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Medio Oriente, anche la Siria obiettivo di Israele

 

L’aviazione israeliana è pronta a un attacco «significativo» in Iran che potrebbe scattare nelle prossime ore. Teheran minimizza il pericolo, ma nella capitale iraniana regna lo stato di allerta.

 

Il ministro degli esteri iraniano a Damasco

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo la sua visita a sorpresa in Libano, è arrivato nei giorni scorsi a Damasco per discutere con il presidente Bashar Assaddella situazione in Medio oriente.

 

Le  parti hanno confermato  l’alleanza che le unisce da oltre quarant’anni. «Tutti i paesi che sostengono il movimento di resistenza contro il regime sionista dovrebbero coordinare gli sforzi per porre fine alle aggressioni (di Israele)»,ha auspicato Araghchi, ,

 

Allo stesso tempo, ha parlato di un «impegno iraniano» a favore di una tregua in Libano e Gaza, forse per assicurare Assad che non verrebbe essere coinvolto nel conflitto nel caso se si estendesse. .

 

La situazione in Siria

 

Dopo un decennio di guerra civile  con centinaia di migliaia di morti, l’economia siriana  è a pezzi e l’instabilità regna nelle aree orientali dove agiscono ancora bande armate dell’Isis.

 

Assad  pur avendo recuperato grazie all’aiuto militare russo, ha il controllo di una buona parte del territorio nazionale, ma non ha autorità sul nord-est sotto l’autoproclamata autonomia curda (garantita dagli Usa) e sulla provincia nordoccidentale di Idlib nelle mani di Ha’yat Tahrir as Sham (qaedisti) e di altre formazioni islamiste  protette dalla Turchia.

 

Damasco regge grazie a Mosca, al sostegno dell’Iran e all’aiuto all’esercito regolare assicurato dalle milizie sciite di vari paesi arrivate negli anni passati in Siria, tra cui Hezbollah.

La posizione di Damasco si complica

Unquadro che però espone la Siria a frequenti bombardamenti israeliani che prenderebbero  di mira, per ora, i rifornimenti di armi da Teheran a Hezbollah e le postazioni della Guardia rivoluzionaria iraniana.

Ma la  posizione di Damasco si complica a dar credito ai progetti di Netanyahu per il suo «Nuovo Ordine»in Medio oriente con un Iran finalmente domato e sconfitto e Israele egemone e alleato delle petromonarchie arabe.

Negli ultimi giorni, i bombardamenti israeliani hanno impedito l’arrivo dall’Iran di aerei da trasporto e colpendo  nei pressi del valico di Masnaa privando i libanesi in fuga  di un passaggio importante verso la Siria distruggendo anche  un tunnel sotterraneo tra i due paesi.

In Isrele qualcuno chiede di cacciare l’Iran dalla Siria.

Già a Tel Aviv c’è  chi chiede di «cacciare fuori l’Iran dalla Siria», poiché l’importanza strategica di questo paese per l’Iran aumenterà con il «declino di Hezbollah».

Secondo il giornale Maariv «la posizione strategica della Siria, la debolezza di Assad e l’alleanza dell’Iran con la Russia» offrono a Teheran l’opportunità di «rimodellare la Siria». E ambienti militari intravedono un’opportunità, ora che la Russia è impegnata in Ucraina, per eliminare definitivamenet tutte le forze e le milizie iraniane dal suolo siriano.

Gli israeliani già puntano le loro armi verso la base «Imam Ali»,vicino al confine con l’Iraq nella provincia di Deir Ezzor che sarebbe  posizionata lungo la rotta usata dall’Iran per trasferire armi e uomini tra Iraq e Siria.

Le minacce israeliane sono state prese molto seriamente dalle milizie siriane che si aspettano un aumento degli attacchi aerei.

Ad Al Bukamal e Al Mayadeen,secondo l’agenzia Al Khabour, cresce la mobilitazione e già sono giunti in zona esponenti religiosi e militari per sollecitare i miliziani a sostenere Hezbollah e il Libano e preparandosi a difendere la Siria.

L’attacco «significativo»di Israele contro l’Iran potrebbe includere anche raid simultanei in Siria, così come in Iraq e in Yemen.

La posizione del Cremlino

L’incognita rimane quella della posizione che Mosca assumerà nel caso la sopravvivenza di Assad venga minacciata o quanto meno indebolita da questi attacchi.

Sino ad oggi il Cremlino ha tenuto una posizione apparentemente “equidistante”fra Iran e Israele, equidistanza che potrebbe venire rimessa i discussione a seguito dell’entità della prevista risposta di Tel Aviv dopo l’attacco missilistico di Teheran sul suo territorio.

Dopo il quale, è noto, Netanyahu avrebbe contattato Putin, ma la Siria è un’altra partita e sarebbe pericoloso mettere con le spalle al muro Assad che garantisce la presenza alla Russia la  base aerea di Hmeimim a Tartus,che strategicamente si affaccia proprio sul Mediterraneo.

Senza contare che Teheran è più o meno direttamente alleato di Mosca cui fornisce supporto tecnologico e militare con il rischio che Mosca anziché esercitare il  “debole” ruolo di mediatore cominci a giocare quello di alleato, nonostante l’impegno in Ucraina.

Balthazar

aggiornamento la crisi mediorientale ore 13.24

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