Politica

Meloni: lo scontro con le toghe non c’è ma “una piccola parte della magistratura fa politica”

di Fabiana D’Eramo

“Non credo ci sia uno scontro tra politica e magistratura”, alza le spalle Giorgia Meloni. Non teme che i giudici le mettano i bastoni tra le ruote, non vede pericoli all’orizzonte. Nonostante la recente denuncia del suo ministro della Difesa, il presidente del Consiglio non si sente osservata dai magistrati col mirino telescopico di un fucile da caccia.

Eppure la tensione c’è. C’è sempre stata, e non accenna a distendersi, nemmeno quando Meloni insiste che “per chi viene da destra chi serve lo Stato è sempre un punto di riferimento, fra l’altro noi abbiamo sempre lavorato per rafforzare il potere dei magistrati, per esempio nella lotta alla mafia”. Quindi che ci sia quest’idea che i poteri dello Stato siano in lotta le pare un errore, un gigantesco malinteso.

Tuttavia non nega di temere che “una piccola parte della magistratura” ritenga che “alcuni provvedimenti di alcuni governi che non sono in linea con una certa visione del mondo debbano essere contrastati, come è accaduto ad esempio con l’immigrazione”. Su questo è in linea con quanto detto dal ministro Guido Crosetto, il quale, dopo aver scacciato con la mano, come si fa con le mosche, l’accusa che la riforma costituzionale avanzata dal governo potrebbe portare a una deriva autoritaria, ha appunto dichiarato che il vero pericolo è un altro. È “chi si sente fazione antagonista e ha sempre affossato i governi di centrodestra: l’opposizione giudiziaria”.

Da qui le polemiche. Immediata la replica del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, che rabbrividisce al solo sentir nominare un’opposizione politico-partitica mossa dai giudici. E ora arriva anche la nota del Consiglio nazionale di Magistratura democratica in cui, oltre a respingere con fermezza le accuse di coltivare scopi cospirativi, lamenta di essere finita lei nel mirino di “parte di esponenti di primo piano del governo e dei media”.

Difatti, oltre alle accuse di Crosetto, i commenti di Meloni velati di fastidio, nonostante le rassicurazioni, l’insistenza di Matteo Salvini su una riforma della giustizia, la speranza di Ignazio La Russa che la magistratura si raddrizzi e torni “consapevole del suo ruolo”, anche la giornalista Anna Chirico su Il Tempo si lamenta dell’“l’arroganza eversiva delle minoranze politicizzate” nella corporazione togata. Così come Felice Manti su Il Giornale alza gli occhi al cielo mentre scrive che l’Anm “frigna”, e non ha cominciato adesso a dar fastidio, ma “sono trent’anni che una parte minoritaria della magistratura tenta di condizionare la vita politica”.

In questo clima di tensione Meloni ripete il suo mantra: tutto va bene, il governo è unito, non abbiamo paura. È giusto, è il ruolo del leader, quello di ostentare calma e sicurezza, che l’impalcatura tremoli o stia in piedi. Ma bastano pochi commenti, come anche quello fatto in un punto stampa a margine della Cop28 negli Emirati – le accuse della magistratura sulla riforma costituzionale le ha trovate “fuori misura”, troppo pesanti per un organo che pare insinuarsi in questioni su cui dovrebbe limitarsi a seguire le regole dettate dalla legislazione – per mettere in luce che non è vero che lo scontro non c’è. C’è sempre stato.

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