Economia e Lavoro

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio legge una crescita nel 2022 del 3,9%

“Quest’anno l’attività economica continuerebbe a espandersi, del 3,9%; dopo un primo trimestre molto debole a causa della recrudescenza pandemica, la crescita si rafforzerebbe dalla primavera, avvantaggiandosi del progressivo miglioramento delle condizioni sanitarie. Entro il semestre in corso l’attività raggiungerebbe i livelli di fine 2019”. Ad aggiornare le previsioni per l’economia italiana è l’Ufficio parlamentare di bilancio.  Nel 2023 il Pil “proseguirebbe il graduale percorso di normalizzazione, rallentando all’1,9%, anche per via dell’intonazione meno espansiva delle politiche economiche”. Lo scenario illustrato “è circondato da rischi di varia natura, orientati al ribasso sulla crescita e al rialzo sull’inflazione”, ha spiegato l’Upb.  Le previsioni per i primi mesi dell’anno in corso “poggiano sull’ipotesi che l’ondata di contagi in corso non crei ulteriori tensioni sul sistema sanitario, per cui sia possibile un graduale allentamento delle restrizioni nel corso dell’anno. In un’ottica di medio periodo, il contesto dell’economia internazionale delineato dai maggiori previsori appare relativamente favorevole, ma se le frizioni nella logistica e i colli di bottiglia nell’offerta, nonché il balzo dei costi energetici, dovessero riassorbirsi più lentamente di quanto atteso vi sarebbero rischi per la domanda estera dell’Italia”. Vi è inoltre un rischio connesso, secondo l’Upb, “all’ipotesi dell’integrale, tempestivo ed efficiente utilizzo da parte dell’Italia dei fondi europei del programma Ngeu, al fine di attuare i progetti di investimento predisposti con il Pnrr”. Nel medio termine “non si può escludere anche uno scenario favorevole, in quanto le elevate consistenze di risparmio accumulate a scopo precauzionale dalle famiglie durante la recessione favorirebbero un recupero della spesa per consumi più rapido se l’incertezza si riducesse stabilmente. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione in atto potrebbe risultare più persistente di quanto prefigurato dalle autorità monetarie; in tal caso l’aumento dei prezzi intaccherebbe il potere d’acquisto delle famiglie e potrebbe attivare ulteriori reazioni delle banche centrali”.
In un orizzonte temporale meno ravvicinato, “sarà cruciale – si legge nel documento – l’intonazione delle politiche economiche e l’avversione al rischio dei mercati. Quando la pandemia sarà debellata e l’economia mondiale tornerà a crescere stabilmente occorrerà ridurre gli squilibri finanziari accumulati. Eventuali sfasamenti nei cicli di ripresa tra paesi potranno incidere sui premi al rischio richiesti per le economie con livelli di indebitamento particolarmente elevati, con ripercussioni sulla stabilità finanziaria e quindi sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese. Per i paesi dell’Unione europea tali rischi dipenderanno anche dal nuovo sistema di regole di bilancio, sul quale il dibattito è in corso”.

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