Politica

L’Opinione – Quando l’Eros diventa un atto amministrativo

di Riccardo Bizzarri (*)

Se un giorno lo Stato sancirà ufficialmente l’amore unicamente previo modulo di consenso informato, saremo a un passo dalla definitiva codificazione del brivido.
Una stretta di mano autenticata, un bacio condizionato, un gemito timbrato in Prefettura.

Platone, nel Simposio, descriveva l’amore come una forza divina, capace di trascinare l’essere umano oltre sé stesso. Ma forse non aveva consultato il Garante per la privacy. Né compilato il Modello Eros/2025-R. Probabilmente avrebbe accettato l’emendamento solo dopo adeguata firma digitale.

Socrate insegnava il conosci te stesso. Oggi, invece, il motto sembra diventare:
“conosci il consenso, conservalo in archivio per 10 anni e allega pdf”.

Così, mentre Aristofane narrava che ogni uomo, in fondo, desidera solo tornare alla metà da cui fu separato, noi rischiamo di separarci ancora prima di unirci: “scusami, vorrei baciarlo, ma la dichiarazione preventiva manca della pagina 4, sezione Ipotesi di contatto labiale.”

La passione trabocca ma inciampa sugli allegati. Il desiderio chiama, il diritto risponde con un timbro. Siamo di fronte alla tragedia comica della contemporaneità

Potremmo ridere, se non fosse tragico. Corteggiare sarà come avviare una pratica edilizia: abusi sentimentali, sanatorie emotive, condoni per carezze irregolari.
E quando l’incertezza farà paura più di un cuore infranto, molti sceglieranno la via più sicura: nessun rischio, nessun contatto, nessun “tu mi piaci, posso?”.

Saranno soli. Puliti. Protetti. Sterili.

Kierkegaard diceva che “l’angoscia è la vertigine della libertà”. E noi, per non provare vertigine, elimineremo la libertà. Non ci resterà che la pornografia come procedura standardizzata del piacere, senza sudori né esitazioni, senza sì tremanti né no coraggiosi. Tutto chiaro, tutto semplice, tutto vuoto. Quando l’amore sarà una check-list, potremo archiviarlo come una pratica estinta. Diciamo a nessuno interesserà ma quale sarà il mio comportamento fuori scena e fuori copione.

Devo essere sincero. A me, personalmente, l’argomento appassiona poco.
Anzi, lo dico senza giri di parole, non me ne frega nulla e non ho interesse diretto nel tema.
Non cerco brividi, né complicazioni, né moduli. Ma mentre io posso permettermi l’indifferenza, mi dispiace per i giovani. Perché la loro generazione rischia di crescere tra tutorial e contratti, senza mai sapere cosa significhi davvero tremare davanti a un sì sussurrato, inciampare in uno sguardo, sbagliare, arrossire, riprovarci.

Non rimpiango nulla per me. Mi preoccupa ciò che perderanno loro.

Perché il mondo può sopravvivere senza me e senza te. Ma senza passione, quella vera, rischiosa, non protocollata rischia di diventare terribilmente sobrio, sicuro e morto dentro.

(*) Giornalista

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