Esteri

Mattarella alla Fao: “Inaccettabili carestie e sperequazioni sul cibo”

“È un triste paradosso che proprio mentre crescono le conoscenze, le risorse e le potenzialità tecnologiche, anche con rilevanti applicazioni al settore agricolo, assistiamo a nuovi scenari di carestia, a inaccettabili sperequazioni e a un regresso di quel sistema multilaterale, unico paradigma in grado di dare vere risposte a questi bisogni. Si tratta di una inversione di rotta incomprensibile e inaccettabile”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione del Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao MuNe) nell’ambito delle iniziative per gli 80 anni della Fao a Roma e della Giornata Mondiale dell’alimentazione. Ma andiamo a vedere nel dettaglio e integralmente l’intervento del Capo dello Stato: “Il “Museo e Rete per l’Alimentazione”, è un’iniziativa che, oltre a consentirci di ripercorrere la storia di un’Istituzione internazionale che siamo lieti di ospitare a Roma sin dal 1951, trasmette un importante messaggio di un impegno che via via si è sempre più precisato nella sua valenza strategica: dalla sicurezza alimentare alla sostenibilità degli ecosistemi.

Il percorso per raggiungere questi obiettivi – già da tempo tracciato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – resta purtroppo in gran parte ancora da attuare, ivi inclusa l’aspirazione ad un mondo senza più fame.

È un triste paradosso che proprio mentre crescono le conoscenze, le risorse e le potenzialità tecnologiche, anche con rilevanti applicazioni al settore agricolo, assistiamo a nuovi scenari di carestia, a inaccettabili sperequazioni e a un regresso di quel sistema multilaterale, unico paradigma in grado di dare vere risposte a questi bisogni.

Si tratta di una inversione di rotta incomprensibile e inaccettabile.

Le Istituzioni multilaterali più direttamente impegnate nella lotta all’insicurezza alimentare sono strumenti preziosi ed esprimono consapevolezza della indivisibilità dei destini umani.

Perché questo impegno risulti più efficace e costante nel tempo, esso deve trovare alimento in un’adeguata sensibilizzazione su tematiche tanto rilevanti quanto spesso relegate ai margini del dibattito pubblico.

Per poter essere protagonisti i cittadini devono essere informati.

La conoscenza rimane il primo motore per stimolare un maggiore impegno, orientando le energie, soprattutto delle nuove generazioni, per raccogliere le sfide e rendere possibile la costruzione di un futuro più equo.

La felice intuizione del “Museo e Rete per l’Alimentazione” si inserisce pienamente in questa logica, costruendo consapevolezza per meglio comprendere le sfide che abbiamo dinanzi.

Desidero quindi rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito a tutti coloro che hanno concepito e realizzato questa iniziativa e agli artisti, ai tecnici, alle maestranze, che hanno reso possibile l’inaugurazione di oggi, arricchendo in questo modo il valore delle celebrazioni degli Ottant’anni della FAO e la ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Alimentazione”.

Red

 

 

Trump vuole in Ucraina un cessate il fuoco a qualunque costo?

di Giuliano Longo

Donald Trump e Vladimir Putin hanno avuto  ieri una conversazione telefonica di circa tre ore,  nel  corso della quale hanno anche concordato un probabile incontro a Budapest, il 20 ottobre.

Trump ha definito la telefonata “molto produttiva” ed entrambi i leader hanno concordato che si il summit si terrà  ad alto livello, con la partecipazione del Segretario americano di Stato Marco Rubio e  altre personalità ai vertici dei governi dei due paesi.  L’obiettivo immediato di Trump è  “qualsiasi tipo di cessate il fuoco” e la fine del conflitto.

I russi affermano da tempo  che un cessate il fuoco in vigore senza condizioni consentirebbe all’Ucraina di aumentare le proprie scorte di armi e reclutare più soldati al fronte, ma lo stesso potrebbe valere per Mosca che per ora vanza in territorio ucraino ma molto gradualmente.

Tuttavia il cessate il fuoco è quasi un punto d’onore per il “pacificatore” Trump che ha sempre denunciato l’inutile spargimento di sangue che lui, al posto di Joe Biden, avrebbe evitato. Un punto d’onore ancor più importante oggi dopo il SUO accordo per Gaza.

Sun piano bellico i russi stanno costantemente  attaccando le infrastrutture critiche dell’Ucraina e alcuni obiettivi militari. Allo stesso modo, utilizzando droni e sistemi come gli Himars, l’Ucraina  attacca le infrastrutture russe, tra cui raffinerie, centrali elettriche, linee ferroviarie e obiettivi militari come aeroporti e siti radar, promuovendo anche azioni terroristiche e di sabotaggio organizzati dai servizi segreti ucraino SBU, probabilmente spalleggiati dall’MI6 britannico.

