di Viola Scipioni
Il secondo mandato di Donald Trump negli Stati Uniti genera molta preoccupazione nel mondo occidentale, soprattutto in Europa, e al momento il Vecchio Continente sembra proprio non essere in grado di poter reggere un tale cambiamento alla Casa Bianca.
Il governo francese è recentemente sceso in una crisi molto profonda: la maggioranza in Parlamento non c’è più, così come la credibilità del Primo Ministro che è andata via via scemando; l’economia è sul lastrico e Macron non è forse più in grado di portare avanti il Paese contro le grandi destre che incombono sul controllo di tutta la Francia. In Germania la situazione non è poi tanto diversa: alcune settimane fa il governo di Olaf Scholz è caduto proprio per mano sua qualche mese prima della scadenza naturale della legislatura a causa di alcune divergenze scatenatasi tra lui e l’ex Ministro delle Finanze. In Spagna nessuna minaccia di crollo di governo, ma l’esecutivo guidato dal socialista Sanchez si trova ormai da qualche settimana a combattere delle battaglie politiche con le opposizioni che minacciano una lieve “guerra civile” partitica. Nei piani alti dell’Europa, la Commissione appena eletta ha incassato il numero più basso di consensi della storia dell’Unione, rappresentando la grande crisi che vive tutto il Continente.
Con il Regno Unito ormai fuori gioco da quasi un decennio, è evidente dove andranno a posarsi le speranze non solo di Trump e della sua squadra innovativa composta, tra i tanti, da Elon Musk; ma soprattutto le speranze dei vertici dell’Europa. Giorgia Meloni mantiene nel Vecchio Continente l’unico governo solido, stabile e con prospettive di durare a lungo. Mancano ancora tre anni alla fine della legislatura e in attesa che in Germania le cose tornino come prima, è quasi evidente come al momento non esista una leadership più forte di quella di Meloni. Al di là delle lotte sindacali e degli scontri sui diritti civili, il nostro è l’unico paese del G7 dove vige una pace sociale diffusa, un rapporto tra i partiti non traumatico, un bipolarismo di un certo livello e un populismo usato solo da facciata per ottenere consensi elettorali. La palla adesso arriva tra le mani della premier che farebbe un grande peccato nel non sfruttare una tale occasione: non solo ai giornali esteri piace rumoreggiare su un’eventuale relazione tra lei ed Elon Musk ma la vedono come la prima ascoltatrice della futura presidenza Trump negli Stati Uniti. Si tratta quindi di ben altro di un pilastro di coerenza ed affidabilità in Europa: stiamo parlando di un’eventuale futura spalla destra del nuovo Presidente d’oltreoceano.
Dal canto proprio, Meloni fa finta di non sentire. Si fa vedere a tutti gli incontri ufficiali, durante l’inaugurazione della riapertura di Notre Dame a Parigi conversa ed intrattiene del tempo insieme a tutti, aspettando cautamente il nuovo anno per capire come cominciare ad interfacciarsi con la Casa Bianca. La domanda che però sorge spontanea è una: è questa un’occasione per Meloni e per l’Italia o soltanto l’ennesimo tentativo di presa in giro nei confronti del nostro Paese? E soprattutto, sarà in grado la Presidente del Consiglio di restare coerente ai propri principi europei?
