Cronaca

Mafia, operazione della guardia di finanza in quattro regioni. Sequestrati beni per oltre 12 milioni di euro

Operazione antimafia tra le province di Catania, Caltanissetta, Napoli, Arezzo, e Udine. Dalle prime ore di questa mattina sono in azione oltre 120 finanzieri del Comando provinciale della guardia di finanza di Catania che stanno eseguendo una ordinanza che dispone misure cautelari nei confronti di 15 indagatidalla Direzione distrettuale antimafia etnea. Le persone sotto indagine nell’inchiesta, denominata ‘Oleandro’, sono complessivamente 26. L’accusa principale è di associazione mafiosa. A questa si aggiungono altre ipotesi di reato aggravate dal metodo mafioso: usura, estorsione, traffico organizzato e spaccio di droga, riciclaggio di denaro e reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche.

Quattordici le persone finite in carcere, una agli arresti domiciliari. In azione i finanzieri del Comando provinciale di Catania e i colleghi dello Scico con il supporto di Unità cinofile e Antiterrorismo pronto impiego. A questi si sono aggiunti i militari delle Compagnie di Acireale, Riposto, Paternò e del Reparto operativo aeronavale di Vibo Valentia. Colpito il cosiddetto ‘Gruppo Picanello’, articolazione della storica famiglia mafiosa catanese Santapaola-Ercolano. L’inchiesta ‘Oleandro’ è partita da alcuni elementi emersi in una precedente indagine, denominata ‘Tuppetturu’. Secondo i magistrati della Dda di Catania i “promotori e organizzatori” del gruppo mafioso sarebbero stati Carmelo Salemi e Giuseppe Russo, di 55 e 47 anni.

I due avrebbero “deciso, organizzato, diretto e promosso” le attività illecite scoperte. Base operativa del gruppo era una stalla nel quartiere Picanello di Catania. Una delle attività più redditizie degli indagati sarebbe stata l’erogazione di prestiti a tassi da usurai inseriti in un sistema più ampio di reinvestimento dei proventi rinvenienti dal traffico di sostanze stupefacenti, dalle estorsioni e dal gioco d’azzardo. Gli indagati avrebbero inoltre utilizzato metodi mafiosi per minacciare le vittime e garantirsi il pagamento delle rate di capitale e interessi.

Uno dei protagonisti di queste attività sarebbe risultato il 40enne Nunzio Comis, figlio del boss Giovanni, che rientra tra i 14 finiti in carcere. Comis avrebbe utilizzato un telefono aziendale intestato fittiziamente a un’altra persona, facendosi chiamare “Melo” durante le conversazioni per evitare di essere facilmente identificato. L’uomo avrebbe utilizzato anche un noto bar di Picanello come “punto di incontro – ricostruiscono gli inquirenti – per la riscossione delle rate da parte degli indebitati”. Gli importi sarebbero stati consegnati successivamente a Lorenzo Antonio Panebianco, 23enne finito ai domiciliari.

L’operazione ‘Oleandro’ coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, ha inflitto anche un colpo economico all’organizzazione mafiosa del Gruppo Picanello, quartiere del capoluogo etneo: sequestrate, infatti, dalla guardia di finanza nove attività commerciali con sede a Catania e operanti nell’edilizia. Il sequestro, del valore complessivo di oltre 12 milioni di euro, riguarda anche 81 tra fabbricati e terreni nelle province di Catania e Arezzo, cinque auto e disponibilità finanziarie.

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