di Gianfranco Piazzolla
Tra le tante attenzioni statistiche dei nostri giorni non potevano passare inosservati gli interessanti dati relativi al fenomeno di migrazione dall’Italia verso l’estero.
Dal 1861 ai primi anni ottanta si sono verificati in totale circa trenta milioni di partenze a titolo definitivo verso l’estero, passando ovviamente da periodi particolari come il ventennio 1915 – 1935 dove vi fu una massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti e il Sud America.
Periodi particolari sia per condizione economica che per guerre e dittature.
All’epoca la povertà si sentiva a pelle nonostante, sia pur lenti, il progresso e l’innovazione cominciavano ad emergere come la grande inventiva italiana nel campo della meccanica e delle automobili.
Per anni molti Italiani si affermarono con le loro qualità fuori dal nostro paese come tanti altri divennero famosi per essere dei mafiosi o criminali.
Non una costante, come spesso ripetuto fino alla noia da tanti detrattori dell’italianità nel mondo, ma un fenomeno normale che se ben analizzato vede le stesse casistiche anche per altri paesi, come l’Irlanda, la Spagna e altri paesi europei.
Sentire sempre le stesse frasi stereotipate sugli italiani nel mondo ha dato non poca irritazione a tutti gli italiani e dimostra che anche gli altri popoli hanno le loro malevoli limitazioni culturali al loro interno.
Dal dopoguerra a metà degli anni 50 molti altri connazionali continuarono a trovare fortuna fuori ma con il boom economico dal 1956 al 1964 Vi fu un freno all’emigrazione verso estero e si attivò il fenomeno migratorio intero da sud a nord.
Il sud depresso e povero da una parte e il nord sviluppato e pieno di infrastrutture dall’altra ma con mancanza di manodopera per le sue fabbriche.
E proprio mentre l’Italia vedeva il suo pil aumentare al 4,5 per cento i turni di lavoro diventarono talmente massacranti da attivare le lotte sindacali e della classe operaia che in pochi anni riuscì a raggiungere obiettivi di tutela senza precedenti.
Finito il boom il fenomeno migratorio verso l’estero non aumento, anzi, dai duecentocinquantamila espatri di media dei decenni precedenti si arrivò a circa sessantamila uscite all’anno su una popolazione aumentata demograficamente fino a 55 milioni di abitanti.
Poi dal 1985 al 2000 i flussi migratori in uscita dall’Italia furono molto limitati prevalentemente ad aree europee limitrofe con numeri veramente irrisori.
Uno stop all’emigrazione verso l’estero anche per il mini boom economico che si verificò tra il 1982 e il 1992 dove il paese era arrivato ad essere la quarta potenza mondiale economica e le nostre manifatture, industrie alimentari, della moda e automobilistiche primeggiavano in tutto il pianeta.
Ma qualcosa cambia dal 2000 in avanti.
Proprio in questi venticinque anni la storia, gli scenari geopolitici ed economiche hanno un brusco cambiamento nell’arco di pochi anni.
Tra i disastri politici intervallati da deleterie alternanze tra destre e sinistre, da una classe dirigente scadente e da governi tecnici tra i peggiori della storia repubblicana il paese ripiomba pian piano in un incremento del debito pubblico insostenibile e nel crollo dell’industria di nicchia italiana con tutta la filiera delle microimprese e della manifattura.
Uno stato aggressivo, con tasse altissime servizi scadenti e welfare a pezzi anche per immigrazione incontrollata sostenuta da discutibili politiche Ue comincia a sfaldarsi in ogni suo tessuto sociale ed economico.
Il fenomeno migratorio dall’Italia verso l’estero comincia così a tornare massiccio e superare di media le centotrentamila partenze annue molte delle quali senza ritorno e con un futuro assicurato in paesi migliori del nostro.
Il mancato premio degli sforzi e del merito di studenti e lavoratori autonomi costringe gli stessi a salvaguardare le loro fatiche non corrisposte da uno stato predatorio dei denari altrui , pieno di burocrazia e disfunzionale.
Ad oggi non pare invertirsi questo trend nonostante la detassazione fiscale per il rientro dei cervelli, assai pochi a dire il vero, perché se si ha cervello è meglio starsene lontani il più possibile dall’Italia di oggi.
E mentre perdiamo popolazione qualificata acquistiamo anche problemi a non finire da una immigrazione in entrata dai paesi martoriati da guerre e fame dove vige la legge del più forte di cui sovente abbiamo prova nelle nostre piazze e nelle nostre città ridotte ad un far west.
Non a caso anche l’ordine pubblico è ad altissimo rischio considerato che gli organi preposti al controllo del territorio devono fare i conti con lo stato stesso se provano ad usare i legittimi mezzi per il rispetto della legge.
Di questo passo si prevede un aumento a circa 180 mila uscite annue per i prossimi 10 anni.
(*) Presidente Confimprese Viterbo
Giunta esecutiva Lazio di Confimprese Italia
