Cronaca

Mafie: si pente Gioacchino Amico, dirò la verità su Hydra. Omissati rapporti con la politica

di Francesco Floris (*)

Si apre con la notizia del pentimento del presunto boss Gioacchino Amico il processo alla ‘supermafia’ Hydra nell’aula bunker di San Vittore. Uno dei 45 imputati rinviati a giudizio lo scorso 12 gennaio e che hanno scelto il rito ordinario, mentre la gup Emanuela Mancini condannava altre 62 persone per aver preso parte all’organizzazione criminale che fra Milano e Varese avrebbe riunito esponenti di ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra, il 26 gennaio 2026 alle ore 20.39 ha inviato una mail alla pm Alessandra Cerreti, che lo ritiene uno dei promotori e organizzatori del ‘consorzio’ fra mafie in Lombardia. Ha detto di essere pronto a parlare. La settimana successiva, il 3 febbraio, è stato sentito per la prima volta e ha ribadito la sua intenzione di pentirsi. Di volerlo fare soprattutto per la moglie, trascinata in questo processo (è una delle imputate), per “cambiare vita”, “chiudere con il passato”, riabilitarsi con la società dopo aver iniziato un percorso di fede. Il verbale viene depositato a sorpresa in aula. Entra nella disponibilità delle difese, ma è per lo più un lungo elenco di pagina omissate su cui sono ancora in corso gli accertamenti del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.

Lo stesso avviene per un altro boss, Bernardo Pace, di cui il pentimento era già noto e che lunedì è stato trovato morto nel carcere Lorusso e Cotugno di Torino, apparentemente suicidatosi per impiccagione. Anche lui aveva iniziato a collaborare da poche settimane, parlando il 19 febbraio dei rapporti fra esponenti mafiosi e “politici locali o nazionali”. Alla domanda degli inquirenti “ci dica di chi parliamo” seguono 8 pagine di omissis e verbale completamente oscurato: da pagina 61 a pagina 69, quando le parole di Pace tornano leggibili, ma solo con riferimento ai rapporti fra le mafie tradizionali italiani con organizzazioni cinesi dedite al riciclaggio di denaro sporco. Più chiaro è invece l’ormai defunto 62enne trapanese quando parla degli uomini di Matteo Messina Denaro al Nord Italia. Il super latitante per decenni ex capo del mandamento di Castelvetrano, morto a settembre 2023, “veniva a Milano” e si vedeva con il boss di Abbiategrasso e suo parente, Paolo Errante Parrino, dentro lo studio dell’avvocato Giovanni Bosco, oggi defunto.

Personalmente lui non lo avrebbe mai visto, ma avrebbe avuto queste informazioni proprio dallo “Zio Paolo” (Parrino), che gli avrebbe anche riferito di “riunioni” con Messina Denaro dal contenuto oscuro, alcune avvenute anche alla presenza del legale, morto nel 2024 a causa di un malore poche ore dopo essere stato arrestato in un’inchiesta su un sistema di bancarotte, frodi fiscali e riciclaggio. Errante Parrino sarebbe stato in grado di mantenere i rapporti con ‘U Siccu’ attraverso la sorella di lui, “chiamava con un altro telefono e parlava con la sorella. Cercavano di farsi capire e si facevano vedere le foto, gli faceva vedere le foto di Matteo”. Aveva anche raccontato di rapporti fra lo stesso Gioacchino Amico e l’ex super boss della mafia siciliana attraverso l’avvocato Antonio Messina.

Tutte affermazioni che che necessiteranno di ulteriori riscontri, partendo probabilmente dalla parole dello stesso 39enne agrigentino che, secondo quanto trapelato, avrebbe già reso una mezza dozzina di interrogatori. Agli atti è presente solo il primo, in cui il siciliano, attualmente libero in una località sconosciuta, sottoposto a divieto di espatrio, divieto di soggiorno nei comuni di Milano e Varese e obbligo di presentazione alla polizia, afferma di aver avuto a sua volta rapporti con la politica. È stato coordinatore cittadino a Canicattì, sua città natale, del movimento ‘Fare’, il partito di Flavio Tosi, politico che “conosco bene”. Avrebbe preso parte al movimento che era stato creato dall’ex sindaco di Verona e attualmente europarlamentare di Forza Italia nel 2015 dopo la fuoriuscita dalla Lega di Matteo Salvini. Il tempo dirà se Amico, ritenuto con Giancarlo Vestiti ai vertici della componente romana del gruppo camorristico dei Senese, nonostante un curriculum criminale formalmente di basso spessore, con alle spalle ‘solo’ una condanna a 8 mesi per un falso e un arresto nel 2009-10 per truffa ad alcune banche, poi diventato improcedibile per il ritiro delle costituzioni di parte civile, sarà in grado di dire molto di più. Per la pm che coordina il fascicolo con il sostituto Rosario Ferracane, il 39enne era una sorta di ‘manager’ di Hydra: oltre all’associazione di stampo mafioso e la partecipazione ai numerosi summit della ‘mafia a tre teste’ Hydra che si tenevano a Dairago, nel Milanese, per organizzare affari e risolvere screzi e faide interne, gli vengono contestate numerose intestazioni fittizie di beni, reati di armi ed estorsioni. Ha ammesso tutto, aggiungendo di esser pronto a raccontare tutta la verità e assumersi le conseguenze di ciò che la collaborazione comporterà.
(*) LaPresse

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