Politica

Migranti, ecco perché Draghi ha messo con le spalle al muro l’Europa

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 25-03-2021 Roma, Italia Politica Consiglio europeo del 25-26 marzoIl Presidente del Consiglio, Mario Draghi, giovedì 25 e venerdì 26 marzo partecipa alla Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo e all’Eurosummit. In corso la prima sessione di lavoro.DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

(Red) Finalmente, è il caso di dire, un Premier italiano è riuscito politicamente ad alzare la voce in Europa sulla questione migranti. Un problema astutamente ignorato da quasi tutti i partner e che ha messo in gravi difficoltà il sistema dell’accoglienza e che nella sua totalità è praticamente solo messo in campo dal nostro Paese. “Paesi come la Libia e la Tunisia, dove la situazione politica è seria, sono sempre di più paesi transito. Si è iniziata una collaborazione in una parte del mondo che ci aveva visti sempre su sponde diverse, se non contrastanti. E’ una parte importante della nostra collaborazione. L’intenzione è di lavorare insieme in quella parte del mondo”. La posizione di Draghi ha avuto la sponda del Presidente francese Macron dopo un lungo incontro bilaterale Italia-Francia.
Draghi, in conferenza stampa dopo il Consiglio europeo, ha spiegato di aver detto agli altri Capi di governo che “mettere a dormire un problema non lo fa sparire” e di aver illustrato “i numeri delle ultime settimane”. Il premier ha poi incalzato i partner facendo sapere che “da parte di Francia e Germania e altri c’è stata coscienza del problema. Quanto questo porti a soluzioni comuni condivise è tutto da costruire. Ma i primi passi sembrano dimostrare una certa consapevolezza che occorra una risposta solidale non indifferente”. Il tema, come ha chiesto l’Italia, “sarà nell’agenda specifica del prossimo consiglio”. “Ho avuto il sostegno da paesi che finora sono stati piuttosto indifferenti”, aggiunge Draghi. “Non voglio spingermi ora nel promettere successi, ma speriamo che questa buona volontà si traduca in fatti concreti”. Ora bisognerà vedere se il nostro Premier riuscirà a far passare l’Ue dalle parole ai fatti. Quello che è però certo è che sul piano delle responsabilità Germania e Francia sono ormai in campo da Draghi, ed il loro peso specifico, insieme a quello italiano, potrebbe fare la differenza.

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