Sono in corso perquisizioni, disposte dalla direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo, in un complesso residenziale di Mazara del Vallo (TP). L’attività investigativa, svolta dalla polizia e dai carabinieri, rientra nelle indagini sulla rete dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. Il provvedimento nasce dagli accertamenti dello Sco che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti del capomafia in un’area di Mazara nei mesi precedenti all’arresto. Tutto è partito da un mazzo di chiavi, recuperato dagli investigatori il giorno del fermo del super-criminale. Gli analisti della Dda sono partiti da lì ed hanno analizzato per mesi i contenuti di centinaia di videocamere piazzate in vari punti del Trapanese, ma anche i tabulati del suo cellulare hanno dato agli investigatori un ampio raggio nel quale cercare elementi. In queste ore sono scattate le perquisizioni in una precisa area di Mazara, dove carabinieri del Ros e polizia stanno setacciando. Il provvedimento nasce dagli accertamenti dello Sco che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti del capomafia in un’area di Mazara nei mesi precedenti all’arresto. La Dda di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio De Lucia, ha disposto la perquisizione e il controllo di tutti i garage del complesso residenziale e una ispezione dei luoghi per verificare se alcune chiavi trovate al latitante e ai suoi fiancheggiatori aprano appartamenti e locali della struttura. Dopo l’arresto del capomafia e dopo aver individuato l’Alfa con cui il boss ricercato si spostava, gli investigatori, con un lavoro certosino, hanno ripassato al setaccio le riprese e analizzato le celle agganciate dal suo cellulare scoprendo che in una occasione il capomafia e la sua amante, Lorena Lanceri, attualmente detenuta e condannata a 13 anni per mafia, si erano dati appuntamento in un luogo vicino Mazara. Nelle immagini si vedono le loro auto attraversare la visuale di una videocamera e comparire sotto un altro occhio elettronico un’ora dopo. Un elemento che ha spinto gli investigatori a pensare che i due si fossero dati appuntamento in un luogo tra le due telecamere. Da questo sono così scattati gli accertamenti. Dalla cattura del boss gli inquirenti hanno sempre avuto il sospetto che Messina Denaro avesse uno o più covi segreti, ancora mai rintracciati, in cui nascondeva documenti e computer. L’obiettivo dell’attività di oggi è proprio quello di individuarli.
Va detto, infine, che i filmati delle telecamere, potrebbero portare alla luce anche la rete di fiancheggiatori che per anni hanno garantito la sicurezza al boss.
