di Nadia Pietrafitta (*)
La foto di gruppo non c’è, un po’ perché le agende fitte di appuntamenti elettorali non si incastrano, un po’ per ‘sana scaramanzia’, ma i leader del campo progressista in piazza del Popolo a tirare la volata al No al referendum ci sono tutti. La colonna sonora degli arrivi è fatta di alcuni classici della sinistra: da ‘Blowin’ in the Wind’ di Bob Dylan a ‘Buffalo soldier’ di Bob Marley, passando per ‘People have the power’ di Patti Smith. In piazza viene srotolata una ‘bandiera’ della pace ‘extra large’ lunga 25 metri e tante sono bandiere di Pd, M5S, Avs, Cgil, Rifondazione comunista, Anpi e anche della Palestina. Il primo big ad arrivare è Maurizio Landini. I parlamentari del Pd arrivano tutti insieme, come una scolaresca, in questo caso con tanto di foto tutti insieme una volta raggiunta la meta. Poi arrivano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la leader dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte. I due si abbracciano e si salutano nel retropalco. La domanda che ai leader rivolge chi è in piazza è sempre la stessa: “Vinciamo?”. Bonelli è tra i più ottimisti: “Vinciamo”, risponde, mentre gli altri richiamano all’impegno: “È una sfida all’ultimo voto, dipende da tutti”, è il messaggio.
“Ogni voto può fare la differenza e noi chiediamo alle persone di partecipare, di votare no ad una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici, che non tutela i giudici, tutela tutti i cittadini, soprattutto quei cittadini che da soli non hanno il potere o i soldi per cavarsela comunque. Quindi noi votiamo convintamente no per difendere la nostra Costituzione”, insiste Schlein. “Non possiamo permettere questo sfregio alla nostra Costituzione – le fa eco Bonelli – C’è un’inarrestabile avanzata dei no di fronte all’inarrestabile ondata di menzogne della destra e della presidente Meloni. Gli italiani non sono stupidi, difendiamo la magistratura che è un presidio di democrazia”. Fratoianni non fa a meno di notare il ‘tempismo’ del Governo, negli stessi minuti impegnato ad approvare il decreto sui prezzi dei carburanti: “Hanno fatto con calma, ma ora non potevano aspettare lunedì perché temono che, a urne chiuse e a risultato acquisito, l’umore non sia dei migliori”. Poi l’attacco sul referendum: “Hanno detto di non politicizzare. Io non sono d’accordo, la natura dell’attacco alla magistratura è politica. Alludono all’idea che se sei tu che governi devi avere campo libero. È una vicenda interamente politica perché chiama in causa la democrazia di questo Paese”, dice chiaro. Landini concorda: “Mettere in discussione la Costituzione come fa questa riforma vuol dire rompere l’unità del Paese. Questa volta il voto decide se mantieni o cancelli la Costituzione, c’è il tentativo esplicito di trasformare il Governo in comando. Con Trump il mercato e il profitto si stanno sostituendo al diritto e alle nazioni, questo modello è inconciliabile con la democrazia”, teorizza. Poi guarda al futuro: “Troverei importante che il giorno dopo il referendum noi che siamo qui avanziamo le nostre proposte per cambiare la giustizia, perché noi la vogliamo cambiare ma rispettando la Costituzione”, assicura. Conte è della partita: “Caro ministro Nordio, noi al Governo ci andremo ma lavoreremo tutti insieme per riformare la giustizia al servizio dei cittadini”, assicura. Schlein ribadisce la linea: “Non vogliamo che ci serva, vinceremo le prossime elezioni ma vogliamo essere controllati perché così funziona in democrazia. Noi ci teniamo stretta la nostra Costituzione antifascista”, conclude. “La verità – ragiona qualche parlamentare sotto al palco – è che non lo immaginavamo neanche noi ma il referendum deciderà anche come si chiuderà la legislatura. Dobbiamo andare a cercare fino all’ultimo voto”.
(*) La Presse
