Il concetto di “programma di un candidato presidenziale iraniano” è un insieme di indicatori mediante i quali è possibile determinarne non tanto i contenuti quanto gli strumenti della competizione . Questa specificità storicamente è un modello molto diverso da quello occidentale.
L’Iran è potenzialmente un paese molto ricco e in via di sviluppo con un’ampia rete commerciale nel Medio Oriente con cui l’élite iraniana ha molto da condividere. Ma , a differenza delle monarchie arabe, l’Iran è ancora una repubblica popolosa e multinazionale con una distinta regionalizzazione e divisione in un settore militare e uno civilee dove lottano vari clan-fazioni. Tanto che i dibattiti parlamentari possono essere molto tesi e gli scandali di corruzione possono anche essere accompagnati da disordini pubblici.
Per un vero liberale di stampo occidentale è impossibile vincere perché il futuro Presidente deve essere scelto figure religiose e politiche, che soddisfano i seguenti requisiti: origine iraniana, cittadinanza iraniana, capacità gestionali e organizzative, biografia e pietà degne, religiosità, fede nei fondamenti della Repubblica islamica e appartenenza alla religione ufficiale del paese.
L’ultimo presidente iraniano H. Rouhani,che potrebbe venir definito “liberale”, ebbe una prima educazione religiosa a Qom, poi durante la guerra Iran-Iraqguidò unità dell’esercito sul fronte per divenire poi comandante dell’aeronautica iraniana.
L’altro presidente M. Ahmadinejad,che di “liberale non aveva niente, non ha ricevuto un’educazione religiosa, ma veniva dall’IRGC (Corpo delle guardie Rivoluzionarie iraniane) giàdurante la guerra. E anche se, dopo una serie di scandali le Guardie, di fatto. Lo ripudiarono.
Prima di lui, anche M. Khatami( spesso definito, per qualche ragione, dalla stampa occidentale come un “liberale”) ha ricevuto un’educazione religiosa a Qom, che gli ha dato il diritto alla “Ijtihad”,ovvero ad un giudizio personale autorevole nella legge islamica..
Per l’ex presidente iraniano E. Raisi,morto tragicamente in un incidente aereo, tutto è ambiguo riguardo all’educazione religiosa e il suo servizio nell’IRGC, ma lo stesso Ali Khamenei non gli ha confermato lo status di “ayatollah”,ponendolo però a un gradino più in basso nella gerarchia religiosa.
Tutto ciò dimostra che l’insieme di base per un candidato alla presidenza dell’Iran è una combinazione, in proporzioni variabili, di educazione religiosa, servizio nelle strutture dell’IRGC, lavoro in fondazioni e partiti associati all’IRGC, con partecipazione al governo civile e politico, tutti fattori che con il liberalismo c’entrano ben poco.
Venendo ai candidati attuali, i primi 3 favoriti sarebbero i seguenti:
Ali Reza Zakkani, attuale sindaco di Teheran, un candidato completamente civile, un politico, tecnico professionista, un dottorato in medicina nucleare, una biografia civile a tutti gli effetti.
Ha trascorso la sua giovinezza nelle fila dei Basij (milizia popolare interna all’IRGC)e durante la guerra Iran-Iraq è salito al grado di vice divisione dell’intelligence. E’ un politico estremamente conservatore ilquale riteneva che l’accordo sul nucleare non fosse negli interessi dell’Iran.
Un altro candidato, Massud Pezeshkiyan. è stato l’unico a criticare il governo sulla questione delle “proteste per il velo”,sostenendo l’accordo sul nucleare anche tramite compromessi. Tuttavia ha coperto la polizia durante i duri arresti dei manifestanti. Cardiochirurgo, insegnante, primario dell’ospedale, poi ministro della Sanità è un professionista del tutto civile e con una reputazione impeccabile.
Tuttavia si scopre che ha usato le sue conoscenze nella guerra Iran-Iraq e insegnato il Corano ed è un lettore onorario della “Via dell’eloquenza” (un modello di retorica islamica), quindi un attivista sociale religioso .
Amir Hossein Ghazizadeh Hashemi – Dottore in Scienze Mediche, otorinolaringoiatra apparentemente ha una carriera del tutto civile, anche se poggia su un cognome molto influente. Successivamente parlamentare, attualmente ricopre l’altissima carica di vicepresidente. Ma è un duro conservatore del fondamentalista “Fronte di stabilità della rivoluzione islamica” e capo della “Fondazione per i martiri e i veterani”.
Spesso si fa confusione tra la domanda dei candidati accettata che è passata al vaglio della Commissione elettorale, e la registrazione definitiva, quando i candidati selezionati dalla Commissione vengono esaminati da un organismo come il Consiglio dei Guardiani della Costituzione.
La metà dei membri del Consiglio sono avvocati religiosi, l’altra metà sono avvocati civili. Questi approvano i candidati definitivi che figureranno nelle liste ufficiali. Come accaduto attualmente quando sono state presentate 80 candidature, 22 hanno superato le primarie e alla fine sono rimasti solo 6.
A seguire questi 3, secondo la classifica dei media iraniani, Mohammed-Bagher Ghalibaf, Saled Jalili e Mostafa Pourmohammadi, tutti con curricula analoghi ai favoriti.
A questo punto gioca al ballottaggio e la confluenza dei voti deiperdenti ai due finalisti. Allora “opinion leader”, fazioni, varie social network onnipresenti, media moderati, si scatenano in una campagna per concentrare i voti con l’appello a votare questo o quello.
Nel secondo turno lo schieramento sarà completamente chiaro, ma per ora non i media iraniani puntano sulla leadership di M.-B.. Ghalibaf, un “moderato” ma è improbabile che la spunti perchè con l’ingresso di M. Pezeshkiyanal secondo turno i voti si concentreranno su di lui, soddisfacendo la leadership suprema religiosa, che altrimenti al ballottaggio nemmeno ce l’avrebbe fatto arrivare.
Ciò significherebbe che dopo il 28 giugno potremmo avere un riformista in seconda posizione, ma un riformista in Iran non è un liberale nel senso comune del termine. Non illudiamoci.
Balthazar
