Politica

Mia Bintou Diop vicepresidente: la Toscana lancia un segnale che molti faranno finta di non capire

 

di Riccardo Bizzarri (*)

 

In Italia accade spesso così: più la novità è grande, più scatta la tentazione di ridurla a barzelletta. È successo con ministri, presidenti di regione, portavoce, tecnici, outsiders. E ora succede con Mia Bintou Diop (nella foto), 23 anni nuova vicepresidente della Toscana. Una nomina che in un Paese normale sarebbe analizzata per ciò che è: un fatto politico. In Italia, invece, è diventata prima un meme, poi un bersaglio, infine un torneo di ironie da bar.

Eppure, al di là del rumore, al di là dell’appartenenza politica, questa scelta racconta qualcosa che merita di essere guardato con meno pregiudizi e più lucidità. In Italia ci si scandalizza per le novità ma si tollerano gli improbabili C’è una contraddizione gigantesca nel nostro dibattito pubblico: siamo il Paese che ha visto di tutto, addirittura Giuseppe Conte Primo Ministro, trasformisti, eroi per caso, tecnici catapultati dal nulla, personaggi televisivi diventati decisori e ci sorprende una ventitreenne attiva nella politica?

L’Italia politica è, da sempre, la terra degli improbabili. Abbiamo avuto leader improvvisati, sottosegretari sgangherati, assessori messi lì perché “tanto uno vale l’altro” o perché erano amici. Ma quando arriva un profilo nuovo, giovane, con una storia normale e non pittoresca, apriti cielo: “Non è pronta”, “È troppo giovane”, “È una scelta simbolica”.

La verità è più semplice e più dura: siamo un Paese che predica innovazione ma ha paura dei giovani quando smettono di fare gli stagisti. Chi vince governa e non solo quando ci piace il vincitore questo è il mio motto ultra laico. E questo principio dovrebbe valere sempre on vale solo quando governano quelli “giusti” per noi.

La maggioranza toscana ha scelto Mia Diop perché rappresenta quello che gli elettori hanno voluto, per i vincitori la Diop rappresenta: nuove energia e nuova identità. È una scelta politica, non un incidente. E giudicarla per il curriculum è legittimo; ridurla a parodia, no.

In democrazia la regola è ferrea: il mandato popolare autorizza a scegliere la squadra.
Chi critica ha diritto di farlo, chi ironizza può continuare a farlo,  ma entrambi dovrebbero almeno aspettare che la persona nominata cominci a lavorare.

C’è poi un problema culturale che questa vicenda mette a nudo: noi italiani siamo imbattibili nell’arte di demolire al primo minuto. Abbattiamo simboli prima di capire cosa rappresentano, critichiamo i volti prima ancora di ascoltare le parole. Mia Diop, che potrebbe essere mia figlia incarna una generazione che non chiede sconti, ma chiede spazio. E la prima reazione non è stata “vediamo cosa saprà fare”, ma “vediamo che battuta possiamo farci sopra”.

È un Paese curioso il nostro: tollera l’incompetenza, ma fatica a sopportare la novità.
Accetta l’usurato, diffida del fresco. È indulgente con i navigati, spietato con chi è nuovo.

La responsabilità è una cosa seria. E Mia Diop dovrà dimostrarla nei fatti: nelle deleghe che avrà, nelle scelte che prenderà, nelle risposte che darà ai bisogni dei toscani.

Nessuno chiede indulgenza. Si chiede semplicemente normalità democratica: giudicare dopo, non prima.

Perché, e questo andrebbe ricordato, la politica non è un talent show. E la credibilità non si valuta a 23 anni più di quanto si valuti a 63: si valuta sui risultati, sulla tenuta, sulle idee.

E il rumore non ha mai fermato chi ha qualcosa da dimostrare. Probabilmente non sarebbe stata la MIIA scelta ma comunque buon lavoro MIA.

(*) Giornalista

Related posts

Giù la fiducia nel Governo e nel Premier Draghi. Sale ancora FdI e in flessione Lega e Pd

Redazione Ore 12

Giornalista aggredito a Torino, identificati due militanti di Casa Pound

Redazione Ore 12

Recovery, Palazzo Chigi: “Costruiremo l’ Italia di domani”

Redazione Ore 12