Roma Capitale

Mafia Capitale, l’ex Sindaco Alemanno condannato a 22 mesi per traffico d’influenze e finanziamento illecito

La Corte d’Appello di Roma ha condannato a un anno e dieci mesi l’ex sindaco di Roma Gianni Alemmano per traffico d’influenze e finanziamento illecito nell’ambito del procedimento stralcio su “Mafia capitale”. La decisione dei giudici arriva per il processo bis disposto dalla Cassazione per rideterminare la pena. Lo scorso 8 luglio, infatti, i giudici della sesta sezione penale della Suprema Corte avevano assolto l’ex sindaco, difeso dagli avvocati Cesare Placanica e Filippo Dinacci, dall’accusa di corruzione. Alemanno era stato condannato in primo grado e in appello a 6 anni, ma la Cassazione aveva annullato senza rinvio le accuse di corruzione, mentre aveva confermato il reato di finanziamento illecito. Il nuovo processo di Appello ha dunque riguardato il solo reato relativo alla vicenda dello sblocco dei pagamenti di Eur Spa, a seguito dell’indagine sul “Mondo di Mezzo”. Il procuratore generale aveva chiesto nell’udienza di questa mattina di condannare Alemanno, presente in aula, a due anni e mezzo. La decisione finale dei giudici è stata di un anno e dieci mesi.   Il procuratore generale aveva chiesto nell’udienza di condannare Alemanno, presente in aula, a due anni e mezzo. Lo scorso 8 luglio i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione avevano assolto l’ex sindaco, difeso dagli avvocati Cesare Placanica e Filippo Dinacci, dall’accusa di corruzione nell’ambito del procedimento stralcio su ‘Mafia capitale’. Alemanno era stato condannato in primo grado e in appello a 6 anni ma poi la Suprema Corte aveva annullato senza rinvio le accuse di corruzione, decidendo di far svolgere un nuovo processo di appello per rideterminare la pena, riqualificando il reato in traffico di influenze, per la vicenda dello sblocco dei pagamenti di Eur Spa. La Corte di Cassazione con la sentenza aveva confermato la responsabilità dell’ex sindaco Alemanno in relazione al reato di finanziamento illecito. “Il ridimensionamento del fatto a seguito della sentenza della Cassazione è evidente, rimane l’amarezza per una condanna che a mio avviso non è giustificata perché io continuo a proclamarmi innocente” dice Alemanno. “Ritengo – aggiunge – che il fatto di sollecitare i pagamenti di crediti dovuti da tempo dalla pubblica amministrazione non può essere una cosa che mi viene contestata. Rimane quindi l’amarezza anche se il ridimensionamento di tutta questa vicenda è estremamente importante. Attendo di leggere le motivazioni – conclude – prima di fare ricorso in Cassazione”.

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