Primo piano

Mattarella: “Contro le tensioni le Nazioni Unite restano lo strumento più efficace”. Le posizioni di Meloni e Schlein

“Per l’Italia occorre affermare con chiarezza che le Nazioni Unite sono e rimangono lo strumento più efficace per risolvere le tensioni, le controversie, le difficoltà della comunità internazionale tanto più in quanto aumentano i motivi di disordine mondiale e le sfide da affrontare”. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando i giovani funzionari che hanno superato le selezioni del Programma promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d’intesa con il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite. Ma ecco il testo integrale dell’intervento del Capo dello Stato: Rivolgo un saluto alla dottoressa Spatolisano, ringraziandola per le sue considerazioni e con gli auguri per l’esercizio del suo ruolo così rilevante e di così grande prestigio. Congratulazioni per aver superato le selezioni impegnative per accedere al servizio alle Nazioni Unite e alle altre Agenzie e Organizzazioni multilaterali. Lo farete nel cinquantesimo anno della partecipazione al programma. È particolarmente significativa, quindi, questa leva di giovani che partecipano. Ringrazio la dottoressa Marotta per le sue parole. Ha espresso bene le motivazioni che vi hanno spinto a questa scelta. Vedo anche il bambino dietro di lei. Auguri! Mi ha fatto riflettere, dottoressa. Siete degli anni 90. Io, in quegli anni, ho superato il mezzo secolo. C’è un po’di differenza! È importante la leva degli anni 90, e di quelli che verranno dopo, perché tutti gli organismi hanno bisogno di energie nuove, di passione, di coraggio – come lei ha detto – di capacità, di sensibilità nuove. Anche l’ONU ne ha bisogno. E il programma investe in questo, infatti: nel fornire alle Nazioni Unite energie nuove, piene di entusiasmo, di volontà, di capacità di svolgere le funzioni così importanti che sono connesse alle Nazioni Unite. È stato importante davvero, dottoressa, riservare dei posti a Paesi in via di sviluppo. È una previsione di grande significato, molto importante, per dare l’idea di come ci si renda conto che il mondo è mutato intorno all’ONU. E va quindi rimodulato nel rispetto della condizione che vi è.  Basta guardare – lo faccio ogni tanto con i miei nipoti – la cartina geografica di fine anni 40 e la cartina geografica di oggi. La cartina del mondo indica le modifiche progressive, radicali che vi sono state e che voi ben conoscete. Questo vostro impegno lo svolgerete nei settantacinque anni della nostra Costituzione.

La nostra Costituzione, come sapete, prevede, con l’articolo 11, anche limitazioni di sovranità per partecipare a organizzazioni, a intese, a organismi di carattere internazionale per la pace e la cooperazione internazionale. Questo ha permesso l’ingresso nell’ONU, negli altri organismi dell’Unione europea. Ma quella dell’ONU è stata una svolta particolarmente importante storicamente per il nostro Paese. Non è stato un percorso di avvicinamento del tutto agevole. Soltanto nel 1955 il nostro Paese è riuscito a coronare questo percorso, ed è stata un’occasione straordinariamente importante. Questo perché da allora, da quando vi è la Repubblica, l’Italia ha sempre avuto fiducia e ha praticato il multilateralismo, l’esigenza di trovare una condizione che abbracci, che coinvolga, e quindi consenta le possibilità di collaborazione internazionale. Per voi sarà un’esperienza stimolante, sicuramente di grande interesse. Anche impegnativa. E questo naturalmente richiede, come è stato detto dalla vostra collega, entusiasmo e passione. Sarà comunque di altissima motivazione, nel corso del tempo per voi, questo impegno. Sia la dottoressa Spatolisano che la dottoressa Marotta hanno evocato la difficoltà che la condizione internazionale oggi presenta. La complessità della situazione e le difficoltà che emergono. Nel Medio Oriente vi è un ricorso alla violenza di dimensioni inusitate. Si sono visti episodi di barbarie inimmaginabili. Vi è una ricaduta. E gli effetti di una spirale di violenza ricadono su molti. In maniera ampia. Drammaticamente ampia.  Questo, naturalmente, non è il solo punto di crisi drammatica nella comunità internazionale. Nel cuore d’Europa, l’Ucraina da quasi due anni combatte per la propria libertà. In Africa vi sono arretramenti democratici in diversi punti del continente. È una condizione che provoca conseguenze pesanti per le popolazioni. È una condizione che richiama la responsabilità collettiva della comunità internazionale. E sembra davvero incomprensibile, particolarmente a giovani come voi, che vi siano queste contrapposizioni violente, questa incapacità di dialogare e di incontrarsi di fronte alle grandi sfide che l’umanità ha davanti a sé. Che richiederebbero, invece – come richiedono – con vigore, in maniera assolutamente ineludibile, collaborazione e impegno comune.  Basta pensare alla povertà nel mondo, alle difficoltà, alle carenze di alimentazione in tante parti del mondo. Basta pensare ai mutamenti climatici. Basta pensare ai flussi migratori, fenomeno epocale che riguarda tutti i continenti. Basta pensare ai diritti umani violati in tante parti del mondo. Anche per questo è stato molto importante, di grande significato evocativo e stimolante, il Premio Nobel assegnato a Narges Mohammadi. Questo quadro così complesso – da un lato, grandi sfide che chiamerebbero una solidale attività comune della comunità internazionale, dall’altro, fratture, contrasti e violenze allarmanti nelle loro conseguenze e nelle loro possibili estensioni – alle volte comporta che ci si rivolga alle Nazioni Unite con spirito critico, con un atteggiamento critico. Dimenticando, in realtà, che sottolineare i limiti dell’azione delle Nazioni Unite, anziché i successi, dimentica che la capacità dell’ONU dipende dalla disponibilità dei Paesi membri a seguirne indicazioni e a confrontarsi dialogando. Quindi occorre, secondo l’Italia, affermare con chiarezza che le azioni delle Nazioni Unite sono e rimangono lo strumento più efficace per risolvere le tensioni, le controversie e le difficoltà della comunità internazionale. Tanto più in quanto aumentano i motivi di disordine mondiale e aumenta il livello delle sfide che l’umanità deve affrontare. Per questo, per la nostra Repubblica, l’ONU va rafforzata in tutti i modi possibili. Anche con riforme che ne assicurino una maggiore capacità operativa, una maggiore efficacia operativa. Il programma fa parte di questo, perché immette capitale umano nelle Nazioni Unite e negli altri organismi internazionali. E ciò rafforza questo punto d’incontro dell’umanità che è fondamentale per le prospettive a cui si rivolge la parte che ha a cuore la pace e la collaborazione internazionale. Avrete così la possibilità, tramite l’apporto che il programma reca alle Nazioni Unite, di contribuire ad attuare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, fondamentali obiettivi per le prospettive dell’umanità e del nostro pianeta. Se lo vorrete, e se le circostanze lo consentiranno, farete anche quella scelta professionale definitiva. Altri faranno altre scelte, fra di voi.  Ma certamente porteranno, anche questi, con sé, l’esperienza straordinariamente ricca, aperta come orizzonti, impegnativa come temi da affrontare, che in questo periodo farete e svolgerete. Per questo vi rivolgo, qualunque sia la strada che prenderete, gli auguri più grandi. E, intanto, buon lavoro per questo periodo così importante che per voi comincia. Auguri.”

