di Marino Marini
“Non ho mai pensato, mi rifiuto di considerare attendibili le affermazioni che attribuiscono ai giovani la scarsa partecipazione. Piuttosto i giovani avvertono di più ed esprimono in misura maggiore il disagio per il distacco che si avverte rispetto alla vita delle istituzioni. Distacco che a me sembra prevalentemente dovuto all’attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto, non di propaganda da lontano, ma di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi appunto, i temi generali del Paese, quelli specifici dei territori. Questa mancanza di occasioni che consentono scambio di informazioni, scambio di esigenze, sottolineatura di problemi e di necessità è quello che fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e quindi non incoraggia la partecipazione. E questo crea quella disaffezione che sovente lamentiamo. Quindi la sensazione che vada aumentando la partecipazione dei giovani per l’Italia è una grande notizia”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo a ‘Ne parliamo con il Presidente’ su Rai1.
Mio primo voto a 22 anni, nel 1963 affluenza a 93%
“Ho votato per la prima volta a 22 anni, nel 1963, per eleggere il Parlamento. In quell’occasione, la partecipazione al voto, dei nostri concittadini che si recarono ai seggi per votare, è stata del 93%. Recandomi al seggio, non è che fossi emozionato, ma ero molto compreso. Ero quasi orgoglioso di poter esercitare questo ruolo e di potermi avvalere di questa facoltà. Ero convinto di farlo, anche perché a 22 anni ero già impegnato in un partito politico”.
Natalità: Mattarella, sostenere famiglie con modello inclusivo
“Tornare indietro di 60 anni, più o meno, per me è complicato, ma credo che partirei dalla denatalità. Solleciterei una riflessione sul patrimonio umano, sul capitale umano costituito dalle donne e gli uomini del futuro del nostro Paese. Noi abbiamo un tasso demografico negativo fortemente preoccupante. Insieme alla sollecitazione a riflettervi e occuparsene, farei una sollecitazione altrettanto forte per iniziative di sostegno alle famiglie, che incoraggino le famiglie, disegnando e realizzando un modello inclusivo che consenta l’inversione dell’andamento demografico. Occorre davvero una determinazione molto alta per procedervi, simile a quella che si fece per altro aspetto, non lontano peraltro, negli anni ’70. In quegli anni difficili per condizioni economiche, per l’assalto del terrorismo, per l’assalto della criminalità mafiosa, per una quantità di difficoltà che vi erano, però si ebbe la capacità di affrontare alcuni nodi della società. Tra questi, quelli del diritto di famiglia, con la grande riforma del diritto di famiglia che ha rimosso normative ispirate a criteri che dire retrogradi è qualche volta insufficiente. Alcuni erano davvero di sapore barbarico. È stato una svolta di civiltà, un grande risultato, dovuto all’impegno di tanti uomini e tante donne, anche di schieramenti politici diversi, anche contrapposti con determinazione, che però hanno avvertito in quegli anni un’esigenza comune, quella di un diritto di famiglia che fosse adeguato alla reale condizione della vita umana. Spero che questo possa avvenire anche in questo periodo, anche in questi nostri tempi”, aggiunge il Capo dello Stato.
2 giugno fu prova di maturità democratica, completò percorso unità
“Io credo che il voto da cui è nata la Repubblica, il 2 giugno del ‘46, possa essere definito il completamento di un percorso storico, quello della unità del nostro Paese, quello che attraverso la liberazione che ha portato a questa prova di maturità democratica che è stato il 2 giugno. Sottolineo queste due parole: unità e maturità democratica, che sono ben raffigurate in quel giorno dal voto finalmente comune delle donne e degli uomini d’Italia. Naturalmente quel voto, quella svolta, quella scelta, quella giornata non è stata la risoluzione di tutti i problemi e le difficoltà che l’Italia aveva di fronte, che erano molte, ma è stato l’avvio di un grande percorso di sviluppo civile, sociale, economico, che ha trasformato un Paese devastato dalla guerra, con una ridotta attività industriale, con una diffusa condizione di scarsa istruzione nel territorio, in un Paese tra i più avanzati tra quelli più sviluppati del mondo”.
Per Italia multilateralismo indispensabile, va aggiornato
“Per quanto riguarda il multilateralismo, da alcuni anni si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali. Per l’Italia il multilateralismo è indispensabile. La nostra Costituzione, che è improntata alla pace, come lei sa, contiene anche norme che parlano di limiti alla sovranità per la collaborazione internazionale. Per questo siamo fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo. Per difenderlo e per farlo prevalere occorre aggiornarlo”. “Il mondo in questi decenni è fortemente cambiato, con nuovi protagonisti, anche in primo piano, con Paesi diventati protagonisti economicamente, chi culturalmente, chi socialmente. È stato un errore non farlo. Non si è adeguato a queste nuove condizioni. Per difenderlo con efficacia, meglio, occorre aggiornare questo sistema”, insiste il Capo dello Stato.
Con Cuba mondo fu su orlo crisi nucleare ma allora no uomini soli al comando
“Crisi internazionali ve ne sono sempre state, naturalmente, anche nei decenni lontani. La più grave che ricordo bene è quella dei missili sovietici a Cuba. Il mondo è stato davvero sull’orlo della guerra nucleare. Per 48 ore parve che fosse inevitabile. Però a quel tempo, anche nella dura contrapposizione che vi era tra Stati Uniti con l’Alleanza Atlantica da un lato e Russia Sovietica con il Patto di Varsavia dall’altro, ci si parlava e si cercava in ogni modo di evitare la guerra. Vi si riuscì con difficoltà anche in quella occasione. Mi sono chiesto che cosa possa averlo consentito. L’impressione che ho è che allora, pur nella profonda diversità dei regimi, c’era da una parte e dall’altra una certa collegialità. Non c’erano uomini soli al comando”.
Demolire Corti internazionali danno di civiltà, tentativo non riuscirà
“Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra Mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell’intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte”.
AI, inaccettabile sia in pochissime mani, di chi rifiuta regole e controlli
“È proprio di questi giorni la prima enciclica di Papa Leone XIV su questo tema e su questi allarmi. L’intelligenza artificiale è la più grande evoluzione ai nostri tempi. L’avanzamento straordinario, anche affascinante, della tecnologia più avanzata, più sviluppata comporta, come sempre quando la scienza consegna all’umanità degli strumenti nuovi, un bivio sul suo utilizzo: l’utilizzo a fini di miglioramento della vita delle persone o l’utilizzo perverso di alcuni dei nuovi strumenti. Siamo di fronte a questo bivio, non nascondendoci dei grandi, immani vantaggi che l’intelligenza artificiale comporta e rappresenta. Pensiamo alla ricerca, al mondo della sanità, della salute. È una condizione che richiede indispensabilmente delle regole. Ma c’è una complicazione che allarma. Gli strumenti e questo versante, questo settore, sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: ‘Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà’. Questo non potremmo consentirlo. E siccome, come lei ha ricordato, queste condizioni condizionano la nostra vita e quindi incidono sulla nostra libertà, che sono valori che sono tutelati dai pubblici poteri, dagli Stati, non possiamo consentire questa privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l’umanità, divenga invece un elemento di condizionamento e di infelicità”, aggiunge il Capo dello Stato.
