Politica

L’Opinione – Referendum, considerazioni sulle modifiche costituzionali

di Rudy Lo Forti

Ho scritto queste brevi note per chiarire alcuni aspetti delle riforme costituzionali, oggetto del prossimo Referendum. Esaminiamo punto per punto i principali temi degli accesi dibattiti di questi giorni, nella forma: a domanda risponde (AdR).

  • La riforma non avrà alcun effetto sulla lentezza dei processi

Il problema della lentezza dei processi va sicuramente affrontata varando norme/leggi/ecc. che possano snellire l’aspetto burocratico nella conduzione dei processi. Ma se il numero dei processi diminuisse la macchina della giustizia migliorerebbe alquanto.

Nel 1988 fu revisionato il codice di Procedura Penale il ché portò ad importanti variazioni relativamente alla conduzione delle prime delicatissime fasi dei procedimenti penali. Vorrei solo ricordare che la procedura penale precedente il 1988 attribuiva, nelle primissime fase delle indagini e delle sue conclusioni, le funzioni inquirente e giudicante al Giudice Istruttore (GI) che era il vero “arbiter” in quelle prime fasi. Nel 1988, si decise correttamente di togliere al GI, rinominato GIP (Giudice delle Indagini Preliminari), la funzione di condurre le indagini, attribuendola al PM. Questa importante modifica, che doveva essere la “madre” della separazione delle carriere, portò nello stesso tempo ad un grave sbilanciamento a favore del PM nelle prime delicate fasi del processo penale. Vale il detto che “chi fa può sbagliare, chi non fa non sbaglia”. Purtroppo qui ci troviamo in un terzo caso: “chi non fa spesso sbaglia”. Questo terzo caso è riferito al combinato disposto di PM e del GIP/GUP che sia non facendo spesso lo sforzo di approfondire meglio il singolo caso, sia applicando il principio che se si rinvia a giudizio ci penseranno poi i giudici di 1°, 2°e 3°grado a definire la posizione dell’indagato, mentre se si archivia ci si accolla tutta la responsabilità del procedimento in corso. Senza addentrarci sulla bontà della mia ultima affermazione, ricordiamo soltanto che la percentuale di assoluzioni prima del 1988 era del 20-25% mentre oggi è tra il 45 ed il 55%.

Il sistema giudiziario italiano è uno dei più garantisti del mondo. Al tempo stesso però questo sistema è quello che rinvia a processo la più alta percentuale degli incolpevoli nel mondo occidentale. Quindi non possiamo solo rallegrarci che, “at the very end”, gli innocenti abbiano avuto giustizia, perché bisogna anche chiedersi quale sia l’impatto sui cittadini che vengono rinviati a giudizio senza essere colpevoli. Direi: devastante. Dipendenti di strutture pubbliche o private, imprenditori, pubblici amministratori, politici in genere, vengono sottoposti molto spesso a gogne mediatiche, perdono sovente il posto di lavoro, vengono costretti alle dimissioni, se si tratta di pubblici amministratori, politici, ecc., devono affrontare spese ingenti. A questo si aggiunge il fatto che per archiviare ci vuole una sentenza(=lavoro) per rinviare a giudizio basta un decreto (=meno lavoro).

  • Il vero motivo per separare le carriere dei magistrati è quello di asservire i PM al potere politico per poterli “controllare”.

Questa è solo fantapolitica. Gli articoli che riguardano l’indipendenza dei giudici in genere, e quindi anche dei PM, è garantita principalmente dall’ articolo 104 e 105 (nella parte in cui si afferma che” i giudici sono soggetti solo alla legge”) della Costituzione, che non viene modificato. Se poi si vuole fare il processo alle intenzioni o si vogliono prendere per buone le affermazioni fatte in tal senso dalla maggioranza, spesso per burlarsi di interlocutori terrorizzati da una simile evenienza, vorrei solo ricordare il detto: “carta (costituzionale n.d.r.) canta villan dorme”. Quando si proporrà un altro referendum per modificare quegli articoli ne riparleremo. Parlarne adesso, o peggio, dare per scontato che verrà fatto, serve solo a disorientare l’elettorato, prospettando scenari apocalittici ma, allo stato, solo immaginari. Che poi la dipendenza dei PM dall’esecutivo è presente in altri stati (21 su 27), non farebbe altro che confermare la normalità di una situazione del genere. Non mi pare che Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, ecc. siano a rischio dittatura o quant’altro. Non si capisce perché l’Italia debba sempre essere un paese da sottoporre a tutela, perché la sua democrazia sarebbe fragile.

  • Il sistema del sorteggio dei membri del CSM non è presente in nessun altro organismo, serve soltanto ad incrementare il controllo da parte dei politici

I due CSM non si discosterebbero nella sostanza perché il numero dei membri laici e i membri togati rimangono nella stessa proporzione (1/3 e 2/3). Si discostano solo nella forma perché sia i membri laici che i togati vengono sorteggiati. E ben venga una norma siffatta. Dopo gli episodi ben noti, che rappresentano solo la punta dell’iceberg, questa modalità è l’unica possibile per ridare dignità ad un organo che l’aveva completamente persa, e con esso all’intera magistratura. Mi si verrà a dire che anche i politici sono stati trovati a volte con le mani nel sacco. Questo vorrebbe dire che non si è compreso appieno l’importanza del CSM, quale organo di autogoverno dei magistrati. Se un parlamentare ha commesso atti illeciti, o si è comportato scorrettamente all’interno del Parlamento, la questione si risolve punendolo doverosamente. Se all’interno del CSM accadono cose come quelle rilevate in passato, è l’intera magistratura che viene compromessa, è la fiducia dei cittadini che viene meno. L’ingresso della politica, perché di politica si tratta, nel CSM è ed è stato sempre il vero cancro di quest’organo. Ci vantiamo di non avere giudici eletti dal popolo, come negli USA, e poi eleggiamo quelli che compongono uno degli organismi più importanti dell’organizzazione statale, paragonabile al gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia, ma con dei compiti ancora più delicati. Quando i padri costituenti nel 1946 scrissero il testo della Costituzione, ed in particolare affidarono al CSM il compito di governare i magistrati, istituirono il metodo dell’elezione per la scelta dei membri di questo organo. Mai avrebbero pensato che al suo interno sarebbero nati veri e propri partiti politici che avrebbero potuto pilotare le nomine dei magistrati e quant’altro. Quanto alla modalità per l’elezione dei membri del CSM dicono che non esistono altri organi all’interno o all’esterno della pubblica amministrazione che hanno adottato questo metodo. Ma questo non fa altro che confermare la peculiarità dell’organo di autogoverno della magistratura, che si deve distinguere il più possibile da altri organismi, che non hanno certo l’ambizione di rappresentare la parte più importante del terzo potere dello stato. Lascino alla ANM le elezioni dei loro rappresentanti. A questo proposito è doveroso ricordare che i membri laici devono rappresentare la parte “politica” del CSM, perché così hanno voluto i padri costituenti. Avrebbero potuto anche escluderli.

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