di Giuseppe Onorati
Le politiche di salvaguardia degli equilibri naturali dell’ambiente hanno ormai assunto un peso specifico ed una cogenza forti nei programmi e nei dibattiti in seno alle società avanzate.
Pur nelle controverse posizioni sulle dinamiche causali dell’alterazione dei suddetti equilibri, comunque, la portata di determinati fenomeni (come ad esempio quelli alluvionali che hanno interessato l’Italia negli ultimi anni), ha fatto sì che comunità scientifica, opinioni pubbliche e classi dirigenti considerassero la necessità di porre in essere misure atte a ristabilire l’equilibrio ecologico e salvaguardare i patrimoni ambientali.
Un tale impegno di principio può rappresentare un’occasione di ripensamento dell’intera organizzazione sociale, in quanto il necessario ripristino di assetti naturali del territorio, ha una portata concettuale che trascende il mero (seppure importantissimo) obiettivo specifico, andando a stimolare possibilità di riflessione su nuove visioni e possibilità di valore, cognizione ed azione. Porsi il necessario obiettivo di ripristinare e conservare gli equilibri naturali, porta con sé uno sforzo di riflessione che stimola necessariamente ad un cambio di paradigma il quale, contemporaneamente abbraccia nuovi valori verso cui proiettare le scelte, nuovi modi di leggere la società e nuove forme di azione per raggiungere quei valori-obiettivo.
La salvaguardia del patrimonio naturale ha un valore fondamentale per la società e prenderne coscienza significa porlo come valore-obiettivo imprescindibile; allo stesso tempo questa presa di coscienza offre possibilità di ripensare alla visione della società ed ai modi in cui intervenire per rispondere a certi bisogni. Più in particolare, il raggiungimento di un tal valore-obiettivo porta a considerare la necessità d’investimenti di portata tale da non garantire margini di profitto (il fatturato è minore del costo) e quindi al di fuori dell’ottica capitalistica; tuttavia è un obiettivo inderogabile che permetterebbe di raggiungere un alto livello occupazionale.
La portata quantitativa e qualitativa di tale progetto, offre un paradigma di riferimento nel momento in cui il ragionamento si estende alla realizzazione di altri bisogni fondamentali per la società, come il welfare ( la sanità in particolar modo e nelle varie declinazioni immaginabili), la ricerca, l’istruzione, la giustizia, la cultura, i servizi di cura alla persona; tutte attività che hanno un valore collettivo fondamentale ma richiedono investimenti che non assicurano profitto. Al contempo, in tutti questi campi la risorsa fondamentale da impiegare è il lavoro, cosicché si prospetta una grande possibilità di raggiungimento della piena occupazione, nelle società avanzate, in cui l’automazione progressiva nei comparti ad alto valore aggiunto, espelle lavoro umano.
Diviene così evidente come la salvaguardia ambientale faccia da apripista per una nuova visione della società, in cui determinati valori-obiettivo imprescindibili, orientino l’azione del sottosistema politico, conducendo quello economico ad un ruolo strumentale. La logica del mercato e del profitto viene limitata nell’azione del sottosistema economico (il termine sottosistema è preso in prestito dalla sociologia strutturalista, che rappresenta la società come un insieme di sottosistemi con un proprio senso ed una logica) in favore della soddisfazione di bisogni sociali fondamentali, con la possibilità di ottenere la piena occupazione.
Questa nuova visione (che ben ha definito l’economista Antonino Galloni Polis-nomia, per evidenziare come il sottosistema dell’Economia si subordini a servizio della Polis) può ben essere delineata da un punto di vista epistemico-cognitivo, ricorrendo alla teoria dei sistemi aperti; il sistema secondo tale approccio è in interazione con l’ambiente circostante, con il quale scambia materia, energia ed informazione. Il sistema in interazione con il proprio ambiente (evidentemente costituito da altri sistemi), subisce influssi esterni da questi che mettono in moto la sua capacità di adattarsi agli sconvolgimenti che questi elementi esterni possano portargli; per fare ciò, guidato dal proprio senso, mette in atto strategie che ne permettano l’adattamento e la sopravvivenza, aumentando la propria complessità in una dinamica che crei (o meglio ricrei) ordine dal caos (entropia negativa o neghentropia). Dunque, adottando questa prospettiva cognitiva, possiamo descrivere il sistema economico in interazione e scambio con il proprio ambiente, costituito dai sistemi politico-sociale e bio-fisico; quando la pressione ambientale diviene tale, richiedendo ad esempio il soddisfacimento dei bisogni sociali imprescindibili, che non possano essere approntati con la logica del profitto, ecco che il sistema per potersi adattare e sopravvivere deve sviluppare una maggiore complessità, producendo nuova informazione e quindi nuovo ordine .
