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L’OPINIONE DI AGISCI – Ecco perché in Italia si dovrebbe riformare il diritto di famiglia

Separarsi non significa perdere i figli

In Italia, troppi genitori separati – soprattutto padri – vivono una realtà che spesso li esclude dalla vita dei propri figli, esponendoli a rischi penali e spingendoli verso la povertà”; ha detto Fabio Desideri, segretario politico di AGISCI Italia.

Non è una questione di genere: non si tratta di opporsi a madri o padri, ma di garantire la parità genitoriale effettiva, un diritto dei minori prima ancora che dei genitori.

Nel nostro Paese, la crisi dei rapporti familiari non è solo una questione privata: è un fenomeno che investe il tessuto sociale e la crescita di intere generazioni.

Secondo i dati Istat 2023, le separazioni sono state 82.392, in calo dell’8,4% rispetto all’anno precedente, e i divorzi 79.875 (-3,3%), ma la dimensione resta enorme e coinvolge migliaia di minori ogni anno.

Nonostante la legge n. 54/2006 abbia introdotto l’affidamento condiviso come regola generale, il principio di parità genitoriale effettiva fatica a tradursi in relazioni giornaliere reali tra genitori non conviventi e i loro figli.

“A quasi vent’anni da detta norma sull’affidamento condiviso, quella riforma – ha sottolineato Desideri –  resta largamente ineseguita nella pratica, e la gestione delle separazioni in Italia appare inadeguata, frammentaria e spesso dolorosa per le famiglie”.

Tribunali impreparati e figli senza tutela

L’art. 337-ter del Codice Civile garantisce ai minori il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, ma nella pratica tale diritto resta spesso lettera morta.

I Tribunali italiani si trovano a gestire questioni estremamente delicate – legate alle dinamiche affettive, alla quotidianità dei figli e alla continuità relazionale – senza strumenti idonei, competenze specifiche né procedure rapide.

Le violazioni dei diritti di visita e permanenza, formalmente sanzionabili ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., non ricevono quasi mai una risposta giudiziaria tempestiva e incisiva.

“La lentezza della giustizia – ha fatto notare Desideri – con procedimenti che possono durare mesi o anni, è stata più volte criticata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 8 CEDU), soprattutto quando il fattore tempo compromette irreversibilmente il rapporto genitore-figlio (Strumia c. ItaliaLombardo c. Italia)”.

L’uso estensivo del penale e le vite segnate

Nelle citate situazioni oltre al danno affettivo, ci sono conseguenze economiche pesantissime.

L’aumento dei procedimenti per mancato mantenimento (artt. 570 e 570-bis c.p.) colpisce padri che spesso non hanno più mezzi economici sufficienti, aggravando il rischio di povertà assoluta.

La precarietà economica, le spese legali e la mancanza di supporti post-separazione si sommano a un quadro sociale che penalizza le famiglie e incide sul calo demografico del Paese.

In assenza di alternative adeguate, aumenta l’uso della dimensione penale nelle separazioni conflittuali, con particolare riferimento all’art. 572 c.p. (maltrattamenti familiari).

La Cassazione – ha ribadito il segretario Desideri – ha affermato che tale norma richiede <<condotte abituali e vessatorie>> per essere applicata correttamente (Cass. pen., sez. VI, n. 45066/2021); ma nella prassi giudiziaria si osserva una dilatazione interpretativa, per cui conflitti familiari profondi vengono trattati con strumenti penali che producono conseguenze drastiche: allontanamento dalla casa familiare, sospensione di rapporti genitoriali e stigmatizzazione sociale”.

Queste condanne, in molti casi, non solo aggravano situazioni già fragili, ma favoriscono una spirale di esclusione sociale ed economica, con effetti negativi anche sul benessere dei figli.

Manipolazione affettiva: il danno invisibile

Un fenomeno sempre più rilevante ma scarsamente affrontato è ciò che gli operatori chiamano manipolazione affettiva, ovvero comportamenti volti a compromettere il rapporto dei figli con uno dei genitori.

La giurisprudenza civile riconosce che tali comportamenti costituiscono un grave pregiudizio per il minore (Cass. civ., sez. I, n. 6919/2016),       “purtroppo però – ha osservato Desideri – mancano strumenti normativi chiari ed efficaci per intervenire rapidamente, prima che il danno diventi irreversibile”.

Il peso economico delle separazioni

La crisi relazionale ha anche una dimensione economica drammatica.

