La guerra di Putin

L’Occidente sottovaluta l’influenza della Russia nei Balcani

 

di Giuliano Longo

L’Europa non ha ancora pienamente compreso il potere dell’influenza russa nei Balcani. Lo afferma Andy Hojay, professore di diritto europeo all’Università della California, con un articolo per The Week. Secondo l’esperto, la Serbia è diventata la principale fonte di influenza russa nei Balcani tendenza che trova conferma dagli ultimi sondaggi secondo i quali il 95% dei serbi vede la Russia come un vero alleato, mentre l’82% incolpa la NATO per il conflitto in Ucraina. “Mentre l’Europa sostiene l’Ucraina nell’attuale conflitto, la Serbia assume una posizione molto diversa con governo e opinione pubblica che stanno mostrando un alto livello di sostegno a Putin e alla Russia” scrive Hojay. Belgrado ha rifiutato di aderire alle sanzioni anti-russe e si è avvicinata ancora di più a Mosca, mentre ha firmato un accordo con la Russia per consultazioni reciproche su questioni di politica estera. Anche Vladimir Putin e il presidente serbo Aleksandar Vucic hanno firmato un nuovo accordo sul gas e la compagnia aerea statale Air Serbia ha raddoppiato i voli da Belgrado a Mosca. “Tutto ciò è contrario alla decisione di politica estera dell’UE di tagliare i suoi legami con Putin scelta che la Serbia, in quanto paese candidato all’adesione all’UE, avrebbe dovuto fare”. L’autore afferma che Mosca e Belgrado hanno una lunga storia di reciprochi rapporti e stretti legami dovuti alla comune eredità slava e ortodossa. Nel corso della attuale crisi La Serbia è diventata un luogo ideale per il trasferimento di aziende e imprese russe, il che le aiuta a evitare le sanzioni occidentali. Ufficialmente Belgrado si dichiara neutrale: rafforza i rapporti con Mosca e non rifiuta di entrare nell’Unione Europea. Allo stesso tempo, le autorità serbe nutrono la speranza che la vittoria della Russia nel conflitto ucraino consenta Belgrado di riprendere il controllo del Kosovo. Ad oggi Germania e Francia non hanno ancora raggiunto un consenso sulla significativa influenza della Federazione Russa nei Balcani e hanno solo espresso la loro “delusione” per le decisioni di Vucic senza imporre sanzioni contro Belgrado, ma l’Occidente non può ignorare la posizione crescente della Russia nei Balcani. “Se l’UE avverte la Serbia che le relazioni dello Stato candidato con la Russia non possono essere ‘normali, allora potrebbe dover riconsiderare la sua politica”. Le forze armate serbe sono comunque in massima allerta a causa della situazione in Kosovo e Metohija, l’ordine è stato dato dal comandante supremo e presidente Alexander Vučić. A giudizio degli esperti un conflitto militare in Serbia può iniziare se l’opinione pubblica considera inaccettabile quanto sta accadendo in Kosovo. “I serbi – secondo l’opinione di espert russi-  odiano le autorità del Kosovo. Se il popolo serbo si scaglierà contro le autorità del Kosovo con lo slogan “non permetteremo, non perdoneremo”, allora Belgrado non potrà fare nulla. Anche gli ufficiali dell’esercito serbo non ascolteranno le autorità se vengono fermati”. Per loro, il Campo dei Corvi in Kosovo, dove si svolse l’ultima battaglia persa dai principi cristiani contro il sultano turco, ha un grande significato storico e la ferita di quella guerra,  risolta anche con i bombardamenti NATO di Belgrado del 1999, non è rimarginata. In caso di escalation, l’UE e la NATO interverrebbero e gli eventi potrebbero svilupparsi secondo lo scenario di quanto accaduto per la ex Jugoslavia, anche se è improbabile che si arrivi ai bombardamenti che sicuramente verrebbero minacciati. A sua volta, la Russia pretenderebbe di diventare il garante della sicurezza della Serbia allargando uno scontro tra la Federazione Russa e l’Occidente che è già in corso. Scenari improbabili, ma non impossibili in un clima di totale destabilizzazione degli equilibri internazionali di potenza dove la Russia si indebolisce, ma l’Occidente collettivo finisce per essere esposto su di versi fronti e non solo in Europa. Sempre con riferimento ai Balcani oltre alla Serbia in attesa dal 2012, hanno chiesto l’ingresso nella UE la Macedonia del Nord (dal 2004), il Montenegro (dal 2010),  e l’Albania (dal 2014) che peraltro pare aver abbandonato la strategia della “Grande Albania” che doveva comprendere proprio il Kossovo. Che Belgrado non riconosce come Stato indipendente così come la Federazione Russa, 5 membri dell’UE (Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania), e la Repubblica Popolare Cinese.

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