Politica

Mattarella promulga, senza rilievi, la legge sull’Autonomia differenziata

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato, senza rilievi, la legge sull’autonomia differenziata, dopo 6 giorni dalla sua approvazione definitiva da parte del Parlamento, smentendo le ipotesi di un esame non velocissimo da parte del Colle. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con un video pubblicato sui suoi canali social, ha difeso il disegno di legge a firma di Calderoli, criticando i partiti all’opposizione, dicendo che l’autonomia differenziata “non è un’invenzione del centrodestra” ma “era in già in Costituzione grazie alla sinistra”. La premier si riferisce alla riforma del Titolo V, varata nel 2001 e “approvata a colpi di maggioranza sotto il governo di Giuliano Amato, governo della sinistra”.

Il presidente del Veneto Luca Zaia esulta: “Se il 19 giugno è la data che è entrata nella storia per l’approvazione parlamentare dell’Autonomia, il 26 giugno sarà una data ricordata per essere il giorno in cui il Presidente Sergio Mattarella ha promulgato la legge. Non nascondo il grande entusiasmo con cui ho appreso la notizia. Con la firma del Capo dello Stato, che ringrazio per l’attenzione dedicata, è sancita la linearità con il dettato costituzionale della riforma. Siamo orgogliosi di aver lavorato a questo obbiettivo e raggiunto questa tappa, una pietra miliare nella storia della Repubblica Italiana”. La legge Calderoli permette al ministro per gli Affari Regionali di avviare una trattativa per la devoluzione fin da subito per le 184 funzioni che non richiedono la definizione dei Lep (tra queste c’è anche il tema delle professioni). Per i Livelli essenziali di prestazione invece bisognerà attendere i decreti legislativi, per i quali il governo ha 24 mesi di tempi. Solo una volta che verranno definiti il ministro per gli Affari regionali potrà aprire la trattativa per devolvere le restanti 320funzioni.
La firma di Mattarella sulla legge permette però anche agli oppositori di attivarsi per il referendum per abrogarla. In questo caso le opzioni sono due: c’è la viapopolare, con la raccolta di 500mila firme, e quella “regionale” con una richiesta firmata da cinque presidenti di Regione. In questo ultimo caso lo sguardo resta puntato sui movimenti delle cinque Regioni governate dal centrosinistra: Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Campania e Puglia. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, hagià dichiarato di essere pronto a intraprendere questa iniziativa ma a preoccupare maggiormente è lo status del presidente dell’Emilia Romagna: Stefano Bonaccini è stato infatti eletto al Parlamento europeo è avendo scelto di andare a Strasburgo dovrà firmare le sue dimissioni, attese per l’11 o il 12 luglio. Una volta abbandonato l’incarico però il Consiglio Regionale dovrà limitarsi agli affari correnti e non potrà firmare l’iniziativa referendaria. La rapida firma del Presidente della Repubblica potrebbe però aiutare Bonaccini a firmare l’iniziativa prima delle dimissioni Mattarella.

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