di Giuseppe Onorati
Il Calcio ha una potente funzione evocativa e simbolica, caratteristica che lo rende un mezzo di racconto fatto di estetica e suggestione letteraria ed i suoi protagonisti sono eroi che accompagnano la nostra memoria storica, affrescandola, nel nostro immaginario, come un’epopea che scandisce il tempo storico.
Sandro Mazzola è uno di quei protagonisti, rappresentante di un’epoca d’oro del Calcio italiano, in un momento di ripresa della società del Secondo dopoguerra; un momento in cui il Calcio accompagna il rialzarsi dell’Italia, raggiungendo i tetti d’Europa e del Mondo.
L’epicentro di quella bell’époque calcistica, è la Milano degli anni Sessanta, città che rappresenta l’industria e la modernizzazione del Paese, dove, Milan ed Inter fanno vivere al Calcio italiano una stagione epica. Le due facce del calcio milanese ed italiano, rappresentate da due fuoriclasse, due personalità autorevoli in campo e fuori: Gianni Rivera e Sandro Mazzola; due facce di un dualismo trasceso dal grande momento che l’Italia calcistica vive, due amici, cofondatori con altri dell’Associazione Italiana Calciatori.
Sandro Mazzola, classe 1942, figlio di Valentino, icona del leggendario Torino, coinvolto nella tragedia di Superga. Benito Lorenzi lo scopre e lo porta alle giovanili dell’Inter, dove viene allenato da Giuseppe Meazza ed esordisce in prima squadra il 10 Giugno 1961 in campionato, siglando il goal della bandiera neroazzurra, nella sonora sconfitta con la Juventus per nove ad uno.
La carriera di Mazzola da giocatore prima e poi da dirigente, salvo due brevi parentesi al Genoa ed al Torino, sono indissolubilmente legate all’Inter. Con il club milanese dal 1961, fino al ritiro nel 1977, segna un pezzo di storia indelebile, soprattutto come importante protagonista del meraviglioso ciclo dell’Inter di Angelo Moratti, condotta da Helenio Herrera.
Vince quattro volte lo scudetto, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La prima Coppa dei Campioni è vinta nella stagione 1963-64 nella finale al Prater di Vienna contro lo stellare Real Madrid di Di Stefano, Puskas e Gento, con l’Inter che s’impone per tre reti ad una; Mazzola segna una doppietta in una serata suggellata da un riconoscimento che gli fa il grande Puskas alla fine della partita, affermando che sia degno di suo padre. La seconda coppa è vinta nella stagione seguente contro il Benfica della Pantera nera Eusebio, nella finale a San Siro, in cui l’Inter s’impone per uno a zero, anno nel quale Mazzola sarà anche capocannoniere del campionato italiano. Nel 1966-67 segnerà su rigore il goal del vantaggio sul Celtic Glasgow nella finale di Coppa dei Campioni a Lisbona, dove però l’Inter verrà poi rimontata e superata dagli scozzesi per due a uno, perdendo la coppa. L’ultimo scudetto Mazzola lo vince nella stagione 1970-71, anno in cui si posizionerà al secondo posto nella classifica per il Pallone d’oro, alle spalle di Johan Crujiff. Si ritira nel 1977 a trentacinque anni, con 585 partite e 158 goals.
Inizia nel ruolo di centrocampista avanzato, per poi essere impiegato come attaccante da Helenio Herrera. Tecnica raffinata, grande capacità di dribbling negli spazi stretti, grande corsa ed ottima forza atletica, doti che lo rendono estremamente efficace nel sistema di gioco di Herrera, basato su contropiedi fulminei, sviluppati con notevole precisione tecnica. In tale contesto tattico, Mazzola, giocando come attaccante di manovra e sfruttando la sua ottima intelligenza tattica e le sue doti tecniche ed atletiche, porta ad efficaci e spesso belle finalizzazioni. I suoi goals o gli assist, sono sempre preceduti da eccezionali azioni in dribbling e memorabile in merito è il goal realizzato nella semifinale di Coppa dei Campioni a Budapest contro il Vasas, quando, dopo aver superato il portiere ungherese, non tira ma dribbla ancora un giocatore e poi realizza, quasi a voler restare sospeso nel capolavoro, ritardandone la conclusione.
Anche con la Nazionale è protagonista, vincendo il Campionato Europeo organizzato in Italia nel 1968, in finale con la Jugoslavia; giocando al Mondiale inglese del 1966, arrivando secondo al Mondiale messicano del 1970 e giocando quello in Germania Ovest nel 1974. Nel Mondiale messicano all’interno della sua visone tattica il Commissario Tecnico italiano Valcareggi, ritiene che debba alternarsi con Rivera in una sorta di staffetta programmata, con cui, citando Gianni Brera, l’apollinea eleganza di Rivera, si alterna al vitalismo dionisiaco di Mazzola, salvo negli ultimi scampoli della finale persa quattro ad uno con il Brasile, nella quale Mazzola, quando entra Rivera non esce, con il risultato tuttavia ormai compromesso.
Nel 1977 a trentacinque anni smette di giocare, lasciando alla storia le sue prodezze, per intraprendere la carriera come dirigente all’Inter, aprire una breve parentesi genoana, ritornare all’Inter e chiudere con il Torino.
Signorile, semplice e brillante nella comunicazione, è stato anche un valido commentatore televisivo.
Sandro Mazzola è uno di quegli eroi che fanno diventare il Calcio epico.
Un caro saluto al signore dal dribbling stretto.
