Dal Presidente di Pensiero Popolare Italiano (nella foto) riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Fabio Desideri (*)
La nuova Manovra Finanziaria proposta dal Governo MELONI presenta significativi problemi di sostenibilità ed un potenziale impatto limitato sull’economia, particolarmente nel lungo termine.
Tali problemi si evidenziano in due ambiti principali:
- la dipendenza da entrate temporanee per finanziare spese strutturali;
- il mancato rilancio del potere d’acquisto delle famiglie in modo efficace.
Gran parte della manovra si basa su entrate straordinarie ed una tantum, come il surplus fiscale di 19 miliardiderivante da miglioramenti nella riscossione delle tasse, in particolare grazie alle autoliquidazioni delle partite IVA.
Tale tipo di entratefornisce una liquidità immediata, ma non crea una base di risorse su cui poter contare negli anni a venire.
Allo stesso modo, l’eliminazione dell’ACE, un’agevolazione fiscale per le aziende che reinvestono il capitale, ha prodotto un risparmio di 3,5 miliardi di euro, ma ha rimosso un incentivo strategico che poteva sostenere la crescita delle aziende italiane.
Ilconcordato preventivo biennaleè un altro esempio di entrata temporanea: con una stima di circa 1 miliardo di euro, questa misura consente alle aziende di regolarizzare la loro posizione fiscale in modo agevolato, ma la disponibilità dell’opzione è limitata nel tempo, riducendo il suo contributo al bilancio futuro.
Queste misure di “cassa”vengono impiegate per coprire spese di lungo periodo come il taglio del cuneo fiscale (con un costo di 10 miliardi di euro) e altre riforme a carattere permanente.
Appare evidente che affidarsi ad entrate non strutturali per finanziare riforme permanenti porterà ad una pressione sul bilancio statale, nonché a potenziali aumenti delle tasse, o ad eventuali tagli futuri, a meno che non si trovino fonti di finanziamento più stabili e ricorrenti.
Inoltre, la manovra prevede investimenti infrastrutturali come i 300 milioni di euro destinati al Ponte sullo Stretto di Messina. Pur essendo un progetto di grande portata, il rischio è che, se non associato a una strategia di sviluppo economico locale, questi fondi diventino un costo passivo, piuttosto che un investimento che possa generare rendimenti economici diretti nel breve termine.
Le misure della manovra indirizzate al miglioramento del reddito per le famiglie più bisognose– come il taglio delle tasse per i redditi fino a 35.000 euro e il sostegno alla natalità tramite incentivi e servizi come asili nido gratuiti dal secondo figlio – non hanno il potere di generare un rilancio significativo dei consumi.L’incremento di reddito, infatti, sarà probabilmente sufficiente solo per sostenere le spese di base, senza contribuire a un aumento nella domanda di beni durevoli o di prodotti “made in Italy”,notoriamente più costosi a causa del loro contenuto di innovazione e stile.
In questo contesto, il rischio principale è che l’aumento del reddito per i consumatori con minore potere d’acquisto produca un effetto inflattivo.
L’incremento della domanda per beni di prima necessità, unito a una capacità produttiva relativamente rigida in alcuni settori, potrebbe infatti generare un aumento dei prezzi al consumo, con effetti pressoché nulli sul potere d’acquisto reale.
Senza una capacità economica sufficienteper incentivare la domanda di beni di lusso o durevoli, il potenziale economico delle famiglie resterà insufficiente a stimolare una produzione che possa sostenere la crescita economica nel tempo.
Queste criticità, insieme all’impatto limitato delle misure sulla crescita effettiva dei consumi, mettono in luce una manovra che appare orientata più al breve termine, senza fornire una chiara strategia per garantire stabilità economica e crescita sostenibile a lungo termine.
Come PENSIERO POPOLARE ITALIANO vorremmo domandare alla dott.ssa Daria PERROTTA, recente nominata dal Governo MELONI, nuova Ragioniera Generale dello Stato, se questa manovra Finanziaria non le faccia emergere alcun dubbio sulla direzione, nonché sulla gestione dei conti pubblici, tenuto conto che il controllo sui bilanci, ma anche la sostenibilità della spesa pubblica, restano una sfida centrale per il futuro del nostro Paese?
Aspetteremo una risposta, ma allo stesso tempo continueremo a ripetere questa domanda in tutto il Paese.
*Presidente di Pensiero Popolare Italiano