Nel contesto italiano, dove migliaia di famiglie si separano ogni anno, il mantenimento dei figli – previsto negli artt. 570 e 570‑bis c.p. – può diventare un fattore di rischio di esclusione sociale.

L’esposizione prolungata a obblighi economici non proporzionati alla capacità contributiva e la precarietà lavorativa di molti genitori separati, combinati con l’assenza di politiche di sostegno materiali, generano condizioni di vera e propria povertà sopravvenuta.

“I dati Istat – ha ricordato Fabio Desideri – mostrano che oltre il 68% delle separazioni coinvolge coppie con figli (dati riferiti agli anni precedenti, ma confermati nelle tendenze), situazione questa che evidenzia l’ampiezza di un fenomeno familiare che coinvolge direttamente i minori”.

Una riforma urgente e concreta

“Di fronte a questo quadro, è evidente – ha dichiarato il segretario politico di AGISCI Italia –  che l’ordinamento ha bisogno di un intervento strutturale profondo, che non si limiti a modifiche marginali, ma ripensi il modo in cui il sistema giuridico, sociale ed economico tutela le relazioni dopo una separazione”.

Una riforma efficace deve innanzitutto garantire tutele immediate delle relazioni genitoriali, con strumenti giudiziari e sociali capaci di rispondere nel breve periodo ai casi di ostacolo ai rapporti con i figli.

La bigenitorialità non deve restare un nome vuoto di significato, ma tradursi in un progetto di vita quotidiana sostenuto dall’ordinamento.

“Accanto a questo è fondamentale – ha aggiunto Desideri – che magistrati, consulenti tecnici e operatori sociali ricevano formazione specializzata sulle dinamiche affettive e psicologiche che accompagnano la separazione, per evitare decisioni giuridiche che ignorano la complessità delle relazioni familiari”.

Infine, è necessario limitare l’uso istituzionale del diritto penale, riservandolo ai casi in cui le condotte sono effettivamente penalmente rilevanti, e non come strumento ordinario di gestione dei conflitti familiari.

Un impegno per i figli e per le famiglie

Si divorzia dai coniugi, non dai figli.

La tutela delle relazioni genitoriali dopo una separazione non è un tema ideologico, ma una responsabilità costituzionale e sociale.

Alla luce delle criticità evidenziate – dall’impreparazione strutturale dei Tribunali alla gestione insufficiente delle relazioni affettive, dal significativo impatto economico alla distorsione nell’uso del diritto penale, riteniamo – ha detto Fabio Desideri – non più rinviabile una riforma organica del diritto di famiglia. Per queste ragioni, ci impegniamo a promuovere e presentare una Proposta di Legge di iniziativa popolare, volta a garantire parità genitoriale effettiva, protezione dei minori e supporti reali per le famiglie, restituendo al diritto di famiglia la sua funzione primaria: proteggere e sostenere le relazioni nei momenti più delicati della vita, anziché limitarne l’esercizio”.

Per affrontare le criticità esposte, una riforma organica del diritto di famiglia dovrebbe concentrarsi su alcune linee guida essenziali.

In primo luogo, garantire l’effettiva parità genitoriale, superando le prassi consolidate che favoriscono il genitore collocatario e assicurando tempi di permanenza equilibrati per entrambi i genitori.

In secondo luogo, è necessario rafforzare gli strumenti di tutela immediata e concreta per i figli e per il genitore ostacolato, prevedendo interventi rapidi da parte dei tribunali e dei servizi sociali.

Terzo, occorre rivedere l’applicazione del diritto penale in ambito familiare, limitando l’uso estensivo dell’art. 572 c.p. ai casi realmente gravosi.

Infine, è indispensabile introdurre misure di sostegno economico e sociale per le famiglie post-separazione, assicurando proporzionalità degli obblighi di mantenimento e prevenendo la povertà assoluta dei genitori separati.

In sintesi, per noi di AGISCI Italia la riforma del diritto di famiglia dovrebbe riportare al centro il benessere dei minori e la tutela delle relazioni genitoriali, fornendo strumenti concreti per affrontare conflitti, vulnerabilità economiche e difficoltà affettive.

“Solo così sarà possibile trasformare i principi di legge in diritti reali e tangibili – ha concluso Fabio Desideri – restituendo alle famiglie italiane sicurezza, equilibrio e supporto nel periodo più delicato della separazione”.

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