma dobbiamo porci delle domande essenziali.
In questo articolo non voglio avere la pretesa di dare completezza assoluta, anche perché impossibile in un scritto breve, ma sollevare delle riflessioni sulle quali ragionare.
Quali possono essere le ripercussioni dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro?, come sarà la convivenza dell’uomo con la nuova tecnologia? E le tutele del lavoratore? Quali vantaggi o come si può ottimizzare per la sicurezza sul lavoro? Sicuramente dobbiamo lavorare ancora molto per stabilire le regole per tutelare i lavoratori
in tutte le forme del lavoro e nelle varie modalità in cui viene svolta la prestazione lavorativa.
Una regolamentazione legislativa del lavoro a tutela dei lavoratori con l’utilizzo dell’AI considerando le parti sociali, le associazioni datoriali.
La diffusione dell’ AI è un tema complesso non solo nella definizione ma anche nelle potenzialità che può sviluppare e al tempo stesso dei limiti e delle criticità della stessa.
Ovviamente l’intelligenza artificiale darà modo anche di sviluppare delle opportunità nuove di lavoro.
Dobbiamo capire come tutto questo farà reagire il mondo del lavoro.
Un tema che non si deve trascurare è ovviamente le Politiche attive, come andranno a dare risposta concreta tra domanda e offerta. Il nostro punto di riferimento è e deve essere il lavoro umano e la sua tutela.
Pertanto il lavoro deve essere tutelato in tutte le sue forme e applicazioni, come la stessa Costituzione Italiana recita all’articolo 35, e dobbiamo capire come l’ AI possa essere un vantaggio e non uno svantaggio.
Parliamo di intelligenza artificiale cognitiva, generativa ovvero che impara, quindi incrementa le proprie conoscenze.
Questo vuol dire che è in grado di generare dati per sviluppare elaborare altri dati, da sottoporre e utilizzare.
Quindi parliamo di una forma informatica che si auto alimenta di informazioni e che è in grado in maniera “autonoma” di sviluppare.
Ovviamente non sono un tecnico in materia e me ne guardo bene di andare nel dettaglio ma leggendo e ascoltando i vari interventi di questo si parla.
Riflettiamo un momento nel caso di un utilizzo dell’intelligenza artificiale non tanto nelle grandi aziende o multi nazionali, ma pensiamo alle piccolissime, piccole e medie aziende che sono il 95% delle attività nazionale.
Come andremo a utilizzare e a organizzare il rapporto uomo-AI? È una riflessione alla quale oggi non abbiamo ovviamente tutte le risposte ma che, vista la velocità di sviluppo, dobbiamo fermarci e riflettere.
Sicuramente la dobbiamo pensare come uno strumento valido per migliorare le performance lavorative, immaginiamo tutti i vantaggi nel campo medico ad esempio, ma non dobbiamo pensare che sia uno strumento sostitutivo dell’uomo. Ragioniamo nell’ottica della formazione dei lavoratori non solo professionalizzante ma anche dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, in grado di rispondere all’utilizzo di strumenti di nuova generazione.
Ad oggi non siamo pronti per una specifica formazione ed addestramento dei lavoratori per metterli in condizioni di utilizzare tale strumento e onestamente spero che non ci sia la classica improvvisazione o che si debba correre ai ripari in affanno.
Questo vuol dire che anche il nostro Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro il D. Lgs.
81/08 e s.m.i. deve essere rivisto e soprattutto in questo periodo che si sta cercando di dare risposta agli addetti ai lavori sul tanto attesto nuovo Accordo Stato Regioni proprio in tema di formazione.
Sarà pensato anche per una nuova modalità di erogazione della formazione per renderla più efficace? Siamo in attesa.
Per fare questo anche i tecnici devono essere pronti per formare a loro volta lavoratori, titolari di aziende, ma anche per valutare al meglio i rischi e pericoli del DVR (Documento
di Valutazione dei Rischi).
Quindi cambia tutto uno scenario del mondo del lavoro, dove ancora non siamo pronti a relazionarci ma che dobbiamo tenere conto.
È necessario mettersi al tavolo di lavoro con le istituzioni tutti insieme, tra associazioni, sindacati, tecnici, addetti ai lavori, per capire come e cosa fare e come approcciare il tutto. L’ Intelligenza Artificiale non deve, non sarà e non potrà essere mai un sostituto dei lavoratori ma uno strumento di supporto anche nel mondo della sicurezza sul lavoro la quale potrà essere impiegata per sviluppare nuovi DPI Dispositivi di Protezione Individuale), elaborare, simulare eventi e situazioni, procedure di lavoro.
Uno strumento, quindi, per ottimizzare al massimo la valutazione dei pericoli e rischi di una azienda nel DVR in quanto potrà elaborare dati acquisiti per il riconoscimento dei pericoli e nuovi pericoli che inevitabilmente tale utilizzo comporterà.
L’intelligenza Artificiale ci sarà utile per evitare quelle errate modalità di lavoro che spesso vengono erroneamente applicate con gravi conseguenze in termini di vita umana, se
pensiamo alle morti, malattie professionali e infortuni sul lavoro. Per questo dobbiamo capire come sarà la nuova regolamentazione per la tutela dei diritti dei lavoratori e come questa condivisione del mondo del lavoro con la tecnologia possa coesistere.
Forse sarà l’occasione per rivedere anche lo statuto dei lavoratori fermo ormai alla legge n.300 del 1970.
Ma volutamente voglio chiudere con una domanda di riflessione.
Siamo veramente pronti a utilizzare il potenziale dell’Intelligenza Artificiale? Fin dove ci vogliamo spingere?
Siamo d’accordo che l’evoluzione non debba essere imbrigliata ma sicuramente normata, controllata, gestita e utilizzata da persone capaci, preparate e addestrate ad utilizzarla.
Arch. Jr. Wladymiro Wysocki
*Esperto di sicurezza sul lavoro
