Dopo la “scrematura” degli emendamenti (sono 105 quelli ammessi) nuovo vertice a Palazzo Chigi tra i partiti che compongono la maggioranza di governo per approfondire i temi rimasti aperti dall’incontro della scorsa settimana. Il vertice, durato poco più di due ore “in un clima di grande condivisione” – dice la nota emanata da Palazzo Chigi – si è concluso con “un’intesa su alcune questioni ancora aperte”. Accordo raggiunto – in particolare – sugli affitti brevi, con la volontà di mantenere l’aliquota al 21% per la prima casa e l’idea di ridurre (da 5 a 3 immobili) la soglia da cui scatta l’attività d’impresa. Intesa anche sull’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa, alzando il valore catastale per le città più grandi e sui dividendi. È stata inoltre chiarita la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese e si è discusso delle misure a favore delle forze dell’ordine. Ma se per gli affitti brevi ci dovrebbe esserci una copertura finanziaria, per le altre modifiche – vista la necessità di garantire che i saldi restino invariati – servono nuove risorse. La cifra cui si guarda supera il miliardo, anche se i calcoli sono ancora in corso. In cima all’elenco degli interventi c’è un ulteriore prelievo (di 0,5 punti) a carico delle banche. Il gettito, secondo diverse fonti, ammonterebbe a poco meno di 200 milioni. A contribuire alle coperture c’è anche la tassa sui pacchi, mentre qualche dubbio prende forma sulla tassa sull’oro da investimento. Quanto ai tempi dell’esame in Senato, è stato confermato che il provvedimento sarà in Aula dal 15 dicembre per arrivare all’approvazione definitiva alla Camera prima di Natale. La conferenza dei capigruppo ha deciso che “la settimana 15-20 dicembre prevede sedute senza orario di chiusura, a partire da lunedì 15 fino a sabato 20 dicembre, se necessario, per la discussione dei disegni di legge di bilancio e sulle funzioni della Corte dei conti e del decreto-legge in materia economica, attualmente all’esame della Camera dei deputati“.
Dalla Ue ok al documento programmatico di bilancio
La Commissione europea ha approvato il documento programmatico di bilancio dell’Italia e ha sospeso la procedura per disavanzo eccessivo (EDP) aperta lo scorso anno, in attesa di una revisione primaverile dei dati definitivi sul deficit 2025, che determinerà se la procedura potrà essere chiusa. Nella sua valutazione della manovra — parte del Pacchetto d’Autunno del Semestre europeo — la Commissione ha confermato che l’Italia rispetta i tetti di crescita della spesa netta fissati dal Consiglio per il 2025 e il 2026. Secondo Bruxelles, la spesa netta italiana aumenterà dell’1,2% nel 2025, sotto il limite dell’1,3%. Nel 2026, la spesa è prevista in crescita dell’1,5%, ancora al di sotto del tetto dell’1,6%. In termini cumulati, nel 2026 la spesa netta italiana risulterà superiore dello 0,5% rispetto al 2023, contro un aumento massimo consentito dello 0,9%. La Commissione conclude che, sulla base delle previsioni d’autunno 2025 — che includono il documento di bilancio — l’Italia rispetta sia i limiti annuali sia quelli cumulati, risultando pienamente in linea con il percorso di correzione del disavanzo eccessivo. La procedura per disavanzo eccessivo resta “sospesa”, il che significa che non vengono adottati nuovi passi correttivi, ma non è chiusa poiché il deficit dell’Italia non è ancora rientrato stabilmente sotto il 3%. Roma rimane quindi vincolata alle raccomandazioni del Consiglio e dovrà proseguire con l’aggiustamento fiscale. La situazione sarà riesaminata la prossima primavera, quando saranno disponibili i dati definitivi per il 2025. L’Italia è uno dei dodici Paesi i cui piani di bilancio hanno ricevuto il via libera della Commissione, insieme a Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo e Slovacchia.
