di Giuliano Longo
A oltre due anni dall’inizio della guerra in ucraina e a fronte di una evidente e pericolosissima escalation, in Occidente si vuole dipingere Putincome un dittatore spietato, un criminale come l’ha definito Biden, bramoso di conquiste territoriali, mentre la Russia è un Paese in catene per tutti i suoi 10 fusi orari dai Confini dell’Europa allo stretto di Bering con l’Alaska.
Certo la Russia gode di una risicata parvenza di democrazia che certamente nemmeno ‘occidentalissimo non poteva Eltzin e forse nemmeno Gorbaciovpotevano vantare. Semmai quest’ultimo vagheggiava che mirava ad una sorta di “socialismo dal volto umano”come avrebbe voluto Dubcek a Praga, scalzato dai carri armati sovietici.
Ma c’è da chiedersi chi è veramente Putin? Come giustifica l’invasione? Cos’è la Russia oggi? Vladimir continua a giustificare l’invasione con la «liquidazione »della minaccia rappresentata dagli «ucronazi », (il cosiddetto «regime neonazista» ucraino).
Ma anche con,la necessità di recuperare l terre «storicamente» russe, agitando l’imperativo di difendersi dall’aggressione di un «Occidente collettivo» sempre più «demonizzato ».
IL tutto con una guerra spietata, che solo dalla fine dello scorso anno ha abbandonato l’ipocrita definizione linguistica «operazione militare speciale»che avrebbe dovuto mascherare la crudezza di una invasione che avrebbe sconvolto il mondo e riattivato (in peggio) il clima della “guerra fredda”con ’Urss, sino alla cupa prospettiva di un conflitto nucleare.
Molti in Occidente, in particolare polacchi, baltici e in parte i governi occidentali gli Stati Uniti, dipingono la Russia pronta ad invadere da un momento all’altro l’Europa, obiettivo di uno Tzar Mad Vlad assetato di sangue..
Ma l di là della inevitabile propaganda e disinformacja bellica c’è un aspetto che va considerato: l’aspetto ideoligico del conflitto alimentato da Mosca: il “mondo russo” (il Russkij mir).
Che è un fatto culturale ed ideologico prima ancora che geopolitico per un Paese armato sino ai denti, ma che soffre di denatalità (come tutti in Occidente) di una economia fondata sull’’esportazione di materie prime e oggi drogata dall’industria bellica.
Sfugge, nel fragore delle armi più sofisticate e letatali, la natura ideologica del conflitto giustificato dall necessaria difesa del iRusskij mir) che dalla caduta dell’Unione Sovietica nel 1992 viene minacciato dall’Occidente. minaccia questa realtà.
Al Russkij mir, una formulazione che evoca il panslavismo dell’800 seppellito dalla rivoluzione bolscevica, vi appartengono cittadini di etnia russa ( russkie) o di cittadinanza russa, i connazionali all’estero, gli emigrati.
Cemento ideologico resuscitato dalle ceneri del comunismo con pquella religione ortodossa, a guida del Patriarcato di Moscache negli ultimi 30 anni ha rilanciato riti e tradizioni. Senza dimenticare che agli inizi dell’invasione nazista lo stesso Stalin invocò e ottenne il forte sostegno della chiesa russa.
La dimensione astratta del Mir includerebbe quindi Russia, Ucraina e Bielorussia(e in alcune aree di forte maggioranza russofona anche Moldavia e Kazakistan, esclusi i Balticiche pure in Estonia vedono un 30% di popolazione russofona.
Una dimensione geografica e religioso-culturale di questo “mondo russo” che avrebbe un suo centro politico comune (Mosca), una lingua comune (il russo), una chiesa comune (Patriarcato di Mosca) che «opera in “sintonia” con Putin e ne difende le ragioni del conflitto ucraino.
Nella definizione del Russkij mir , per assurdo in contrapposizione ai cosiddetti “valori dell’Occidente”, si coglie il carattere potenzialmente e storicamente totalitariodella Russia, tanto che ida tempo caratterizza la strategia di politica estera della Federazione.
Se l’Occidente pare determinato a piegare la Russi escludendo per il momento ogni prospettiva di pace che non veda l’illusoria speranza di una Ucraina vincitrice,in Russia questa ideologia, questo, nazionalismo etnico e culturale ha salde radici che nemmeno il periodo dell’inziale “liberismo ruggente”degli anni 90 è riuscitoa scalfire sia pure fra una popolazione allora immiserite l’arricchimento scandaloso e predatori dei suoi innumerevoli “boiardi”.
Questa è una delle ragioni per cui questa guerra millanta ideologie e valori contrapposti, con la differenza che quelli nostri dell’Occidente non sono più egemoni nel Globo.
Sperare che la Russia venga fiaccata dopo un secolo di Rivoluzione, guerra civile, repressione staliniana, guerra antinazista con 24 milioni di morti e infine miseria dilagante con la fine dell’Era Sovietica, potrebbe essere un grande abbaglio strategico, anzi geopolitico.
Perché è vero che soldi e sangue fanno le guerre, quelle del ventesimo e ventunesimo secolo si sono nutrite o si nutrono anche di ideologie, che non sono il sale della terra, ma giustificano le sofferenze.
A ben vedere il controverso e discusso abbraccio ucraino ai valori dell’Occidente dell’Ucraina ne è un esempio.
aggiornamento la crisi russo ucraina ore 14.43