 

 

Meloni chiede che l’Ue possa avere un accesso umanitario a Gaza

 

L’Unione europea assuma un ruolo di “primo piano” nel garantire l’accesso umanitario nella striscia di Gaza. E’ questa una delle proposte dell’Italia che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rappresenterà nel Consiglio europeo che si è aperto a Bruxelles. “Credo che uno degli strumenti più efficaci per sconfiggere Hamas sia dare concretezza e tempistica alla questione palestinese. Dare maggiore peso all’Autorità nazionale palestinese. Questo è un ruolo che l’Europa può giocare”, ha detto Giorgia Meloni arrivando al consiglio straordinario europeo a Bruxelles. “Continuo a ritenere che dare più peso all’Anp e arrivare ad una soluzione dei due Stati nel medio termine, sia una delle cose più efficaci per aiutare la de-escalation, ovvero per svelare un bluff che Hamas porta avanti, ovvero che ha fatto delle cose per la causa palestinese. Stiamo facendo un lavoro comune per una de-escalation per evitare un conflitto che potrebbe avere proporzioni inimmaginabili. C’è pienezza di intenti e unità di intenti su questo”. Sul tema migranti la premier ha detto: “Sono soddisfatta della lettera di Von der Leyen, che ringrazio”. Dimostra che “l’Ue intende andare avanti concretamente sull’immigrazione. Quello che serve” con Paesi come l’Egitto e la Tunisia “è il rispetto. Non si può pensare di parlare con un’altra nazione con un approccio paternalistico o di superiorità. Se si decide di parlare di partnership strategica bisogna mostrare rispetto e questo con la Tunisia a volte è mancato”. Per quanto riguarda il Medioriente, l’ostacolo è nel linguaggio delle conclusioni del Consiglio: “pausa umanitaria” o “pause”, o magari “finestre”, i termini su cui ci si confronta. Al di là delle parole, però, la volontà di fornire, velocemente, aiuti umanitari a Gaza, e al contempo riportare a casa i cittadini europei, ostaggi e non, nella Striscia, non è in discussione: “Siamo certi – assicura un alto funzionario – che si troverà un’intesa”. Tra i 27, assicurano fonti diplomatiche, esistono “sensibilità diverse” sul tema, dall’impatto “altamente emotivo”, e si va dall’Irlanda, che vorrebbe parlare apertamente di tregua, alla Germania, più cauta.

 

 

Schlein: “I 27 Paesi Ue devono chiedere una pausa umanitaria per Gaza”

 

“Il nostro auspicio, come ho chiarito ieri in aula nel mio intervento” al Parlamento italiano, “è che così come il Parlamento chiede con forza una pausa umanitaria che permetta di far arrivare tutto l’aiuto umanitario necessario alla popolazione di Gaza, anche il leader europei nella loro discussione possano addivenire alla stessa posizione. Quindi noi esprimiamo questo auspicio fortemente. Ne discuteremo anche ora al pre-vertice socialista”. Lo ha affermato oggi a Bruxelles la segretaria del Pd Elly Schlein, parlando con la stampa a margine della riunione dei vertici dei partiti socialisti dell’Ue, in vista del Consiglio europeo di oggi e domani nella capitale belga. “L’ho chiarito anche ieri: non è possibile – ha continuato Schlein – vedere colpiti obiettivi come scuole, ospedali, chiese; bisogna che ci siano delle ‘safe zone’, e che ci sia una vera sicurezza, garantita per tutti i civili, che non possono diventare ulteriori vittime di questo conflitto”.

“Così, mentre lavoriamo per evitare una escalation, un allargamento del conflitto, la priorità è senz’altro quella umanitaria, di garantire tutti gli aiuti, i corridoi umanitari, e naturalmente la sicurezza della popolazione, particolarmente nella situazione drammatica di Gaza dove le vittime sono già troppe”, ha concluso la segretaria del Pd.

aggiornamento l’attacco a Israele ore 15.59

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