Ciò porta a chiederci quale sia il modo in cui il sistema economico risponda alle esigenze fondamentali per la società (intercettate dalla politica), considerando la salvaguardia ed il ripristino degli equilibri naturali dell’ambiente come capofila di questo nuovo corso polis-nomico.
Una risposta convincente potrebbe essere quella dell’adozione di forme di moneta statale come strumento per intraprendere investimenti per la tutela dell’ambiente naturale (e per soddisfare tutti quei bisogni sociali che non garantiscano margini di profitto ma che sono imprescindibili per mantenere una società ben vivibile e coesa).
La moneta statale è uno strumento ad appannaggio dello Stato, in quanto emessa da questi, che offre la possibilità di avere una moneta non a debito a mera circolazione interna (ciò non contradirebbe in zona Euro i Trattati europei), parallela nella circolazione a quella a corso legale emessa dalle banche centrali (a debito). Lo Stato, nel solco della tradizione postkeynesiana ed istituzionalista (volendo anche di una certa parte di pensiero marxiano), è il soggetto che deve farsi carico d’investimenti, che non garantiscano margini di profitto, ragion per cui non convenienti ai privati; come già detto però, certi investimenti, servono a soddisfare bisogni fondamentali per la collettività, come in primis la salvaguardia del patrimonio ambientale, garantendo nello stesso tempo alti livelli di occupazione e comunque puntanti a raggiungerne il livello pieno (senza rischi inflattivi, se consideriamo che l’emissione di questa moneta venga calibrata sulle enormi capacità produttive che le società avanzate hanno). Lo Stato quindi offrirebbe una moneta con cui può effettuare questi investimenti fondamentali, senza il rischio di spendere in deficit e quindi di aumentare il debito pubblico, avendo questa forma monetaria lo stesso “segno algebrico delle tasse” ma riuscendo a raggiungere obiettivi fondamentali per il benessere della società.
Se continuiamo a ragionare in termini di teoria dei sistemi e di complessità, questa idea può essere confortata epistemologicamente, rappresentandoci il sistema economico come una rete di flusso complessa, in cui la moneta circola fra gli attori sistemici. Grazie all’elaborazione di un modello sistemico a rete, improntato sulla dinamica delle reti ecologiche, con l’ausilio della termodinamica e della teoria dell’informazione, si riesce a dimostrare come una pluralità di offerta monetaria, garantisca al sistema la sopravvivenza, ove la pressione dell’ambiente possa portare ad una crisi strutturale . Come risulta evidente dallo studio delle reti ecologiche , un sistema riesce ad adattarsi e sopravvivere se detiene una riserva strutturale che gli permette di resistere ad un disturbo ambientale, aumentando la propria complessità configurativa. Se in un ecosistema sono eliminati percorsi alternativi di scambio energetico fra predatori e prede, a beneficio di quello più efficiente, qualora un disturbo ambientale ( come ad esempio un’epidemia batterica che elimini alcune specie della catena) interrompa la catena sistemica, senza riserve il sistema rischia l’estinzione. Dunque le reti ecologiche insegnano che un sistema per adattarsi, sopravvivere e svilupparsi, deve necessariamente essere efficiente ma anche considerare delle riserve che gli permettano di aumentare la propria resistenza alle pressioni ambientali.
Questa “lezione dalla natura” portata ai sistemi economici, dimostra come sia necessario avere una pluralità di circolazioni monetarie, per raggiungere i vari obiettivi che la società si pone, evitando il rischio di crisi sistemiche (come ad esempio quella strutturale del 2007-08).
Il punto cruciale su cui s’impronta il ragionamento è che nelle società avanzate, vi sono possibilità tecnologiche che permetterebbero di soddisfare tutte le necessità materiali; proprio questo sviluppo tecnologico espelle dai comparti di produzione dei beni materiali lavoro. Il lavoro però è la risorsa fondamentale da impiegare nel soddisfacimento di bisogni collettivi imprescindibili che però, richiederebbero investimenti in cui i costi superano i guadagni, ragion per cui deve provvedervi lo Stato, che in questo modo riuscirebbe ad arrivare alla piena occupazione. Se viene emessa una moneta statale a circolazione interna, non potrebbe esserci spesa in deficit, in quanto lo stesso valore negativo della spesa è sempre coperto dal paritario valore positivo emesso dallo Stato stesso che ha effettuato la spesa; questa offerta monetaria interna non causerebbe inflazione se calibrata sulle enormi capacità produttive che le società avanzate offrono, perché permetterebbe di usare al meglio tutte le risorse disponibili nella società.
La tutela dell’ambiente per l’importanza che riveste e per la portata quantitativa degli investimenti che richiede, potrebbe giocare il ruolo di vettore guida verso questo nuovo corso polis-nomicodi valore, cognizione ed azione .
