La guerra di Putin

L’Ue, per la prima volta, finanzia acquisto e consegna di armi ad un Paese sotto attacco

“Per la prima volta finanzieremo l’acquisto e la consegna di armi ed equipaggi per un Paese sotto attacco”, ha annunciato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen delineando, di fatto, un ruolo inedito per l’Unione: quello di soggetto attivo in un conflitto.  Ma l’Ue mette in ginocchio anche la macchina di propaganda mediatica del Cremlino. Von der Leyen ha infatti anche annunciato, tra le tante misure prese, la messa al bando dei media governativi russi RT e Sputnik e delle testate accessorie.

“La macchina mediatica del Cremlino non potrà più diffondere le sue bugie per giustificare la guerra di Putin”, è stato l’affondo della numero uno dell’esecutivo europeo che, nella serata di ieri, ha anche sottolineato di “volere Kiev nell’Ue” . Sul tavolo del Consiglio Affari Esteri, convocato in videocall nel tardo pomeriggio, il tema forte è stato l’European Peace Facility. L’Ue, per la prima volta, ha deciso di attivare uno strumento creato solo un anno fa come embrione del progetto di difesa europea.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera Josep Borrell ha chiesto e ottenuto l’attivazione di due tipi di assistenza militare: quella per le armi non letali e quella per il materiale letale, per il quale saranno messi in campo 450 milioni. Non solo elmetti e divise quindi ma anche munizioni, fucili, missili. Bruxelles rimborserà, anche retroattivamente, tutti quegli Stati che invieranno armi all’Ucraina. Ma provvederà anche ad incentivare, con un sostegno finanziario, il maggior numero di capitali a farlo.

Il possibile nodo dell’unanimità dei 27 per l’attivazione dello strumento è stato aggirato con la cosiddetta “astensione costruttiva”: uno Stato, di fatto, potrà anche rifiutarsi di inviare armi, ma senza ostacolare le decisioni degli altri. L’azione europea è parallela a quella della Nato, che ha confermato come il sostegno militare degli alleati a Kiev “si sta rafforzando” con l’invio di missili e armi anticarro. L’obiettivo dei Paesi membri, compatti come poche volte nella storia recente europea, è isolare in maniera via via più profonda Mosca.  È ufficiale il divieto per le compagnie aeree russe di volare in Europa. Anche per i jet privati degli oligarchi. E come possibile ulteriore misura da mettere in campo nei prossimi giorni l’Ue valuta la chiusura dello spazio marittimo per le navi russe.

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