I russi vogliono anche un allentamento delle sanzioni, soprattutto per quelle future che potrebbero bloccare  il transito di petrolio e gas per i Paesi Terzi come minacciato dal presidente americano, il quale probabilmente ha puntato proprio su  questo settore per fare pressione sulla Russia, convinto che la sua economia  non possa sostenere una guerra senza i proventi derivanti dalle risorse naturali.

In effetti il presidente americano è in grado di negoziare alcune o tutte le sanzioni (coinvolgendo l’Europa) in cambio della cessazione dei combattimenti e non è casuale  che ancora una volta, i due leader abbiano discusso di cooperazione economica a l guerra finita.

Oggi la Russia, dopo tre anni di guerra, controlla circa il 95% di Luhansk, il 70% di Donetsk e parti di Zaphorize e Kherson, mentre ha il pieno controllo della Crimea della quale Mosca richiederebbe il riconoscimento ufficiale quale territorio della Federazione.

Esistono molte possibili soluzioni per risolvere ll conflitto, ma è di difficile trovare una modalità diplomatica di accordo per Zelensky che punta sul recupero almeno di parte dei territori occupati. Una soluzione da cui dipende il suo futuro politico, ma, simmetricamente anche quello di Putin  che dovrebbe rinunciare all’autoproclamazione dei territori occupati come parte della sua Federazione.

Non solo, dovrebbe giustificare al suo popolo e al partito della guerra interno anche al Cremlino, tre anni di sangue e rubli per sostenere una vittoria che si credeva sarebbe intervenuta rapidamente, sottovalutando la reazione dell’Occidente ed in particolare dell’Europa e degli Stati Uniti di Biden.

Certamente, anche solo per un cessate il fuoco i due contendenti debbono venir separati da una forza di interposizione, che secondo Putin non può essere costituita da truppe NATO, soluzione  fortemente caldeggiata dai “volenterosi” Europei e dalla  bellicosa, quanto ininfluente presidente UE Von der Leyen.

E’ chiaro che la presenza della NATO rappresenta un ostacolo per Mosca.

Sebbene la guerra in sé sia ​​in gran parte territoriale, il profondo coinvolgimento della NATO, che fornisce armi, intelligence, consiglieri, operatori e definisce la strategia militare, preoccupa la Russia che continua a considerare l’Alleanza una forte forza avversaria.

Anche prima che la guerra comportasse l’invasione delle truppe russe, sia la Russia che la NATO si stavano preparando per lo scontro, probabilmente ben prima  – con Obama e la tenace antirussa Hillary Clinton –  della occupazione della Crimea che passò, apparentemente, senza gravi conseguenze per Mosca .

È anche  probabile che i russi sopravvalutino  le capacità della NATO, ma il punto importante è che hanno mantenuto una posizione ferma e decisa sul fatto che l’Alleanza rappresenta  una minaccia sul loro fianco più sensibile.

Da un punto di vista puramente militare e difensivo, nonostante l’impegno della NATO, non ci sono (ancora) basi dell’Alleanza Atlantica in Ucraina, ma, cosa più i portante, non esiste  nemmeno alcun accordo che ne escluda la presenza in futuro.

Ciò che conta per Mosca  è la sua vicinanza al confine  e ad alcune delle sue città più importanti, nonché alle sue basi strategiche e militari esposte a possibili attacchi da parte dell’Ucraina e della NATO.

I russi non hanno dimenticato che la NATO ha contribuito a pianificare gli attacchi al suo oblast  Kursk da parte dell’esercito ucraino dello scorso agosto, una offensiva che  non si aspettavano, dimostrando la vulnerabilità dei confini della Federazione.

Un accordo reciproco sulla reciproca dislocazione delle rispettive forze missilistiche  dovrebbe avvenire, così come la necessità di istituire una zona cuscinetto fra i due belligeranti.

Un dato importante va rilevato, la telefonata di ieri di fatto blocca, almeno temporaneamente, la fornitura dei missili americani Tomahwak su cui Zelensky conta per colpire l’interno della Russia e, probabilmente le sue più importanti città a Ovest.

Nel frattempo il presidente ucraino è arrivato ieri pomeriggio a Washington per l’incontro programmato con Trump, poco dopo l’atterraggio alla base aerea di Andrews, secondo l’agenzia americana Axios, è rimasto sorpreso nel leggere l’annuncio del colloquio Trump Putin e della prospettiva dell’incontro a Budapest, come sorpresi sono rimasti i leaders europei per ora molto parchi di dichiarazioni.

Che Trump abbia spiazzato ancora una volta gli alleati europei e Kiev , dopo il summit in Alaska, risulta evidente, come risulta evidente il rapporto privilegiato fra Putin e Trump pur fra minacce e ritorsioni – sanzioni missili minacce nucleari ecc – che il Cremlino ufficialmente non ha mai enfatizzato, lasciando questo ruolo ai suoi media.

Un situazione che come nel corso della “Guerra Fredda”, dimostra che il dialogo più o meno sotterraneo e a vari livelli, fra le due potenze nucleari, non si è mai interrotto.

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