C’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal Governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. Insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità. Il Governo italiano ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è la Von der Leyen che deve dare risposte. La reciprocità, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli, per Coldiretti rimane un punto essenziale che abbiamo più volte ribadito: chi vuole esportare in Europa deve rispettare gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti alle nostre imprese agricole. Ora la Presidente Von der Leyen e la sua ristrettissima cerchia di tecnocrati, di cui continuiamo a non fidarci, deve tradurre in regolamenti gli impegni richiesti dall’Italia su un principio di reciprocità valido per tutti gli scambi commerciali e non solo per quelli del Mercosur. Dimostri una volta di capire le esigenze dell’economia reale, tutelando gli interessi veri dei contadini che continuano a voler produrre all’interno del continente europeo e non come altri settori produttivi che hanno preferito delocalizzare. Questo accordo, così com’è – ribadisce Coldiretti – finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei. Coldiretti sottolinea che adesso la palla è totalmente nel campo della Commissione da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei. Prosegue la nostra mobilitazione permanente e se non ci saranno risposte saremo a Strasburgo il prossimo 20 gennaio per gridare ancora una volta il nostro “no” a un accordo che, così com’è, è voluto fortemente dalla Von der Leyen. Analoga la posizione di Confagricoltura che conferma le forti perplessità per l’impatto sul comparto agricolo dell’accordo UE-Mercosur, dopo il primo SI’ a maggioranza arrivato oggi dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri (Coreper). Rimangono, infatti, alcune criticità che non possono essere ignorate. La perplessità principale riguarda il principio di reciprocità, fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente. L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Questa genera di fatto una forte disparità di condizioni di concorrenza e competitività. Aprire il mercato unico a prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che fa della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi. Alla luce di quanto emerso a Bruxelles, Confagricoltura annuncia che continuerà a monitorare con estrema attenzione i prossimi passaggi dell’iter di ratifica. La Confederazione si riserva di valutare ogni possibile iniziativa volta a tutelare le imprese agricole e a difendere la tenuta economica delle nostre filiere. Critica la posizione anche di Cia agricoltori. La qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta. Per questo, sebbene soddisfatti per la soglia di salvaguardia scesa al 5% come da noi richiesto, continuiamo a legare il nostro sì all’accordo Ue-Mercosur solo a parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, davvero all’altezza di standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori e allevatori sostengono con responsabilità e sacrifici e che sono dovuti a tutti i cittadini europei. Questo il commento del presidente nazionale di Cia-Agricoltori, Cristiano Fini, all’ufficialità dell’intensa, raggiunta dal Coreper II, sul trattato di libero scambio tra Ue e blocco commerciale sudamericano (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). “Attenzione, -continua Fini- tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro importante fatto dalle nostre istituzioni”. A Cia non bastano le intenzioni e l’Italia deve continuare a presidiare l’accordo, come fatto in questi ultimi mesi, e isolandolo da qualsivoglia questione geopolitica internazionale che possa minare l’Europa. La sfida è complessa, ma -per Cia- è essenziale ottenere un regolamento stringente e dettagliato che, tanto per cominciare, a fronte di quel 5%, soglia di variazione prezzo-volume per far scattare le indagini, preveda l’attivazione automatica della clausola. Inoltre, servono controlli sulle importazioni di gran lunga oltre il 50% dei prodotti e occorre che sia ferreo l’allineamento agli standard di produzione e fitosanitari, portando allo “zero tecnico” i livelli massimi di residui contenenti in prodotti come la frutta. “Sull’import di carne e riso -precisa Fini- non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Non è accettabile che nei nostri mercati entrino prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa e in quantità che danneggiano il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende”. Il Mercosur -sostiene da sempre Cia- è un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export, come vini e formaggi, ancora di più pensando alle Dop e Igp italiane. In ballo per l’Europa un valore potenziale pari a quasi 5 miliardi e una crescita per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo. “Su questo fronte possiamo alzare, ulteriormente, l’asticella -conclude Fini- in termini di protezione e promozione. Strategico intervenire adesso, definitivamente, sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, fare campagne sulla nostra cultura del cibo buono e sano, come sul lavoro insostituibile dei nostri agricoltori, dimostrare che gli accordi commerciali valgono quando creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo a disposizione per aggiustare il tiro è quello del negoziato con il Parlamento Ue e i 27 governi, che adesso dovrà affrontare la nuova proposta. Cia e la sua mobilitazione è concentrata su queste carte”.
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