Politica

Liste d’attesa, un Decreto ad hoc per trovare una parziale soluzione 

 

Da un Cup unico regionale o infraregionale, il monitoraggio sulle liste d’attesa affidato all’Agenas, un ispettorato generale di controllo sull’assistenza sanitaria fino all’introduzione di visite ed esami il sabato e la domenica. Sono le misure principali contenute nel decreto legge anti liste di attesa, secondo una bozza di sette articoli del provvedimento.  Ci sarà anche unregistro nazionale delle segnalazioni dei cittadini sui disservizi; aumento delle tariffe orarie del 20% per il personale che dovrà prestare servizi aggiuntivi contro le liste d’attesa con una tassazione ridotta al 15% e 100 milioni di euro per avvalersi di specialisti ambulatoriali interni per recuperare le liste d’attesa. Nella bozza di 7 articoli è previsto un Cup unico, la possibilità di effettuare esami nel weekend e la nascita di una Piattaforma nazionale per le liste d’attesa (da istituire presso l’Agenas, agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), con l’obiettivo di disporre un monitoraggio puntuale e reale dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie. La necessità di un nuovo sistema di monitoraggio era stata più volte evidenziata dal ministro stesso, per conoscere esattamente i tempi di attesa prestazione per prestazione, regione per regione. La piattaforma nazionale, nelle intenzioni del provvedimento, dovrà dialogare con quelle regionali delle liste di attesa, garantendo l’interoperabilità (le linee guida saranno definite in un decreto del ministro della Salute). E il nuovo sistema supererà quello attuale che non consente di conoscere l’offerta di prestazioni rispetto alla domanda e non ha permesso finora di avere un quadro reale dei tempi di attesa sui territori. “Dal primo gennaio 2025 sarà abolito il tetto di spesa per il personale sanitario”. Lo ha annunciato il ministro della Salute Orazio Schillaci, presentando in conferenza stampa a Palazzo Chigi il Dl anti-liste d’attesa approvato dal Cdm. Estensione poi degli orari per le viste diagnostiche e specialistiche di sabato e domenica.

“Non è più accettabile – ha aggiunto il ministro – che in tante realità ci siano liste chiuse, devono rimanere sempre aperte, il singolo professionista non deve fare più prestazioni in intramoenia che prestazioni pubbliche: da monitoraggi a campione risulta drammaticamente che si fanno anche 9 prestazioni nel pubblico rispetto a 90 in intramoenia”.

Related posts

Meloni: “Infantile dire che l’Italia, prima o poi, dovrà scegliere tra Ue e Usa”

Redazione Ore 12

Meloni difende la sua manovra: “Risorse a disposizione ristrette, ma la priorità è la crescita”

Redazione Ore 12

Appello dalle Università: “NO ad una riforma maldestra e pericolosa che stravolge gli equilibri della nostra Costituzione”

Redazione Ore 12